
Percorrendo in auto la superstrada n°89, provenendo da Foggia, lo sguardo è catturato dalla immensa pianura del Tavoliere coltivata estensivamente a grano, poi, quasi senza preavviso, si apre sul promontorio del Gargano, che sembra emergere dal mare.
Dal finestrino la campagna cambia volto come una sorta di mosaico: onde di grano, ulivi argentei, vigneti e improvvisi scatti di fichi d’India che accendono i terreni più aridi di verde e rosso conferendo al paesaggio toni di grande suggestione.
Bisogna fermarsi per visitare la solitaria chiesa di San Leonardo in Lama Volara che compare a destra, dove è possibile parcheggiare. Siamo a 13 chilometri da Manfredonia, immersi in una campagna macchiata dal giallo delle ginestre. Isolata ma tutt’altro che marginale, questa chiesa romanica è stata per secoli un punto nevralgico di passaggio, accoglienza e spiritualità.
Da abbazia a presidio strategico

Fondata tra il XII e XIII secolo, probabilmente da agostiniani, l’abbazia si trovava lungo un’importante via di pellegrinaggio: la Via Francigena del Sud, che collegava il Gargano – e il santuario micaelico di Monte Sant’Angelo- ai porti pugliesi diretti verso la Terra Santa.
In questo contesto San Leonardo, non era solo una chiesa, ma un vero e proprio ospitale: offriva ristoro, cure e protezione a pellegrini, crociati e viandanti. Ed è qui che entrano in scena i Cavalieri Teutonici.
Tra il XII e il XIII secolo l’abbazia passò sotto il loro controllo, diventando un presidio strategico lungo le rotte verso l’Oriente. La posizione isolata, oggi così suggestiva per chi arriva, all’epoca era funzionale, lontana dai centri abitati, ma perfettamente inserita in una rete di percorsi frequentati.
Una tappa per riscoprire il viaggio lento

Il portale della chiesa, è uno degli elementi più affascinanti: finemente scolpito, rappresenta uno dei migliori esempi di romanico pugliese.
Figure simboliche, motivi vegetali e richiami biblici si intrecciano in una narrazione di pietra che accoglieva e impressionava i viandanti, quasi a segnare un passaggio dal mondo terreno a uno spazio protetto e sacro.
Fermarsi qui, oggi, significa riscoprire il senso del viaggio lento…anche se appena oltre il muretto, la modernità ci ricorda che puoi arrivare a Foggia in dieci minuti grazie a una superstrada veloce.
Ma forse è proprio questa vicinanza a rendere la sosta ancora più preziosa: basta fare pochi passi fuori dal tempo, lasciando scorrere le auto mentre tu resti fermo come facevano i pellegrini secoli fa.
Manfredonia, i murales e Lucio Dalla

Poco più in basso si apre il golfo di Manfredonia, largo e quieto. Affacciata su questo mare luminoso, Manfredonia si presenta come una soglia naturale verso il Gargano, quasi una porta spalancata tra mare e terra.
Qui l’Adriatico si distende placido, protetto dai furiosi venti del nord, accarezzando un porto che vive ancora del ritmo autentico della pesca: barche colorate, reti stese al sole, voci che s’intrecciano all’alba.
Nel quartiere Boccolicchio, di fronte al porto, Lucio Dalla, con sua madre Iole, trascorse diversi anni della sua infanzia e adolescenza giocando nelle piazzette e facendo scorribande nella via Manfredi, dove viveva il nonno. Lo ricordano i numerosi murales dedicati al grande cantautore.
Il Castello e i tesori del Museo Archeologico

Il cuore della città batte attorno al suo imponente Castello svevo-angioino-aragonese, che domina il lungomare con una presenza solida ma elegante. Gli Angioini lo hanno reso più difensivo, gli Aragonesi gli hanno dato quell’aspetto compatto e potente che ancora oggi incute rispetto.
Le sue mura raccontano secoli di storia, mentre all’interno il Museo archeologico custodisce tesori antichi, a cominciare dalla preistoria, per arrivare alle celebri stele daunie, enigmatiche e affascinanti, che restituiscono il volto più remoto di questa terra.

