
Con la quarta posizione ottenuta da San Fele nella competizione Borgo dei Borghi 2026, era giunto il momento di tornare nel paese per conoscere quanto fosse cambiata la gestione delle Cascate.
Ricordavo questa piccola cittadina della Basilicata come luogo ideale per rilassarsi.
Infatti, a circa 900 metri di altitudine, era naturale ritrovarsi in un ambiente salubre, lontano dagli inquinamenti della città per essere circondati, invece, da foreste e acque scroscianti.
Una presenza quest’ultima divenuta ormai meta preferita nei weekend da turisti provenienti soprattutto dalle regioni limitrofe.
Salti d’acqua e placidi laghetti

Tra le dieci cascate presenti nel territorio, quelle de U Uattënniérë, degli Innamorati e la Conca d’Oro sono le più conosciute e più facili da visitare, grazie alla costante opera di messa in sicurezza dei sentieri di accesso.
Tali salti d’acqua, formati dal torrente Bradano durante la sua corsa verso il mare, nel passato erano abilmente utilizzati dagli abitanti di San Fele.
Costoro, infatti, sfruttavano la forza motrice creata dallo scorrere delle acque per azionare tre gualchiere, i cui magli di legno battevano e pressavano i tessuti di lana, e 23 mulini. Questi ultimi erano posti sul tracciato della Via del Grano. Una strada voluta nel 1789 da Re Ferdinando IV di Borbone per garantire il trasporto del grano dalle fertili pianure della Puglia a Napoli, capitale del Regno.
Un’economia che, purtroppo, ebbe il suo declino alla fine del 1940.
I volontari di San Fele

La competizione del Borgo dei Borghi 2026 ha premiato l’instancabile lavoro di Donato, Nino, Vincenzo e Tonino, gli amici appena ritrovati dell’Associazione di Volontariato U Uattënniérë. Un gruppo di persone da sempre impegnato a far conoscere la bellezza del territorio costellato da cascate. Una volontà resa ancor più inclusiva nelle parole del Presidente dell’Associazione, Michele Sperduto (il gigante buono): “Il mio cruccio è non riuscire ancora a dare alle persone con disabilità la possibilità di conoscere questo spettacolo naturale”.
Intanto, il loro costante lavoro di ricerca li ha portati, qualche tempo fa, alla scoperta di ruderi di un vecchio mulino nascosti dalla rigogliosa vegetazione. Hanno deciso immediatamente di riportarlo in vita. Sui resti delle antiche murature hanno ricostruito il Mulino Bradano nel rispetto delle dimensioni originali. Esso è caratterizzato da una grande ruota in legno posta orizzontalmente nell’interrato mentre, al piano superiore, la grande e luccicante macina è in attesa del prossimo arrivo dell’acqua e del… mugnaio!
L’economia nel Borgo

All’interno del paese la vita non è cambiata di molto. Le cascate, la cui notorietà ha allontanato in parte il necessario esodo dei più giovani, hanno creato un indotto che ha favorito maggiormente ristoranti e bar.
Le strutture ricettive, invece, soffrono della mancata continuità delle presenze, attestate sul mordi e fuggi.
La ristorazione, basata generalmente sulla tipica cucina lucana nella quale emerge costantemente il peperone crusco, ossia croccante, è proposta da diversi locali in centro ed altri dislocati negli immediati dintorni.
Oltre l’offerta generalizzata della classica pizza vi è stata la possibilità di degustare il baccalà presso l’Usignolo, le ottime pietanze del Caffè Blues 4.0 e l’ampia scelta di birre presso The Oliver St. John, un locale stile pub inglese.

Fuori porta, i gustosi antipasti del Casale Acquë Mònëchë sono da consumare all’aperto, circondati dal verde, nella panoramica terrazza affacciata sulla valle.
La capacità ricettiva è sostanzialmente dislocata nel centro storico tra diversi B&B ricavati dalla ristrutturazione di antiche case, arredate con ogni comodità. Mi è stato d’esempio l’attrezzatissimo e ampio appartamento della Costa del Sole, caratterizzato da balconi panoramici affacciati sulla valle da un lato e sul prospetto del paese dall’altro.
Il centro storico di San Fele

