Lunedì 24 Giugno 2024 - Anno XXII

Transcantabrico, “albergo” su rotaie

Transcantabrico

Un viaggio dai ritmi diversi, con il treno. Attraverso la storia, l’arte, la religiosità della Spagna del nord. Tonificati dal mutevole clima atlantico che ravviva una natura di per sé già splendida

Interno del treno Transcantabrico
Interno del treno Transcantabrico

Andy Warhol asserì che in questi tempi moderni la popolarità non dura più di un quarto d’ora. Se si parla di turismo, il treno, grande innovazione del trasporto terrestre, resistette ben più a lungo, fin quando venne sostituito dall’automobile e con l’avvento dell’aereo finì tra i “memorabilia”.
Epilogo del turismo ferroviario rimase l’Orient Express a combattere una battaglia persa dalla Belle Epoque contro la tecnologia, il consumismo di massa, gli alberghi dormitorio.

Comodità e funzionalità del Transcantabrico

transcantabrico La Spagna Verde del nord ovest
La Spagna Verde del nord ovest

Recentemente qualche proposta di viaggio in treno – non solo in funzione di vettore ma anche di albergo itinerante – riappare negli opuscoli degli operatori turistici. E’ il caso del Transcantabrico che adempie una doppia, meritoria funzione: presenta un turismo diverso dal solito e porta a conoscere la Spagna nord occidentale, assai interessante ma ancora poco nota.
In effetti, non certo per assenza di bellezze naturali e artistiche, la cosiddetta Spagna Verde e la Castilla y Leòn sono visitate meno di quanto meritino. Ciò è dovuto – oltre alla posizione geografica defilata rispetto alle vie di comunicazione a sud dei Pirenei – alla pesante concorrenza delle regioni mediterranee, dispensatrici di svaghi balneari e abbronzature doc e soprattutto dell’Andalusia che della Spagna turistica tradizionale (e nella mente del potenziale viaggiatore) resta la quintessenza.

Mille chilometri all’insegna del relax

transcantabrico Le tappe di viaggio da Leòn a Santiago
Le tappe di viaggio da Leòn a Santiago

In un viaggio settimanale inferiore ai mille chilometri, lungo un itinerario che raggiunge Santiago de Compostela dalla “castellana” Leòn (o viceversa; un identico treno viaggia contemporaneamente nel senso contrario) il Transcantabrico conduce alla scoperta di quella che si potrebbe definite l’altra Spagna, trasformandosi via via in vettore, albergo bed&breakfast, salotto, biblioteca, bar e discoteca. L’esperienza turistica sui binari si svolge senza concitazioni. Dopo il pernottamento nelle principali stazioni – non sono previsti spostamenti notturni – e la prima colazione non innervosita da sveglie antelucane, il treno si muove per coprire una parte dell’itinerario programmato, sbarcando poi il viaggiatore per una visita, con il pullman al seguito, guidata da un accompagnatore poliglotta. La giornata trascorre piacevolmente in un succedersi di paesaggi goduti dal finestrino, escursioni – delle quali una in battello – passeggiando o godendo il panorama dal belvedere di un ristorante a pranzo e a cena. Composto soltanto da otto carrozze, quattro “letto” e altrettante “salones” sociali, El Transcantabrico ottempera ai due vecchi adagi “poca brigata… e chi va piano…”, garantendo una tranquilla vivibilità sia nelle soste sia, grazie alla relativa velocità, in movimento.

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La Spagna più “vera”. Lo testimonia la Storia

transcantabrico Giovane Santillana (Cantabria)
Giovane Santillana (Cantabria)

Perché le regioni nord occidentali della penisola iberica rappresentano l’altra Spagna? Facile dimostrarlo, ricorrendo alla storia, alla cultura e alla meteorologia. L’invasione araba, iniziata nell’anno 711 con l’attraversamento dello Stretto di Gibilterra, impiegò pochi anni per raggiungere i Pirenei e valicarli, ma non occupò totalmente la penisola iberica. Le terre comprese tra le aspre montagne della “Cornisa” (cordigliera) Cantabrica e le inquiete acque dell’Atlantico rimasero cristiane: non perché i seguaci di Maometto le avessero volutamente trascurate (ovviamente provarono ad assoggettarle) ma per la fiera resistenza opposta dai misteriosi Baschi nonché dagli Iberi celtizzati, gli Astures (nel Principato delle Asturie si commenta con non celata superiorità: “solo le Asturie sono la Spagna, il resto è tutta terra conquistata).

Basilica di Covadonga
Basilica di Covadonga

A Covadonga, sotto gli svettanti Picos de Europa, re Don Pelayo vinse una battaglia (in realtà una scaramuccia di poco conto) così importante da dedicare alla Vergine un eremo che nel corso dei secoli è divenuto basilica, orgoglioso simbolo dell’indipendenza della Spagna iniziata con la Reconquista. A unificazione da poco avvenuta iniziarono le grandi avventure marinare, dall’Atlantico al Nuovo Mondo, la corsa alle ricchezze dell’El Dorado. Sulle orme di Legazpi, “conquistador” delle Filippine (e prima di lui il suo compaesano Elcano aveva compiuto il giro del mondo cominciato da Magellano) i Baschi, e con loro i Cantabri e gli Asturiani solcarono le vie del “Mare Oceano” più di quanto imboccassero quelle per Barcellona o Madrid. Queste vicende possono spiegare il vezzo degli spagnoli delle terre visitate dal treno-albergo nell’etichettarsi “Iberici doc”, con origini addirittura risalenti alla nascita dell’uomo, testimoniate dai graffiti e dalle pitture rupestri di Altamira (la Cappella Sistina del Quaternario).

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Itinerari religiosi, culturali e artistici

La cattedrale di Leòn
La cattedrale di Leòn

L’interesse culturale e storico, non meno che turistico e paesaggistico, dell’itinerario del Transcantabrico è ulteriormente arricchito dal percorso iniziale (o finale, se si compie il viaggio nel senso contrario partendo da Santiago de Compostela) tra Leòn e Bilbao, nella Castilla y Leòn, culla della Spagna attuale. Dopo aver visitato Leòn per ammirare il rosone e le vetrate della cattedrale e i teneri dipinti romanici nel “Panteon” di San Isidoro, il viaggiatore percorrerà parte di quel “Camino de Santiago” di cui rivedrà – una settimana dopo – il leggendario punto di arrivo, la Plaza del Obradoiro a Santiago. Superate le Asturie (il Principato, destinato a diventare di gran moda con la prossima regina di Spagna nata a Oviedo) si entra nella Galizia, dalla gente ovviamente affine ad asturiani e cantabri, ma con qualche distinguo. Nell’estremità occidentale dell’Europa – da Capo Finis Terrae, Finisterre in spagnolo, Fisterra in gallego, i legionari romani contemplavano la sparizione del sole nell’ignoto orizzonte – generazioni di galiziani vennero al mondo per affrontare un mare generoso ma ribollente e una terra struggentemente amata ma negata da una retrograda proprietà di nobiltà e clero. La loro lingua, somigliante all’idioma del vicino Portogallo, verso la fine del Trecento era esclusiva dei poeti; si componevano versi in gallego, non in castigliano, e fu sul punto di divenire lingua nazionale spagnola, analogamente a quanto accadde in Francia tra la “langue d’oc” e quella “d’oil”.

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