Lunedì 6 Febbraio 2023 - Anno XX
Santiago de Compostela la Città di Pietra

Santiago de Compostela la Città di Pietra

Fulcro politico, economico e culturale della Galizia, ricca di magnifici monumenti, sede di un’università di grande tradizione. In più, città Patrimonio dell’Umanità e, da secoli, meta finale di un celebre itinerario storico e religioso, il Camino di Santiago

Santoago Facciata della Cattedrale

Facciata della Cattedrale

La leggenda racconta che è sorta su indicazione di una “stella”. Santiago de Compostela (Campus Stellae), detta anche la Città di Pietra, è davvero una città unica. Preziosa. Ben situata al centro della Galizia – la Comunidad più nord occidentale della Spagna, Santiago (260 metri s.l.m., poco meno di 100.000 abitanti) è pressoché equidistante e facilmente raggiungibile dalle capitali delle quattro province della regione (La Coruña, Lugo, Pontevedra e Orense) e dista una cinquantina di chilometri dall’oceano Atlantico.

Cento diverse architetture e una gemma: la Cattedrale

Santiago

Nel nucleo storico di Santiago per più di un millennio si sono susseguiti e sovrapposti molti stili architettonici: il naif pre-romanico, il lineare romanico, il decorato gotico, il ridondante barocco, il modernista neoclassico. Nonostante ciò – e malgrado le tante generazioni di artigiani scalpellini e l’inclemenza del tempo notoriamente piovoso – la città del Camino concede scorci e vedute uniformi  e armoniche, grazie al materiale di costruzione rimasto inalterato nel tempo: l’umile granito. La cattedrale costituisce il punto di riferimento, il cuore pulsante di Santiago de Compostela da quando, nel IX secolo – per proteggere il sepolcro dell’Apostolo, indicato da una stella – sorse come semplice chiesetta per volere di Alfonso II il Casto. Pochi decenni dopo, il luogo di culto fu trasformato da Alfonso III in basilica pre-romanica, distrutta nel 997 dai moros di Almanzor (l’Apostolo, secondo i resoconti religiosi, non la prese bene e divenne il leggendario Matamoros della Reconquista combattuta al grido di Santiago y Cierra España! ). Ricostruita tra l’XI e il XIII secolo con una bella struttura romanica, nella seconda metà del Cinquecento la cattedrale fu violata da Drake (ma la disorganizzata reazione della Invencible Armada conseguì l’esatto opposto del successo riportato con la cacciata dei Moros e l’unificazione della Spagna).

All’interno del Tempio

Santiago Portico della Gloria

Portico della Gloria

Fortunatamente, a parte alcuni dettagli gotico-rinascimentali, l’interno ha conservato le semplici geometrie del romanico, mentre la facciata (XVIII secolo) tradisce le pur interessanti bizzarrie del barocco. Ma il grandissimo capolavoro, il fiore all’occhiello della cattedrale, l’opera che ha collezionato una messe di lodi (è stata definita “la gloria dell’arte cristiana, il monumento iconografico più completo della scultura medioevale, la meraviglia dell’arte universale”) è costituito dal gruppo scultoreo del Portico della Gloria. Nel nartece i tre portali intagliati da Maestro Mateo verso la fine del XII secolo contengono quasi duecento magnifiche sculture, ispirate – come sempre nel romanico – alle più importanti vicende della Bibbia: profeti e apostoli, angeli ed evangelisti, personaggi dell’Apocalisse e scene del Vecchio Testamento contornano nel timpano la figura del Cristo con le piaghe nelle mani, piedi e costato. Sotto il redentore, nella bifora, Santiago – dal volto ieratico vagamente bizantineggiante – esibisce una pergamena con la scritta “mi mandò il Signore”.

