Domenica 23 Febbraio 2020 - Anno XVIII
Perù (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Perù (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Perù 1. La civiltà Inca tra storia, magia e divino

Viaggio alla scoperta della civiltà Inca. Da Lima a Cusco passando per Paracas, Nazca, Arequina, Puno, il Lago Titicaca. Percorreremo la Valle Sacra fino al Machu Pichu. Vi raccontiamo il nostro viaggio in quattro servizi.

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(foto: federica gögele © mondointasca.it)

Viaggio lungo le strade del Perù. Andiamo a scoprire luoghi imperdibili di questo straordinario paese. Sette tappe alla ricerca di panorami, storia, cultura, gente e meraviglie. Da Lima a Cusco passando per Paracas, Nazca, Arequina, Puno, il Lago Titicaca, percorrendo la Valle Sacra fino al Machu Picchu. Ci troveremo a tredici gradi dall’Equatore e oltrepasseremo i 4000 metri di quota.

Racconteremo questo viaggio in quattro puntate. Tutto ha inizio all’aeroporto di Milano Malpensa. Scalo a Madrid dopo circa due ore di volo e trascoceanica di 11 ore fino a Lima. Poi sarà tutta una staffetta di pullman, guide e tanta bellezza che vi raccontiamo in quattro puntate.

Il Perù e la sua storia

Natura e biodiversità

Natura e biodiversità (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Attraversando ponti di ghiaccio tra Continenti, in epoca glaciale, i primi abitanti giunsero dall’Africa per insediarsi in Perù. Tremila chilometri di costa, suddivisa longitudinalmente in tre fasce, ben definite in base all’altitudine che le caratterizza e diversifica.

Affacciata sull’Oceano Pacifico una zona costiera, su cui si puntellano e spingono a oltre 6000 metri le vertiginose altezze della Catena Andina, per poi ridiscendere tra le chiome della Foresta Amazzonica a 300 metri sul livello del mare. Una varietà talmente unica da vantare 88 dei 113 microclimi esistenti al mondo ed una biodiversità fertile e sana, da permettere la coltivazione fino a 4000 metri di quota. Dobbiamo a queste qualità naturali molti dei cibi che rientrano a pieno gusto nella dieta mondiale: patate, pomodori, mais, la canna da zucchero. Eppure, a guardar bene, sono stati 14 mila anni di totale isolamento quelli che hanno visto lo sviluppo della civiltà e del territorio peruviano.

Il Magico e il Divino

Inca il magico e il divino

Le linee di Nasca, l’albero fotografata dall’elicottero (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Tutto quello che sono diventati, lo devono solo a loro stessi (ciò che invece li ha distrutti, è opera di altri). Grazie a tali presupposti di armoniosa ricchezza, di far guerra non c’era motivo. In origine, per poter far fronte al sorgere di bisogni altri e più complessi che la fame e la sete, si scoprì la necessità del Magico e del Divino.

Lo studio della Natura, in ogni sua declinazione elementare di cielo, terra e acqua, spinse l’Uomo a cercare un equilibrio cosmico con tali energie.
Si sono rappresentate in simboli e in seguito venerati anche nella figura di re. Re felini, figli piumati del Dio Uccello, o ricoperti di squame d’oro che splendevano abbagliando alla luce del sole. Laddove, in origine, l’urbanizzazione si accompagnava all’innovazione agricola, sorgevano siti capaci di cullare civiltà, come l’Egitto, l’India e la Cina.

Nessun segno di scrittura

Tappeto Inca

Tappeto (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Il Perù, l’unica situata nell’emisfero australe, è l’unica a non lasciare alcun segno di scrittura. Tradizioni e credenze sono custoditi in simboli che si ritrovano e ripetono all’infinito se li si sa cogliere e riconoscere. I tessuti pregiatissimi che risalgono al tempo in cui i Chincha occuparono la Costa Sud del Perù, nel primo millennio d.C., detengono il record mondiale assoluto di finezza dei fili. Ben 398 fili per pollice lineare che riportano all’infinito la trinità cosmica. Tra i colori dell’ordito si nasconde con il volto di un giaguaro, tra le spire di un serpente o dietro le ali di un condor. Questo potente legame con la Natura ha portato all’elaborazioni di rituali anche cruenti. Il sangue di un guerriero sconfitto in una lotta sacra, per esempio, doveva servire come ricostituente per il suo re. Sacrifici umani venivano fatti per addolcire le scosse dei terremoti divini, decapitazioni e offerte di cibo e bevande.