Lo stretto corso principale, dove può transitare solo un’auto per volta, conduce dinanzi ad una lunga ed erta scalinata dominata, in cima, dalla facciata della chiesa di Santa Maria della Quercia.
Poco più avanti il mio primo contatto con la dolce gastronomia locale: la Pasticceria Florida. Qui Sebastiano e Vito mettono subito in risalto la qualità del loro lavoro riferita alle ricette dei nonni. A supporto della loro storia, con un primo test ho assaporato i calzoncelli.
I ceci costituivano la base di questi piccoli dolci il cui delicato sapore era quasi interamente coperto da ben dodici ingredienti tra i quali marmellata, cioccolata, rhum e caffè. Ma la vincitrice di questo contest improvvisato è stata la buonissima crema che fuoriusciva dolcemente e lentamente dal cornetto!
Il paese, di San Fele si contraddistingue per l’intenso intersecarsi di scalinate. In questi intricati percorsi un visitatore può facilmente perdere l’orientamento anche seguendo il suo bravo GPS. Ciononostante le faticose rampe diventano luoghi d’incontri.
L’eclettica Anna Sofia

È stato così che, casualmente, ho trovato lo studio Annarts. Dai suoi racconti è emersa la curiosità dell’artista a trovare continua fonte di ispirazione da tutto ciò che la circonda.
Ecco quindi dipingere tele con scorci del paese, creare oggettistica in ceramica, vasi in terracotta, originali lampade: tutti colorati manufatti sui quali risaltano le sue visioni.
Mimì e le api

Non è mancato il casuale incontro col poliedrico Mimì. Nel suo casolare in campagna mi illustra le molteplici attività alle quali si dedica.
Costruisce cesti in vimini, prepara estratti e infusi da piante medicinali, non disdegna la preparazione di liquori da meli selvatici e la costruzione di oggettistica in legno.
Ma possiede anche alcune arnie. Oltre all’ovvia produzione di miele, mi confessa di essere riuscito ad alleviare i dolori articolari, facendosi saltuariamente pungere dalle api!
Il Santo concittadino di San Fele
Imboccata Via Cantani, lungo la quale affacciano palazzi d’epoca ormai disabitati, raggiungo la casa natale di San Giustino De Jacobis. Nato a San Fele nel 1800, il sacerdote fondò molte missioni cattoliche in Etiopia dove morì il 31 luglio 1860. La sua canonizzazione avvenne il 26 ottobre 1975 durante il pontificato di Paolo VI.

Sul piccolo slargo affaccia l’imponente Palazzo Frascella, un singolare edificio nobiliare famoso per la torre in stile normanno che incorpora al suo interno, e la chiesa dell’Annunziata posta di fronte alla casa natale del Santo. In essa, una piccola stanza ricorda la sua umile camera da letto mentre l’ingresso principale dell’abitazione è posto alle spalle dell’immobile.
Qui, il grande portale in legno immette nel cortile sul fondo del quale è presente un pozzo continuamente citato dagli abitanti. Si dice che il suo livello d’acqua rimanga costante anche dopo il prelievo: un esempio di vasi comunicanti interpretato nel folclore locale come evento prodigioso.
Incontri ravvicinati

In tutto questo girovagare per San Fele ho spesso incrociato gente sconosciuta. La novità per me è stata l’essere salutato, il buongiorno scambiato puntualmente con le persone incontrate. Avevo già vissuto questa esperienza durante i primi viaggi in Austria, dove gli autoctoni col loro Grüss Gott (Dio ti benedica) mi salutavano, e non mi aspettavo una simile cordialità anche qui.
Un’ulteriore disponibilità al colloquio sorgeva allorché l’incontro con gli estranei aveva inizio con la domanda: da dove venite (voi)? Quando comunicavo la mia provenienza, la reazione era quasi sempre ormai scontata: Ah, pensavo che venissi da Roma (tu)!
Nonostante l’ovvietà, ogni persona incontrata mi raccontava le sue conoscenze della capitale dove aveva lavorato o aveva studiato e quindi abitato (in Largo San Pio V). Insomma un veloce calcolo statistico mi ha portato a pensare che almeno il 20% della popolazione di San Fele abbia avuto contatti con la Città Eterna!
I dintorni di San Fele

Sono diretto alla Masseria Pietrascritta, una fattoria didattica condotta dalla famiglia Chieca, posta a circa tre chilometri dalle cascate. Una grande murale accoglie gli ospiti ricordando che senza l’agricoltura, non c’è futuro.
Il primo contatto con questa realtà è olfattivo. Circondato da una miriade di piante aromatiche tra timo, lavanda e citronella, vengo invitato dai proprietari a testare i loro intensi profumi. Non manca la visita al piccolo Museo della Civiltà Contadina e ai recinti degli animali nei quali, tra maiali, anatre, mucche, galline e pecore, capita di trovare il vitellino di pochi giorni e le uova appena colte.