Santiago

Ai piedi della colonna, dalla parte opposta, rivolta verso l’altare, la statua di Maestro Mateo con una pergamena che ne immortala le capacità  artistiche (architectus). L’interno della cattedrale propone navate – alleggerite da eleganti archi romanici – che sfiorano i 100 metri di lunghezza, sul  fondo l’imponente, aureo altare maggiore churrigueresco, simbolo del trionfo del  barocco nel XVII e nel XVIII secolo; magnifico il tabernacolo. Sotto l’altare, la cripta (IX secolo) con le reliquie di Santiago (ritrovate soltanto nel XIX secolo, dopo essere state nascoste durante l’invasione dei pirati di Drake). Elemento di colore non meno che di devozione (ma anche valido come “deodorante” nei tempi in cui ai peregrinos era concesso pernottare, bivaccare e financo soddisfare alcuni bisogni all’interno della cattedrale), il celebre ed enorme botafumeiro, dispensa incenso durante le cerimonie, grazie alla cadenzata fatica di otto persone.

Le quattro piazze di Santiago

Santiago Plaza del Obradoiro

Plaza del Obradoiro

Fulcro di  Santiago de Compostela, la cattedrale è circondata da quattro piazze (Obradoiro, Platerias, Quintana, Azabacherìa o Inmaculada) tutte armoniosamente disegnate per costituire degna cornice della meta finale del Camino. Oltre alla cattedrale e all’adiacente Palacio de Gelmirez (magnifico esempio di romanico civile, notevole il Salòn Sinodal della seconda metà del Duecento) la rettangolare Plaza del Obradoiro contiene splendidi monumenti anche sui restanti tre lati. Non è azzardato ritenerla una delle più belle piazze del mondo e certamente ha svolto un ruolo decisivo nel convincere l’Unesco a dichiarare Santiago di Compostela Città Patrimonio dell’Umanità (1984). Di fronte, si ammira il Pazo (palazzo in galiziano) de Raxoi (Rajoy in spagnolo), un’imponente costruzione neoclassica (XVIII secolo), oggi sede della Xunta della Galizia, sovrastata dalla statua equestre di Santiago Matamoros brandente la sciabola durante la battaglia di Clavijo.

Santiago Plaza de las Platerìas

Plaza de las Platerìas

Dallo scalone della cattedrale, rivolto lo sguardo a sinistra, si nota il Collegio de San Jeronimo, dalla facciata tardo romanica con effigi di alcuni santi; sul timpano una Vergine con bambino. Di fronte, a destra di chi guarda dalla cattedrale, appare per tutta la lunghezza del lato nord della piazza il monumentale Hostal de los Reyes Catolicos, voluto nel 1492 da Ferdinando e Isabella per accogliere pellegrini e ammalati (l’ospedale operò fino al secolo scorso, prima di divenire uno dei più lussuosi alberghi della catena dei Paradores). L’architetto Enrique de Egas profuse il meglio della sua capacità, fondendo mirabilmente lo stile rinascimentale con il plateresco, di cui la facciata e il decoratissimo portale con le effigi dei Re Cattolici costituiscono uno splendido esempio. Al  centro della Plaza de las Platerìas (per le tante botteghe di plateros, argentieri, che vi si affacciavano) si nota la Fuente, fontana de los Caballos e, superata la scalinata del XVIII secolo, merita attenzione l’unica porta esterna della cattedrale in stile romanico (sovrastata dalla Torre el Reloj o Berenguela). Notevole il barocco galiziano della Casa del Cabildo.

