Mercoledì 23 Settembre 2020 - Anno XVIII

Come va il turismo? Male grazie!

Mao guidò la Grande Marcia, Ferreri diresse la Grande Abbuffata, nel Belpaese sta imperando la Grande Rella (soldi nisba). Una volta la gente viaggiava e negli aeroporti riceveva la chiamata in extremis per imbarcarsi sull’aereo, la Last Call. Sarà che leggere Last faccia un certo effetto o che meni buono, […]

Mao guidò la Grande Marcia, Ferreri diresse la Grande Abbuffata, nel
Belpaese sta imperando la Grande Rella (soldi nisba). Una volta la
gente viaggiava e negli aeroporti riceveva la chiamata in extremis per
imbarcarsi sull’aereo, la Last Call. Sarà che leggere Last faccia un
certo effetto o che meni buono, sta il fatto che questa parola inglese
per dire ultimo è ormai onnipresente, costituisce un vero e proprio
talismano allorquando si tenta di cuccare quel che resta dei turisti
d’antàn, quel poco del mercato dei viaggi sul quale (a colpi di Last)
si sbranano tanti facenti viaggiare. Non contento del (quasi) flop del
Last Minute (perché, d’accordo, qualcuno abbocca e parte, ma a margini
sempre più risicati, mentre i costi generali son quelli di prima, e
allora dov’è il business?) un tour operator veneziano è arrivato a
inventare (riferisce una newsletter del trade, 29/10) financo il Last
Second. Dall’ultimo minuto all’ultimo secondo, dopodichè chi si sente
di escludere che si passerà ai centesimi eppoi ai millesimi (di
secondo) sicchè i booking dei viaggi dovranno dotarsi degli stessi
cronometri usati da Todt e Briatore per misurare i tempi di Schumacher
e Alonso?
Allora, come va il Turismo (Last Minute e Last Second a
parte)? Ri-male, come già detto. E non solo nel comparto viaggi
(leggasi tour operating e agenzie rivenditrici) ma anche, se non
soprattutto, nel settore trasporti (leggasi, ovviamente, aerei). Se
Alitalia piange Volare non ride, e mentre a proposito della prima si
parla solo di sprechi e di hostess in frequente quasi epidemica
malattia, per quanto riguarda la seconda si parla (anzi si scrive,
Corriere della Sera 8/11) pure di fatture false.
Vabbè, d’accordo,
il turismo avrà il fiatone, ma si parla dell’outgoing, di meno gente
che parte dal Belpaese per vacanze all’estero. E il turismo incoming
(altra parrocchia) quello che la gente la fa venire? Male anche lui.
Sì, è vero, adesso c’è l’euro e tutti sono ugualmente poveri o ricchi
(meno). La colpa non è tanto della o delle valute, quanto delle
infrastrutture turistiche del Belpaese, della promozione e
dell’immagine, delle tecnologie, del rapporto prezzo/qualità. Basta
aver raccolto le notizie lamentate durante l’estate. Eccole!
“Venezia
Turismo”: il turismo? male: arrivi – 4%, consumi – 6% … il “Sindacato
Italiano Balneari”: nelle 15 regioni bagnate dal mare segnali negativi
a giugno (- 30% in Puglia, – 20% in Veneto, – 25% in Emilia) i turisti
stranieri continuano a disertare le nostre spiagge, è aumentato solo il
“turismo mordi e fuggi … “L’Espresso, 22/7”, Il Villaggio cerca manager
– Tour Operator in crisi: Parmatour in vendita; Cit, sospese
contrattazioni in Borsa; Ventaglio ha chiuso in perdita sia il bilancio
2003 che i primi 6 mesi del 2004; Valtur, a risistemare conti e debiti
ci pensa Tatò; Alpitour ha chiuso in leggero utile dopo 2 anni di rosso

“Corriere della Sera” (Giuliano Zincone), sempre meno soldi in
giro, ceto medio sempre più povero, 40 anni fa aveva la colf, la
seconda casa, andava in trattoria e viaggiava – ne ha guadagnato chi un
tempo serviva questo ceto medio quasi gratis … “Provincia di Rimini”
(Newsletter), periodo nero, ok solo weekend o strutture per giovani
–ingressi disco e camere quadruple a prezzi stracciati … “Corriere
della Sera”, consumi in frenata, mai così giù dal ’96, in maggio
vendite al dettaglio scese del 3,2%, in calo alimentari e made in
Italy, Confcommercio, dati peggiori da 10anni …. “Corriere della Sera”
(Beppe Severgnini), le cose per il turismo non vanno bene. Siamo
indietro, soltanto il 5% delle strutture ricettive ha una presenza
sulla rete, contro una media europea del 35%. Come dire: se cerco un
albergo olandese 3 / 4 volte su 10 lo trovo, se cerco un albergo
italiano 19 volte su 20 non lo trovo” … “Corriere”, informatica, i
musei italiani sconfitti, il sito scheda dei musei nazionali italiani è
lontano anni luce dai musei anglosassoni, gli Uffizi non sono
attrezzati per la vendita degli ingressi online (praticata da quel
tempo al Louvre e al Metropolitan di New York, ove è anche proposto un
tour virtuale), non si contano i siti interattivi e marketing dei musei
stranieri, quello del British Museum pensa anche ai kids, segnalando
persino dove cambiare i pannolini, nel resto del mondo oltre
all’inglese il sito di un museo che si rispetti propone molte altre
lingue (francese, tedesco, spagnolo,giapponese), se visiti il sito di
un museo italiano e poco conosci le lingue di Dante e Shakespeare, sei
fregato. Cuntent?

© RIPRODUZIONE RISERVATA