Erotismo, fertilità, morte

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Ceramiche a sfondo erotico dei Mochica (foto: federica gögele © mondointasca.it)

La fertilità era assicurata da una forte spinta all’erotismo. Nel piacere sommo, l’assicurazione di seme, abbondanza e nascita (famose le ceramiche a sfondo erotico dei Mochica, abitanti della Costa Nord del Paese nel 800 d.C.). La morte era considerata quasi un ritorno al grembo materno, come dimostrano i reperti funerari. Al morto venivano recisi i tendini degli arti per meglio riporlo in posizione fetale. Era poi avvolto in tessuti come a farne un enorme seme, che veniva reinserito nell’utero della Madre Terra, la Pachamama.
La storia che ci viene riassunta nel nome “Inca”, quasi a fare di questo popolo il solo rappresentante dell’epopea peruviana, è un’omissione ampia millenni. Lo stesso nome “Inca” non è quello originale. Deriva dal modo in cui i conquistadores spagnoli sentivano sempre nominare il re. Inca, Inca, Inca lo usarono come nominativo del popolo, che invece è Quechua! Un popolo che ha saputo realizzarsi in ogni sua manifestazione, artistica, architettonica, gastronomica e musicale.

Civiltà peruviane e Inca: il museo Larco di Lima

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Resti di insediamenti andini (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Determinato come i suoi colori, semplice come la naturalezza con cui interpreta e vive il rapporto con la Natura, sciamanico e indissolubile, senza filtri. Quello che ai più celebri inca dev’essere riconosciuto, è il merito di aver mantenuto tutto ciò che di buono e bello avevano fatto i popoli precedenti da loro sottomessi. Così come un sano eclettismo permise ai Romani di creare un regno, così gli Inca si diffusero arricchendosi di conoscenza e tecniche preziosissime.

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Inquadratura su Machu Pichu (foto: federica gögele © mondointasca.it)

All’entrata del museo Arqueologico Rafael Larco Herrera di Lima sono esposte due tablas che tentano, schematizzando, di illustrare l’avvicendamento di epoche e civiltà peruviane. Confrontano i vari periodi con quello che contemporaneamente avveniva nel resto del mondo.

È interessante notare che i periodi storici della civiltà peruviana portano nomi diversi da quelli cui siamo abituati dai libri di storia (Imperial, Fusional, Auge, Formativa…) ed è molto affascinante e divertente, a mio parere, creare parallelismi tra quanto accadeva in Perù e ciò che avveniva nel resto del mondo.
Mentre sorgeva il Machu Pichu, ad esempio, l’Europa era in pieno Rinascimento e in Mesoamerica c’erano gli Aztechi. Quando vennero solcate le misteriose Linee di Nasca, la nostra penisola veniva invasa da orde barbariche. Nel tempo in cui Pericle era primo cittadino di Atene, nel cuore delle Ande sorgevano civiltà come i Sechin, i Chanquillo e i Garagay.

Perù: la terra appartiene alla donna

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La curandera Martina Mamani

Qui la terra appartiene alla donna non all’uomo. È sempre stato così, fin dai tempi della “Aklla Wasi”, una specie di università in cui si preparava l’élite femminile durante il periodo incaico. La saggezza della donna da sempre ha guidato il potere politico e le istituzioni. Ha favorito uno sviluppo armonico delle popolazioni locali e parlanto il linguaggio della Natura, di cui era custode e sacerdotessa. Le curandere iniziavano all’arte di vivere e alla medicina della terra.

Il presente parla un linguaggio ormai storpiato dagli eventi del passato, che hanno visto l’avvento di invasori e usurpatori di luoghi, tradizioni e leggende. Il cruento ha soppiantato la spontaneità. La forza delle armi, quella dei simboli e delle usanze. In seguito all’invasione spagnola, le autorità locali trasformarono gli stili di vita delle popolazioni che vivevano sulle Ande.

I nativi, che fino ad allora avevano conosciuto unicamente una vita beata, basata sull’agricoltura, furono costretti dalle autorità coloniali a vivere in “riduzioni” urbanizzate. Ciò consentiva ai missionari della Chiesa di procedere all’evangelizzazione della gente e agli spagnoli di controllare politicamente e culturalmente gli indigenas. Termine appropriato per indicare i nativi; mentre indio, ho scoperto, è considerato un insulto, soprattutto se utilizzato dagli stranieri. Il Ventesimo secolo ha segnato numerosi cambiamenti significativi e passi avanti nel tentativo di risollevare la cultura originaria e riconoscerne usi e costumi, a partire dalla creazione di movimenti vicini alla “causa indigena”, garantendone la tutela legale sulle terre delle comunità (quanto meno sulla carta…).

Identità culturale garantita dalla costituzione

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Anziano abitante (foto: federica gögele © mondointasca.it)

Nel 1979 la costituzione peruviana ha riconosciuto ufficialmente il diritto del popolo ad aderire alle proprie “identità culturali”. Nelle scuole si è istituita ufficialmente l’istruzione bilingue. Prima di allora il sistema scolastico pubblico compiva ogni sforzo per eliminare le lingue indigene.

Trovo molto importante ritrovare questi antichi insegnamenti e farli propri. Forse è la nostra salvezza. Il viaggio più importante da intraprendere se vogliamo tornare da dove realmente siamo partiti. Per questi giorni sarò solo una turista, ma farò di tutto per rispettare Pachamama, la Madre Terra, ingraziandomi gli Apukuna, spiriti protettori di questi luoghi e di questa gente. (1ª puntata – continua)
Info: www.peru.travel

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