Porta Santa

Porta Santa

Platerìas comunica con la più vasta Plaza de A Quintana, affascinante non meno che intrigante (basti segnalare che una scalinata la divide in Quintana de Vivos e in Quintana de Muertos, quest’ultima – in galiziano Dos Mortos – citata in un poema di Garcìa Lorca). Dalla piazza si entra nell’abside della cattedrale attraverso la Puerta Santa, aperta soltanto durante l’Anno Santo Compostelano, quando il 25 luglio, festa di Santiago Apostol, cade di domenica (così sarà nel 2004). Dalla parte opposta alla cattedrale si erge l’imponente e grigio muro di granito del Monastero di San Pelayo de Antealtares o Convento de San Paio, dall’inquietante sobrietà, trapuntato soltanto da 48 finestre chiuse da grate. Fu fondato nel IX secolo da Alfonso II per custodire la tomba di Santiago appena scoperta. Più allegra, nella parte superiore della piazza, la barocca Casa de la Parra (XVII secolo), in quella inferiore, con eleganti portici, la Casa dei Canonici o dos Bispos, nota anche come Conga, potrebbe dirsi in “comproprietà” con la già descritta Plaza de las Platerìas facendo  parte di entrambe.
L’attuale, fiorita Plaza de la Inmaculada, ex piazza del Paradiso e nota anche come Azabacherìa (vi si radunavano gli artigiani che lavoravano il gavazzo o gaietto, una varietà di lignite dura usata per bottoni e ornamenti), confina con la parte nord della cattedrale e completa le piazze che le fanno da corona. Sulla Inmaculada si ammirava una bella facciata romanica del Duecento, abbattuta nel XVIII secolo per costruirne una neoclassica; la sua porta, ora secondaria, era la più importante perché vi transitavano i peregrinos al  termine del Camino (appena entrati si spogliavano ai piedi di una croce per procedere “nettati” a venerare le spoglie di Santiago). Dall’altra parte della piazza, il più importante monastero cittadino per storia e dimensioni (circa 20.000 metri quadrati) San Martiño o Martìn Pinario oggi seminario. La prima costruzione, un oratorio, fu fondata nel 912 dal vescovo Sisnando, nel 1102 divenne un importante  centro religioso per volere del vescovo Gelmirez, per essere trasformata nel XVI secolo in un convento dalla facciata monumentale (terminata soltanto nel 1738) sovrastata da una statua di San Martino su uno scudo di Spagna scolpito tra due eleganti colonne. Molto belli i due chiostri interiori, notevoli le scalinate, merita una visita il refettorio per la sua ardita volta. La chiesa del monastero, in Plaza San Martìn vanta una magnifica facciata plateresca, non meno ammirevole la barocca Pala dell’altare maggiore financo più bella di quella custodita nella cattedrale.

Gli ultimi passi del Cammino

Santiago Giovani davanti all'Hotel Reyes

Giovani davanti all’Hotel Reyes

Dalle piazze che circondano la cattedrale si apre un dedalo di strade medioevali intrise di storia, vedasi il tratto finale del Cammino, inalterato nei secoli: superate le mura di Santiago attraverso la Puerta del Camino (Porta Francigena ai tempi della Guìa di Aymeric Picaud, conducente a los peregrinos de la naciòn francesa, da cui il Camino Francès), il peregrino giungeva alla cattedrale percorrendo le attuali Rua das Casas Reais, Rua das Animas, Plaza de Cervantes per sbucare nella Azabacherìa. Le ruas più tipiche e animate sono quelle do Vilar, la Nova, la Franco e das Orfas che si dipartono dalle Plazas Platerìas e de la Quintana. Vanno godute di sera, quando tra i severi muri di granito riecheggiano i canti della gioventù universitaria e dai tanti bar e ristoranti escono comitive di gallegos, dal robusto appetito appagato e resi allegri da qualche bottiglia di Ribeiro. Chi visita Santiago non compie soltanto un viaggio di routine, non vede soltanto “un’altra città” della Spagna. Santiago è sinonimo di cultura, storia plurisecolare e ininterrotta, le sue strade, i palazzi, le case sono rimaste intatte nel tempo (per non parlare di tante chiese, San Miguel dos Agros, San Benito del Campo, San Felix de Solovio e Santa Maria del Camino poco distante dall’omonima Puerta). La città possiede quel “qualcosa in più” conferitole dall’atmosfera e dalla spiritualità del Camino. E la notte, nel silenzio mistico della Plaza del Obradoiro, al viaggiatore sembra di ascoltare in lontananza il grido di raccolta e di incitamento rivolto ai peregrinos nell’idioma medioevale dell’Europa nascente: E ultreia! E sus eia! Deus aia nos! (E oltre! E sopra! Dio ci aiuta!).

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