Lunedì 15 Luglio 2024 - Anno XXII

Valerio e Silvia Travi: l’ultimo reportage

A ricordo di un amico e un collega che ci ha lasciato per l’ultimo viaggio. Era una banale, caldissima domenica di giugno

Valerio Travi
Valerio Travi

Dall’India, al Sikkim, al Tibet. Dalle terre del Sahara all’estremo nord europeo e americano; vale a dire dalla calura opprimente ai freschi-freddi prossimi al Polo. Dalle città d’arte e di cultura del vecchio continente, agli incanti naturali del Pacifico, dei Caraibi.  Il tutto in un vorticoso roteare di date, climi, aerei e aeroporti, treni e battelli, vestiti leggeri e pesanti, inframmezzati dai ritorni nel buen retiro di Via Canonica 59, quartiere cinese di Milano.
Questa era la vita intensa di Valerio e di Silvia, sempre alla ricerca di emozioni e sensazioni da fissare sulle pellicole fotografiche, da descrivere con accurate note tecniche e di costume con le quali Silvia, preziosa moglie, compagna, arricchiva le ricerche sul campo. Un campo vasto come il mondo.
Poi, in una banale e caldissima domenica di giugno, a una manciata di chilometri dal famoso quartiere cinese, lo schianto incredibile e feroce che ha messo fine alle peregrinazioni da continente a continente, al prezioso vagabondare alla ricerca di luoghi, persone, stili di vita, immagini e parole che sarebbero apparse, uniche per l’amore con le quali erano state concepite e realizzate, sulle riviste più note d’Italia.
Con la giovane figlia Arianna, Valerio e Silvia sono entrati, quasi senza rendersene conto, in una nuova dimensione, in un differente universo ricco di atmosfere rarefatte ed esclusive, ma ricco altresì di proposte e di spunti irrimediabilmente negati a noi che siamo rimasti quaggiù.

Valerio Travi, architetto per studi compiuti e giornalista-fotografo per passione, a cavallo di quest’estate torrida sarebbe entrato a far parte dei Collaboratori di Mondointasca, in modo originale e diverso dall’apporto abituale per altri Colleghi. Per mezzo cioè di una formula, tutto sommato “sperimentale”, che avrebbe sposato le sue immagini a commenti scritti differenti da quelli di un articolo convenzionale.
Quando ne aveva parlato, voleva essere ben sicuro che la sua idea fosse stata recepita in maniera corretta. Era ritornato sull’argomento più volte, in occasione della recente Outis al Palazzo delle Stelline e in uno scambio di vedute sul marciapiede di casa sua.
“Se vuoi, ne riparliamo quando torno dalla Thailandia (a destra di Via Canonica). Vorrei pubblicare su Mondointasca delle foto a “tema”, che verranno spiegate da brevissimi testi – delle semplici didascalie – che diano, insieme, note tecniche e ambientali sulle foto scattate: in quale momento della giornata e per quale motivo, con quale obiettivo, luce e pellicola. Aggiungendo, a beneficio dei lettori del web-magazine, annotazioni sul monumento, sulle persone ritratte, ponendo in risalto anche la “piccola storia” che ha suggerito quella specifica immagine e le motivazioni, gli impulsi, le sensazioni che l’hanno stimolata”.
Per cercare di dar vita a un gesto in fondo semplice e meccanico qual’è lo scatto di una foto, aveva precisato. In maniera tale che si potesse capire, senza dubbi o fraintendimenti, che il lavoro lui lo concepiva così, da sempre: serio, preciso, documentato, appassionato.

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Il primo tema sul quale ci siamo trovati d’accordo riguardava i monasteri ciprioti dei monti Troodos, con le immagini, ne sono certo, dei monaci, dei Pope (“ci sono personaggi incredibili” aveva aggiunto con entusiasmo) sulla natura rigogliosa dell’isola mediterranea. Avrebbe consegnato il tutto prima di volare in Groenlandia (a sinistra di Via Canonica) e al ritorno, avremmo stilato un elenco di altre proposte.
“Lo sai Valerio, vero, che Mondointasca non ha a disposizione grandi budget, anzi, sono piccoli budget, per compensare i Collaboratori; specie se si tratta di foto…”
Aveva sorriso, tra il divertito e il malizioso. Gli piaceva soprattutto l’idea di aver trovato spazio per presentare, carnalmente congiunte, le sue foto e le sue annotazioni, o quelle di Silvia. Foto che avrebbero giocato un ruolo da primedonne grazie anche (o soprattutto) all’agilità e freschezza dei testi forniti a corredo.
Prima della Groenlandia… dopo la Groenlandia.
Oppure – ed è l’ipotesi che preferiamo – tra un incontro e l’altro nel quartiere cinese di Milano.

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