All’appello dei nuovi nati non manca l’agnellino che la giovane figlia dei fattori, Annarita, regge amorevolmente tra le braccia.
Mi racconta di aver scelto di tornare nella terra d’origine dopo diversi anni trascorsi a Dubai dove era una DJ affermata. Una coraggiosa scelta di chi decide di tornare anziché andar via.
Prima di raggiungere la prossima tappa, è necessaria una veloce sosta presso il Caseificio Pierri, noto in zona per l’ottima qualità dei suoi latticini, tra i quali emergono i genuini caciocavalli.
Il percorso collinare per raggiungere tale destinazione si allontana sempre più da San Fele che, da queste distanze, offre spettacolari panoramiche sul suo abitato disteso tra due montagne.
Pierno tra sacro e profano

Per conoscere i tesori più nascosti e meno conosciuti del sanfelese, non può mancare la visita al vicino Santuario di Santa Maria di Pierno, eretto alle pendici del monte omonimo, preannunciato dal suo alto campanile.
Probabilmente fondata da monaci basiliani, qui rifugiatisi per sfuggire alle incursioni saracene, la sua costruzione si deve, secondo la leggenda, a Guglielmo da Vercelli. L’abate, divenuto poi Santo, girovagando in questi luoghi, nel lontano XII secolo, scoprì una statua di Madonna con Bambino nascosta in una grotta. Egli, interpretando questo ritrovamento come un segno divino, decise di creare in quel luogo un monastero.
Il portale d’ingresso della chiesa, protetto da un breve portico, è riccamente ornato da una serie di iscrizioni e figure che fanno riferimento alle date di inizio e fine lavori (1189-1197), al nome del committente, della Badessa dell’epoca e dell’architetto che realizzò l’opera.

All’uscita la vicinanza di un piccolo bar attira la mia attenzione. Appena superato l’ingresso ho subito percepito un clima più confortevole rispetto a quello esterno. Era affollato da numerose persone, indubbiamente abitanti del luogo.
Prendere un caffè nel bar di Gerardo ha immediatamente trasformato la visita in un’immersione nella vita quotidiana: giocatori di un’accesa partita a carte attorniati da osservatori, da un lato, e paesani intenti in una disputa gestita ad alta voce su non so quale problema, dall’altro, riempivano l’aria del locale con un continuo, indecifrabile chiacchiericcio. Nel frattempo una dissetante e graffiante gassosa Averna mi ha tenuto compagnia prima di lasciare questa vociante comitiva.
In definitiva, nella calma apparente di un borgo di montagna, immerso nei suoi silenzi tra boschi di castagni e querce, attrice principale non sarà solo la natura ma soprattutto la cordialità dei suoi abitanti a garantire un indimenticabile soggiorno che lascia solo il desiderio di tornare.
Non è un caso che l’antico nome di San Fele fosse Felix.
Informazioni utili:
- Associazione di Volontariato Cascate di San Fele U Uattënniérë – Vico Manzoni 8 – 347 5187398 – cascatedisanfele.com
- IAT – 0972 724636/3477104930 – info@fonzeca.it
- Ristorante-Pizzeria L’Usignolo – Loc. Coppara – 3471361799
- Ristorante Caffè Blues 4.0 – Corso Umberto I – 0976 509910
- Pub-Pizzeria The Oliver St. John – Corso Umberto I – 320 2975251
- Ristorante Casale Acquë Mònëchë – S.P. 381 km. 16,900 – 350 0595032
- Casa Vacanza La Costa del Sole – Viale V. Emanuele II 33 – 347 9450167
- Pasticceria Florida – Piazza Garibaldi 8 – 339 3579903
- Annarts – Via Luigi La Vista 12 – 349 5261996
- Masseria Pietrascritta – Via Molara 1- 349 5279050
- Caseificio Pierri – RG86+7V – 0976 94676
PHOTOGALLERY SAN FELE











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