Giovedì 1 Dicembre 2022 - Anno XX
Islanda, distruzione e creazione

Islanda, distruzione e creazione

L’attività vulcanica in Islanda provoca grandi cataclismi, sono emerse nuove terre e altre sono state distrutte e modificate in un batter d’occhio. Un paradiso per il turismo naturalistico

vulcani Una veduta del Sudhrland

Una veduta del Sudhrland

Negli ultimi tempi si è parlato molto dell’Islanda a causa dell’eruzione del vulcano Eyafjallajökull. Sul continente panico e blocco dei voli in mezza Europa, sull’isola nessun problema. Solo un pezzetto di strada travolto dall’acqua del ghiacciaio che si scioglieva e pulizie straordinarie nelle fattorie investite dalla cenere.
I danni maggiori a causa dell’eruzione dei vulcani li subiscono i colori. Con l’ultima eruzione sono andati perduti il bel bianco azzurro dei ghiacciai e il verde brillante dei prati e dei muschi. Il paesaggio ha assunto un grigio spento e uniforme.

Lungo la strada si può raccogliere facilmente la cenere dell’eruzione, un souvenir piuttosto ricercato. Se uno dei comandamenti della pubblicità è “Parlatene male ma parlatene”, questa eruzione è stata la migliore (e gratuita) campagna per l’Islanda. Per un mese è stata al centro dell’attenzione. Al punto che l’ente del Turismo ha lanciato una campagna “Inspired by Iceland” per battere il ferro finché è caldo.

Islanda: vulcani una potenza spaventosa

vulcani Eyjafjöll non erutta più ma continua a fumare

Eyjafjöll non erutta più ma continua a fumare

Non è certo l’Eyjafjöll il problema geologico dell’Islanda sud-occidentale. L’isola conta in tutto circa 130 vulcani attivi (si considera attivo un vulcano che abbia eruttato negli ultimi 10.000 anni) e nella regione che si chiama Sudhurland ce ne sono parecchi e tutti piuttosto arzilli.
L’Hekla, per esempio, ha eruzioni ogni circa 10 anni. Il Laki che si vede alle spalle di Vik, il paese più meridionale dell’isola ha dato il suo nome a una serie di 100 crateri ancora attivi che si estendono lungo una fenditura che si allunga per 25 Km in direzione sud-ovest. Ormai non erutta più da tanto tempo ma il periodo di attività del 1783 durato dieci mesi fu la più grande eruzione della storia umana.

Dalla fenditura di Lakagígar uscirono più di 30 miliardi di tonnellate di lava e 90 milioni di tonnellate di acido solforico. In tutta l’Islanda furono devastati campi e fattorie, novemila persone un quinto della popolazione islandese e oltre la metà del bestiame morirono per fame o avvelenamento. I gas vulcanici causarono a lungo una serie di anomalie meteorologiche, non solo in tutta Europa ma nel mondo intero, che provocò molte migliaia di morti tra il 1783 e l’inverno del 1784. Percorrendo la Strada N°1 verso sud, all’altezza della cascata di Seljaland si vedono nettamente delle isole nell’Oceano Atlantico. Sono le Vestmann anch’esse di origine vulcanica, come testimoniano le cime aguzze dell’Eldfell sull’isola Heima oppure Surtsey (“Ey” significa “isola”), creata da un’eruzione appena nel 1963.

Reykjavik la piccola capitale

vulcani Veduta di Reykjavik dalla terrazza della Perlan

Veduta di Reykjavik dalla terrazza della Perlan

Onestamente la piccola capitale islandese non è un gran ché. Del periodo danese (fino al 1944) è rimasto quasi niente, tutte le case sono moderne e di architettura non particolarmente esaltante. Di bello l’ardita architettura verticale della chiesa luterana Hallgrímskirkja dove c’è uno degli organi più grandi del mondo e Perlan (la Perla), una cupola di vetro riflettente costruita sulla sommità della collina di Öskjuhlídh in cima a sei serbatoi dell’acqua calda. Al suo interno c’è un ristorante, negozietti, il museo Saga, sulla storia vichinga e, sopra le cisterne attorno alla cupola è stata costruita una piattaforma che domina la città a 360°.

Il centro storico è piccolino. Contrariamente agli altri Paesi scandinavi, l’Islanda non pone limitazioni all’uso dell’automobile. Pertanto i giovani scorazzano avanti e indietro con le quattro ruote anche nel cuore della città. In compenso la posizione sulla baia è molto bella ed è una città molto vivace, piena di locali. Una delle attività preferite durante i finesettimana è il “runtur” il passare da un bar a un pub a un locale a ingurgitare quantità abnormi di alcool, un “divertimento” peraltro molto diffuso al Nord.

Islanda, vulcani e le balene

La grande vasca della Blue Lagoon Geothermal Spa

La grande vasca della Blue Lagoon Geothermal Spa

A Reykjavik si mangia bene (come del resto, generalmente, in tutta l’Islanda) anche se i prezzi non sono propriamente economici. Ci sono alcuni musei interessanti: il Museo Nazionale, la Galleria Nazionale, il Museo Marittimo; ma in Islanda non si va certo per visitare le città. Gli spazi, i silenzi e la natura sono le ricchezze turistiche del Paese che la rendono così amata da sempre più italiani.

Esperienze estreme e rare sono possibili anche nel cuore della capitale, come l’osservazione delle balene. Dal Gamla Höfnin, il porto vecchio partono regolarmente alcuni battelli che escono in mare alla ricerca dei cetacei e bisogna dire che, quasi sempre si riesce ad avvistare qualcosa, se non proprio una delle diverse specie di balene che vivono in quelle acque, almeno delfini e i simpaticissimi Puffin. Sono i “Pulcinella di mare” gli uccelli che ricordano i pinguini con il caratteristico becco da pappagallo colorato.

Vulcani e centri termali

Sempre a proposito di escursioni immancabile è quella alla Blue Lagoon Geothermal spa, a una quarantina di chilometri da Reykjavik in direzione dell’aeroporto internazionale di Keflavik, un grande centro termale con un’ampia piscina all’aperto. Si rimane immersi a godersi il tepore dell’acqua minerale a 40°, lattiginosa perché ricca di silicati e di zolfo o ci si mette sotto una splendida cascatella ideale per sciogliere i muscoli dolenti. A disposizione c’è un recipiente pieno di silice da spalmarsi per qualche minuto sulla pelle che diventa pulita e liscissima. Chi poi volesse una botta di avventura è possibile fare un’escursione andata e ritorno in giornata in Groenlandia con Air Iceland da Keflavik.

Info:

Turismo islandese: www.visiticeland.com

Iceland Travel: www.icelandtravel.is

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