Sabato 3 Dicembre 2022 - Anno XX
Playa Maroma: un angolo di paradiso tropicale

Playa Maroma: un angolo di paradiso tropicale

  “Messico e nuvoleee, la faccia triste dell’Americaaa…“. Così cantava, qualche anno fa con la sua voce sgangherata, il medico milanese Enzo Jannacci. Con parecchi anni in meno, era facile sognare ad occhi aperti il lontano paese americano che si sfila come un’appendice infiammata dal corpo grasso degli Stati Uniti, […]

 

Villaggio turistico a Playa Maroma del gruppo Ventaglio

Messico e nuvoleee, la faccia triste dell’Americaaa…“. Così cantava, qualche anno fa con la sua voce sgangherata, il medico milanese Enzo Jannacci. Con parecchi anni in meno, era facile sognare ad occhi aperti il lontano paese americano che si sfila come un’appendice infiammata dal corpo grasso degli Stati Uniti, separando il Pacifico dall’Atlantico.
Perché triste, poi, ci si chiedeva. E venivano alla mente Emiliano Zapata e Pancho Villa, le chitarre e la Cucaracha, i sombreros e i baffoni proposti nella televisione di casa nostra da un omino col poncho che invitava Carmencita a seguirlo, solo dopo aver chiuso il rubinetto del gas.
Un paese così colorato, così rumoroso, così vitale (era la conclusione) non poteva, e non doveva, rappresentare la “faccia triste dell’America”.
Troppo lontano per verifiche personali (l’America era davvero ancora l’America, inaccessibile di là dal mare) il Messico viveva sempre e comunque nelle certezze imposte dai luoghi comuni: la consuetudine delle chiese barocche e degli insediamenti coloniali; la visione dei ceffi pistoleri sciorinati dai troppi western (solo alcuni di qualità); le certezze fumose del “sentito dire”.

Tijuana periferia di San Diego

Oggi il Messico è cambiato enormemente. Basta pensare a Tijuana, un esempio tra i molti possibili. Un tempo piccolo villaggio dalle casette basse e le strade polverose, sonnacchioso ed invidioso del benessere gringo intuibile appena al di là della stramaledetta frontiera, è ora un caotico agglomerato di palazzoni e auto e gente con oltre un milione di abitanti; in pratica, Tijuana è periferia di San Diego, di Los Angeles. Chiaro che è l’odore dei dollari ad aver favorito tale esplosione demografica e urbanistica.
Altre città, dai nomi fascinosi (Tampico, Veracruz, Ensenada, Acapulco ecc.), si sono allargate a dismisura e la capitale Città del Messico è addirittura una piovra mostruosa di quasi venti milioni di abitanti.

Turismo di massa a Playa Maroma

Alcune zone dell’estremo nord e del sud-est del paese, sono ancora relativamente vergini e quelle del meridione, specie la grande penisola dello Yucatán che separa il golfo del Messico dal Mar dei Caraibi, da qualche decennio ha conosciuto l’arrivo in massa dei turisti (tantissimi gli statunitensi) mettendo così fine ad un secolare isolamento per entrare a vele spiegate nel circuito virtuoso e insieme pericoloso del turismo di massa.

Le piscine a ridosso della spiaggia

Le piscine a ridosso della spiaggia”Playa Maroma, va da sé, sorge nel litorale nord della penisola yucateca semplicemente perché è questa zona che il governo messicano ha stabilito dovesse divenire insediamento turistico”, precisa Luigi Colombo, presidente di Vacanze nel Mondo. “Le aree circostanti ora non sono più edificabili o lo sono con maggior difficoltà. Inoltre, gli insediamenti esistenti sono stati concepiti e realizzati, trovandosi nel bel mezzo della ‘selva’ dello Yucatán, avendo un occhio di riguardo per la natura circostante. Un esempio di turismo sostenibile, dunque”.
In effetti è questa la tendenza del “fare turismo, costruire per il turismo”, oggigiorno. Il complesso di Playa Maroma si sviluppa verticalmente, dalla spiaggia all’interno, su un’area di 270 mila metri quadrati. Offre tutte le comodità che i villaggi “all inclusive” sono in grado di offrire, con qualcosa in più. Le bellezze della grande penisola sulla quale sorge.
E non è poco, davvero. Cancun è in genere la città d’arrivo, poco a nord del VentaClub di Playa Maroma. Ma poi c’è la costa che scorre verso sud attraverso il verde più verde che si possa immaginare, sfiorando paludi e intrichi di mangrovie, scoprendo piccoli laghi, visitando rovine Maya avviluppate dal verde ben sapendo che molte altre sono al momento invisibili allo sguardo perché non ancora districate dall’abbraccio secolare della selva.
Giù, sino al Belize e al Guatemala, è un altro Messico, tutto da scoprire. Un Messico poco abitato, pescatore e (soprattutto) contadino, con nuovi slanci verso la ristorazione e le attività collaterali al mondo del turismo.

Rilassati e sereni all’ombra di una palma

Solo gli insediamenti Maya, fra le tante attrattive offerte a chi viene in vacanza da queste parti, prendono la mente e il cuore del vero viaggiatore; di colui che desidera, com’è giusto, riposarsi e divertirsi, ma coglie anche al volo l’occasione che gli viene offerta di conoscere un mondo che non c’è più ma che è ancora vivissimo nella memoria collettiva dei messicani.
Gli articoli che “accompagnano” queste note su Playa Maroma, scoprono alcuni aspetti del Messico da visitare: Veracruz, nei cui pressi è cominciata l’avventura di Hernán Cortés, il conquistatore spagnolo arrivato dall’Europa nei primi decenni del 1.500 e poi i tesori artistici e naturali della Riviera Maya.
D’accordo per le spiagge, il mare, il riposo, il divertimento. In fondo è l’obiettivo primario di chi arriva qui dalla vecchia Europa.
Ma sarebbe un delitto ritornare a casa senza aver visto quanto di bello e di interessante quest’angolo d’America offre.

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