Giovedì 13 Giugno 2024 - Anno XXII

Il cervello umano e la bellezza espressiva dell’arte

Artemisia Gentileschi Maddalena in estasi

Uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Firenze ha dimostrato che il nostro cervello per apprezzare la bellezza di un’opera d’arte deve essere stimolato. Più informazioni dettagliate corredano l’opera maggiore è la percezione del visitatore ad appezzare bellezza e valore.

cervello Maria Del Viva
Maria Del Viva

In che modo il nostro cervello crea e reagisce alla bellezza? Come ci comportiamo durante la visita ad una mostra d’arte? Di quali aiuti abbiamo bisogno per comprendere l’opera d’arte, specie se astratta? Riusciamo a comprenderne il significato oppure ci lasciamo sorprendere dalla noia? A queste domande, ci viene in soccorso la scienza, o meglio la neuroscienza.
Un team di ricercatori dell’Università di Firenze, guidato dalla prof.ssa Maria Michela Del Viva del dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino, è giunto alla conclusione che il nostro cervello apprezza maggiormente l’opera d’arte se questa è implementata da dettagliate informazioni.

A prima vista, potrebbe sembrare scontato, banale, ma non è così. Ce lo insegna Galileo Galilei con il suo pensiero innovativo, il metodo scientifico sperimentale che serve ad avvalorare ogni affermazione scientifica.
Ecco cosa confermano i ricercatori: «la fruizione di opere d’arte è più gratificante se supportata da una didascalia descrittiva».

Reazione del cervello di fronte all’arte

cervello Nascita di San Nicola di Bari 1508 –1510 ca.
Nascita di San Nicola di Bari 1508 –1510 ca.

Lo studio della ricerca, pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, è stato condotto osservando la reazione dei visitatori dinanzi alla Collezione Roberto Casamonti a Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze, museo di arte moderna e contemporanea. I neuroscienziati conoscono com’è strutturato il sistema nervoso, come funziona, come si sviluppa, quali sono i processi che si verificano dentro ogni singolo neurone. Quali sentimenti, emozioni, percezioni visive ed uditive scaturiscono dalla nostra materia grigia. In considerazione di questi concetti, il team di ricercatori ha analizzato gli effetti provocati dall’assenza o dalla presenza delle didascalie.

Grazie alla neuroscienza, oggi sappiamo che la vista non dipende soltanto dagli occhi ma da specifiche aree visive del cervello che fungono da trasmettitori uniti anche ad emozioni e sentimenti che appartengono all’emisfero destro del cervello.
I ricercatori, infatti, si sono soffermati su una determinata tipologia di opere, osservando i visitatori e registrando i vari parametri biometrici (movimenti oculari, risposta pupillare, battito cardiaco, conduttanza cutanea) e comportamentali (tempo di visualizzazione, questionari).

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Il visitatore e i benefici della parola scritta

Galerie Sarti Botticini
Sant’Egidio in trono tra i santi Giuliano, Domenico, Girolamo e Antonio di Padova, presso Galerie Sarti Botticini

Gli spettatori, nelle risposte ai questionari, hanno affermato l’importanza delle didascalie descrittive accanto alle varie opere d’arte e di esserne maggiormente attratti e coinvolti. In questo modo, anche la persona meno esperta può essere messa nelle condizioni di apprezzare l’esposizione e di goderne l’insita bellezza.

La prof.ssa Del Viva afferma che: «I risultati indicano che gli osservatori traggono beneficio dalle descrizioni dettagliate delle opere, confermando l’impatto prodotto dalla parola scritta nel contesto di una esperienza di tipo estetico-culturale. Una conferma di quanto l’utilizzo di materiale informativo efficace dovrebbe essere un obiettivo primario dei musei».
Ultimamente, infatti, si è sempre più consolidata la necessità di facilitare l’esperienza di visita presso le istituzioni museali attraverso informazioni scritte o digitalizzate. Da ciò è scaturito il progetto messo in atto dal team dell’UniFirenze.

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