Venerdì 6 Dicembre 2019 - Anno XVII
Varenna vista dal lago

Varenna vista dal lago

Varenna su quel ramo del Lago di Como di manzoniana memoria

Si può viaggiare e fare turismo senza affrontare lunghi viaggi. Piccola trasferta sul lago di Como. Gita a Varenna e dintorni ai piedi del Resegone.

Varenna lago-como-castello-di-vezioCome da me, ripetutamente, e da tanto tempo, affermato: chi l’ha detto che per Turismo si devono intendere (soltanto) impegnative trasferte e lunghi viaggi? E, no, anzi: da sempre obbietto che “si viaggia” anche compiendo il giro dell’isolato della propria casa. Ma forse esagero. Epperò non mi si neghi di “aver fatto turismo” andando in gita a Varenna e dintorni (lac de Comm, lago di Como). Tre situazione costituenti le componenti basilari del “fare turismo” sono: a) muoversi (ancorché nell’èspace di poche ore); b) vedere (o rivedere, ma poco importa: dopo qualche lustro un posto che hai già visto diventa sempre nuovo);  c) facendo andare la testa, sinonimo di pensare. Oltretutto, la citata esperienza turistica non è spuntata dal web (ormai per andare a trovare la vecchia zia viaggiando mezz’ora in bus, o su un trenino un tempo detto Littorina, consulti almeno 10 siti alla ricerca della tariffa più sfigata) e tanto meno da un dotto articolo del Corriere della Sera ormai lanciatissimo nel far viaggiare la gente.

Corsi e ricorsi storici in via Solferino

Varenna Varenna-Villa-Monastero

Un angolo del giardino di Villa Monastero

E a proposito del citato quotidiano improvvisamente folgorato sulla Via del Turismo, apro un breve inciso ‘per fatto personale’. Accadde infatti, qualche decennio fa, che quelli della Rizzoli comprarono dapprima il Corriere della Sera, indi la Gazzetta dello Sport e infine il sottoscritto, e la sua bottega, affinché, il qui scrivente, organizzasse, narrasse e vendesse viaggi & turismo attraverso tutto quel po’ po’ di neocomprata carta stampata. Se non che, non se ne fece nulla imperocché i baldi acquirenti furono ipso facto colpiti da una sorta di  prudèrie che definirei tanto patetica quanto, da sempre, di pelosetta moda tra i radicalchic della Milano Bene. Mi fu infatti obbiettato che, a “permettersi il lusso di viaggiare” erano soltanto gli sciur (pensa tu, si era ai tempi del boom economico e a quei tempi la lira girava che più easy non si poteva, mentre i garzoni del fornaio giravano in auto da fighi, vabbè di seconda o terza mano) eppertanto questi neopaladini del Social (ma pure un filino piduisti) decisero che proporre e vendere una gita era immorale. Se non che, giunti ai nostri giorni, eccomi scoprire (vabbè, come disse Bogart in “Casablanca”, è passato tanto tempo…) che quelli del “Corriere” hanno cambiato idea e si sono messi a vendere così tanti viaggi che sembrano la Wagon Lits. Fine dell’inciso.

Gita imprevista a Varenna e dintorni

Varenna Castello di Vezio

Castello di Vezio ripreso dall’alto

Aahhh, la gita (che, un paio di ore in più e sarebbe diventata viaggio…). La Diana (molto) brava architetto (unica parola che –nelle dotte disquisizioni tanto in voga in questi gg su sindaco o sindaca, assessore o assessora, o etc etc.. resta al femminile, fors’anche perché, a sesso cambiato, la ‘tetta’ finale non suonerebbe tanto bene) mi chiama e mi fa: “Vado a visitare un mio cantiere a Varenna, se vuoi venire…”. Col risultato che il tempo di spegnere il telefono ed ero già in strada ad attendere di essere raccattato. Oltretutto la giornata, nel senso di meteo,  era (come dicono da decenni i poco fantasiosi, e a volta anche tristi, mezzobusto tivù) “mozzafiato”. Pertanto, dopo aver percorso e ammirato una superstrada brand new (merito del lecchese “Formicone”? con tutto quello che gli rinfacciano potrebbe anche essersi sbagliato e aver fatto qualcosa di buono …), non solo bella ma pure veloce (un tempo per andare a Lecco a trovare la morosa ci mettevo anche un paio d’ore e prima della separazione avevo già sommato 3 incidenti) eccomi a Varenna. E mentre la Diana lavora io faccio il turista o se si preferisce il gitante, ivi compresa una salutare scarpinata scendendo da Vezio all’imbarcadero della – direbbero i già lodati mezzobusto tivù – “ridente” località lacustre.

Varenna panorama-di-notte

Suggestivo il panorama notturno di Varenna

Per la cronaca ho visto:
1. Sotto la rocca di Vezio una bella chiesa antica (mancava solo il manzoniano don Abbondio che vi entrasse dopo la nota passeggiata col breviario), se non che (salvo la torre, vista da lontano) non mi è stata data la possibilità di visitare il Castello di Teodolinda (stranamente chiuso, epperò la mia abortita visita è datata mercoledì 29/12).
2. Un eccellente panorama, argentee sfumature sull’oscurità del lago, sorvolato dagli svelti svassi (per gli apprendisti ornitologi: una sorta di papera nel senso di anatra), a sinistra la punta di Bellagio, di fronte la piramide di una cupa e maestosa montagna, roba da aspettare il tramonto (fatto) in quanto avvenente tra quei due bigi scenari disegnati da madre natura.
3. Il Resegone, la cui silhouette mi fa da sempre meditare (senza risposta, nonostante i miei giri in 116 Paesi del mondo): ma, mi domando sempre, ci sono montagne (anche soltanto in parte) simili al Resegùn?
4. Last but not least, (i monumenti non dissetano, ancorché belli) un bel bar con soleggiato dehors nella piazza dell’imbarcadero di Varenna, fianco a un hotel dall’elegante architettura che mi è sembrata di stile Floreale (ma non sono sicuro, epperò ho dimenticato di chiedere conferma a Diana, nessuno è perfetto…).
Viaggiate, cara gent, viaggiate …

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