Entrare nel museo archeologico nazionale di Manfredonia significa fare un salto indietro di quasi tremila anni, quando queste terre erano abitate da un popolo misterioso e affascinante: i Dauni. Le stele daunie sono forse la loro voce più intensa. Non sono semplici pietre: sono come pagine scolpite, lasciate da una civiltà che non ci ha trasmesso nulla di scritto, ma che ha inciso nella roccia la propria memoria. Risalgono all’ VIII e al VI secolo a.C. e venivano infisse nella terra a indicare la presenza di tombe importanti.
Su di esse, come un fumetto, compaiono scene di vita quotidiana: cerimonie, combattimenti, rituali sacri, dove ogni simbolo ha un significato che ancora oggi cerchiamo di interpretare.
E forse è proprio questo il loro fascino: non ci raccontano tutto, ma abbastanza da farci immaginare. Enigmi scolpiti nella pietra tra storia e mistero. In questo museo si conserva la più grande collezione al mondo: circa duemila stele, anche se solo una piccola parte è esposta. Poi, nei dintorni, ci sono le preziose testimonianze della profonda religiosità di queste genti: santuari, chiese campestri, cattedrali romaniche.
Manfredonia tra mare e campagna generosa

Manfredonia non è solo mare: alle sue spalle si apre una campagna generosa, dove l’agricoltura prospera tra uliveti e campi coltivati a grano, ortaggi e fichi d’India, disegnando un mosaico di paesaggi che variano a seconda delle stagioni. È un equilibrio armonioso tra lavoro, natura e tradizioni, dove ogni prodotto sembra portare con sé il sapore del sole.
A pochi chilometri, Siponto aggiunge un tocco quasi sospeso nel tempo: la città perduta, piegata da un terremoto feroce ma non cancellata per sempre. È qui che entra in scena Manfredi di Svevia, figlio di Federico II. Di suo padre aveva ereditato molto più di un regno. Federico II, lo “Stupor Mundi”, amava queste terre di Puglia, luminose e strategiche, e le aveva disseminata di castelli, simbolo di un potere che era anche cultura e intelligenza.
La creatura di Re Manfredi

Manfredi però non voleva solo custodire quell’eredità: voleva lasciare un segno suo. Guardando le rovine di Siponto e il mare aperto davanti, immaginò una città nuova, forte, affacciata sul golfo, capace di rinascere dalle macerie. Così, intorno al 1256 nacque Manfredonia. Non fu solo un atto politico, ma quasi un gesto di sfida al destino: costruire dove il terremoto aveva distrutto.
Si racconta che Manfredi amasse profondamente questo luogo, che ne seguisse i lavori con attenzione, come si segue la crescita di un figlio. E forse è proprio questo che ancora si percepisce passeggiando sul lungomare: una città che non dimentica le sue origini, nata tra rovine e speranza, tra la grandezza visionaria di un padre e il coraggio concreto di un figlio. (continua mercoledì 20 maggio: Siponto, la città perduta del Gargano)
Informazioni utili:
www.visitmanfredonia.com e www.manfredoniaexperience.it
Come arrivare
– In auto: uscire dall’autostrada A14 casello di Foggia, immettersi sulla SS 89 direzione Manfredonia.
– In treno: stazione FS di Foggia e poi con autobus o treno regionale.
– In aereo: all’aeroporto Gino Lisa www.aeroportidipuglia.it
Dove dormire e mangiare a Manfredonia
– Regio Hotel Manfredi: www.regiohotel.it
– Osteria Boccolicchio, via Arco Boccolicchio 15 – tel. 0884 090317
– Ristorante Bacco Tabacco e Venere, via Maddalena 84 – tel. 338 4218439
– Gelateria da Tommasino: www.tommasinogelati.it
– Risto Seashell al porto turistico – tel. 0884 511323.
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