Domenica 27 Settembre 2020 - Anno XVIII
Sardegna. Barbagia, i monti in mezzo al mare

Sardegna. Barbagia, i monti in mezzo al mare

Si pensa al mare, si pensa alle grandi isole, viene alla mente la Sardegna. Ma questa è un’isola di monti e di tradizione “terrigna”. Con le sue misteriose parole, la sua storia, i suoi riti, la sua gente

Sardegna carnevale Mamoiada

La tipica maschera dei mamuthones sardi con i campanacci sulle spalle

Amuleti. In argento, lavorati a cera persa, a filigrana, a traforo, a sbalzo, in pasta vitrea, di conchiglie e corallo, cui si attribuisce la funzione di allontanare de s’ocru malu, il malocchio. Campanacci e sonagli con funzioni apotropaiche che portano sulle spalle i mamuthones, i volti celati dalle minacciose maschere lignee di Mamoiada, protagonisti con gli issocadòres (portatori di soca, una lunga fune usata per prendere al laccio il bestiame e, in questo caso, gli spettatori) del carnevale nel cuore delle Barbagie.
Già, non siamo in Africa ma al Museo della Vita e delle Tradizioni popolari sarde di Nuoro, un mondo lontano anni luce dalla Costa Smeralda e da Olbia, che dista solo un centinaio di chilometri. La più completa esposizione sul popolo sardo si trova nella città natale di Grazia Deledda (di cui si visita la casa-museo), premio Nobel per la letteratura nel 1926 che ha descritto in molti suoi libri il paesaggio e l’animo sardo, barbaricino in particolare. Batte qui, nelle Barbagie, la zona più elevata e impervia dell’isola a bassissima densità demografica, il cuore della Sardegna. È la Sardegna montana e pastorale, che i sardi sentono come la più vera. Che la civiltà pastorale barbaricina abbia origini remote lo dimostrano, nelle vicinanze del capoluogo, le domus de janas di Valverde, ipogei preistorici scavati nella roccia e alcune tombe di giganti, sepolture collettive dei villaggi nuragici sulle pendici del monte Ortobene, a pochi chilometri dalla città e ancora i nuraghi di Tanca Manna e di Ugulìo.

Barbagia e Gennargentu: un’isola nell’isola

Sardegna nuraghe

Nuraghi. Resti della civiltà nuragica

Barbària chiamarono i Romani questa terra difficile abitata da popolazioni che non riuscirono mai a sottomettere completamente, popolazioni che resistettero fieramente pure alle successive invasioni dall’esterno. Anche, almeno in parte, all’ultima, tra tutte la più devastante, che dopo il 1945 ha fatto vacillare l’identità sarda con l’inurbamento massiccio, la cementificazione selvaggia e il turismo internazionale sempre più invadente.
I villaggi barbaricini sono stati marginalmente interessati dalle trasformazioni che dal secondo dopoguerra in avanti hanno sconvolto gran parte dell’isola. Nuoro, tuttavia, ha subito un’espansione rapida e indiscriminata che ne ha fatto una città di quasi quarantamila abitanti, snaturandone in parte l’essenza agro-pastorale ma lasciando intatta la grandiosa conca montana che da qui si domina: a est il boscoso Ortobene e il Supramonte di Oliena, a sud il Supramonte di Orgosolo e il massiccio imponente del Gennargentu, centro geografico delle Barbagie: la “porta d’argento” secondo l’etimologia.

Feste religiose e pagane

Sardegna murales

I famosi murales di Orgosolo

Oliena, con i suoi vicoli tortuosi, le case candide ingentilite da balconi e pergolati e le tante chiesette ai piedi della montagna calcarea del Supramonte,. Orgosolo, paese di pastori nella Barbagia di Ollolai con i suoi murales di denuncia politico-sociale degli inizi degli anni Settanta. Mamoiada, di cui è celebre il carnevale e Fonni, il villaggio più alto dell’isola dove d’inverno si scia, hanno conservato grazie all’isolamento molte case rustiche – nonostante interventi edilizi poco rispettosi dell’architettura tradizionale – e modi di vita e di lavoro di antica vocazione pastorale.
Come Desulo, Tonara, Aritzo, Belvì, borghi sulle pendici del Gennargentu che parlano un dialetto vicino al latino (il sardo è la più latina delle lingue neolatine) e festeggiano numerose ricorrenze, specialmente a carattere religioso.

Sardegna Festa s. AntiocoSardegna, Festa di San Antioco con il giogo di buoniQualche esempio? La processione del Corpus Domini a Desulo in cui le donne indossano il tradizionale costume rosso e uno zendalo nero sul capo; la festa della Madonna dellaNeve la prima domenica d’agosto al passo di Tascusì, ai piedi del Gennargentu; la Sagra del Redentore a Nuoro (ultimi giorni di agosto) con la sfilata del più interessante vestiario popolare dell’isola; a Fonni, in agosto, il palio dove corrono i migliori cavalli e cavalieri di una terra che di manifestazioni equestri se ne intende. Cavalieri nell’antico abbigliamento accompagnano a Orgosolo e a Dorgali le processioni dell’Assunzione il 15 agosto.
Sono occasioni preziose per ammirare testimonianze del folclore isolano e costumi, che ogni paese sardo vantava fino agli anni Sessanta, che si ritrovano altrimenti quasi unicamente nei musei etnografici.

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