Domenica 7 Marzo 2021 - Anno XIX
Veracruz, l’altro Messico

Veracruz, l’altro Messico

Veracruz fu fondata nel 1522 dal conquistatore Hernán Cortés. La città ha anche altri “nomi”: Veracruz Llave (chiave, porta del Messico) e Veracruz Heroica. Dal porto prendono il mare tabacco, caffè, frutta tropicale; a terra rimane la nostalgia per gli anni d’oro del Novece

La cattedrale Puebla
La cattedrale Puebla

Veracruz è poco contemplata nei circuiti tradizionali. Si contano sulle dita gli italiani che ci sono stati e anche fra gli aficionados del Messico è raramente menzionata. Lo stesso nome, “Veracruz”, evoca luoghi da romanzi d’avventura. Solo qualcuno lo lega al titolo di un film, nonostante fosse di Robert Aldrich e ci fossero attori del calibro di Gary Cooper, Burt Lancaster, Ernest Borgnine, Charles Bronson. Certo sulla carta Veracruz non ha molto da offrire, soprattutto tenendo conto della generosità di attrattive del resto del paese. Città portuale affacciata sul Golfo Del Messico, non ha le tanto decantate “spiagge di sabbia bianca”, né il “mare cristallino” dello Yucatán e comunque niente di quel che ci si aspetta di vedere sulle coste del grande paese. Non ha resti archeologici, che sono presenti in almeno i tre quarti del territorio nazionale. E, come se non bastasse, non solo non possiede architetture coloniali di rilievo, ma al loro posto ha una accozzaglia di edifici degli ultimi ottant’anni deplorevoli, fatiscenti e di un cattivo gusto trionfale. Il traffico poi è caotico e scellerato. E last but not least, il clima per dieci mesi all’anno è umido, con un caldo afoso che appiccica gli abiti al corpo, fa sudare, toglie l’aria; un clima contro cui inutilmente si accaniscono le pale dei ventilatori e sul quale solo l’aria condizionata ha la meglio.

Veracruz, c’è il Malecón, come all’Avana

Eppure sono poche le persone che non si sono innamorate di Veracruz perdutamente, al primo incontro. “Avana del Messico” l’ha definita qualcuno. Ed è forse la definizione che meglio esprime quello strano fascino, quell’attrazione fatale fatta di tanti pezzi, di tante realtà, di tanti motivi difficili da mettere a fuoco. E questo anche se della capitale cubana, Veracruz non ha né la bellezza, né la posizione. Come l’Avana ha il Malecón, il lungomare dove la vita ferve a qualsiasi ora del giorno e della notte di quella lunga estate che sembra non finire mai. La gente passa a frotte compatte: sono innamorati, famiglie, scolaresche, gruppi di bambini. Ci sono ambulanti con bancarelle zeppe di souvenir dove l’artigianato ha ceduto il posto al kitsch più efferato. Altri offrono da bere con grandi zaini-borracce a forme di ananas.

Museo Alepa
Museo Alepa

Qualcuno guarda le navi e il mare. Molti i marinai che escono dal palazzo della Marina, una costruzione pesante degli inizi del secolo. Nelle strade intorno, piccoli musei raccontano la storia del paese, mentre l’Acquario affascina con i suoi pesci. Ci sono belle case di abitazione, palazzi con negozi aperti fino a mezzanotte, tanti alberghi, anche se i più grandi sono sul boulevard esterno. Di fronte al Malecón, visibilissima e molto verde, l’Isla de Sacrificios. È stata chiusa al pubblico, in un tentativo di salvarla dalle continue devastazioni. Isola di venerazione funeraria, è il luogo dove nel 1519 approdò Cortés con il suo piccolo esercito di avventurieri e galeotti, dando inizio a quella storia di sopraffazioni e violenze, proseguita sino al 1821 con la conquista dell’indipendenza dalla Spagna. Si può invece visitare, ed è una meta da non perdere, l’altra isola di fronte al Malecón, collegata negli anni Quaranta alla terraferma da una strada che attraversa il porto, troppo lunga e poco interessante per percorrerla a piedi. Qui c’è il Forte San Juan de Ulúa, costruito sull’acqua in pietra di corallo, materiale che assorbe l’umidità. Inizialmente era una roccaforte per la difesa dai pirati, poi divenne una prigione e per alcuni anni, quando nel 1859 Veracruz fu capitale del Messico, palazzo del presidente. Insieme al Malecón, lo Zocalo è l’altro “polo” fondamentale per capire Veracruz e entrarne in sintonia. Si chiama così, come in tutti i paesi del Sudamerica di lingua spagnola, la piazza principale, dallo zoccolo del cavallo della statua equestre di un liberatore o di un personaggio che sempre troneggia in mezzo. Qui ci sono il Palacio Municipal e la Cattedrale, ma non sono certo questi edifici a renderla interessante quanto l’animazione, talmente forte che spesso diventa impossibile entrare nella piazza. Soprattutto nelle sere in cui si balla il Danzón.

Tutti al ritmo del Danzón

Musica sul lungomare
Musica sul lungomare

È il ballo tradizionale, un liscio con punti di contatto con il walzer, ma che ha molto della passionalità sensuale del tango. La coppia di ballerini è sempre vestita di bianco: completo e cappello per lui, abito o tailleur per lei, calze e scarpe rigorosamente bianche per tutti e due. I più bravi, sono spesso gli anziani. Raramente le coppie sono delle coppie reali nella vita, per la maggior parte li accomuna questa grande passione. Anche i giovani ballano, ma preferiscono la bamba o la zapateado sulle note urlate del marimbo, una specie di xilofono realizzato con le zucche.
Musica sul lungomare Qui nello Zocalo ci sono anche i due locali mitici della città. Uno è l’Hotel Imperial, a fianco del Municipio. dove alloggiava nei suoi passaggi in città Massimiliano d’Asburgo. Costruito nel 1750, svolge la sua attività di albergo, bar e ristorante dal 1836 ed è considerato quindi il più antico hotel del Messico. L’altro mostro sacro è il Caffè della Parroquia con più di 130 anni di storia. Da otto anni è chiuso e il caffè è stato spostato in una strada traversa del Malecón. Con il pavimento di piastrelle, vecchie foto alle pareti, una barocca macchina per espresso di marca torinese, ha mantenuto intatti i famosi codici e i “rituali” per il servizio in voga nel centenario locale.

Lungo il golfo del Messico e verso la capitale

Il Malecón
Il Malecón

Solo 120 chilometri, percorribili con frequenti autobus, separano Veracruz da Xalapa a nord est, sempre nello Stato di Veracruz. Vale la pena andarci per il museo di Antropologia che è per importanza il secondo del Messico dopo quello della capitale. È una bella costruzione contemporanea che raccoglie, ben organizzate, preziose testimonianze della civiltà degli Olmechi, la prima popolazione che abitò le coste meridionali del Golfo del Messico dal 1500 al 200 avanti Cristo. Notevole il parco intorno con un’alternanza di alberi tropicali e magnolie, buganvillee, gardenie. Tutta la zona intorno a Xalapa è caratterizzata da una vegetazione notevole che è quel che resta di un’antica jungla. Per dormire consigliato il Fiesta Inn, in un grande giardino a cinque minuti dallo Zocalo, sulla carretera che va verso Veracruz (tel. 28-127920).
Per chi vuole raggiungere Veracruz da Città del Messico, percorrendo all’incontrario la strada di oltre 400 chilometri fatta da Cortés durante la conquista, una tappa d’obbligo è Puebla, a 126 chilometri dalla capitale. Fondata nel 1531 su un precedente insediamento indigeno, ha conservato intatte le caratteristiche di città coloniale spagnola. Da non perdere la Cattedrale e l’edificio liberty dei magazzini Vip’s, in ferro e acciaio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA