Martedì 4 Ottobre 2022 - Anno XX
Spigolando tra turismo e dintorni

Spigolando tra turismo e dintorni

MyAir ce l’ha fatta a prendere il volo per il rotto della cuffia?Eh sì, perché in questo Belpaese tuttora stritolato da lacci, laccioli, permessi, bolli e timbri di enti, che spesso sono stati creati solo per contraddirsi, sovrapporsi e annullarsi, MyAir è riuscita a far partire i suoi primi voli […]

MyAir ce l’ha fatta a prendere il volo per il rotto della cuffia?
Eh sì, perché in questo Belpaese tuttora stritolato da lacci, laccioli, permessi, bolli e timbri di enti, che spesso sono stati creati solo per contraddirsi, sovrapporsi e annullarsi, MyAir è riuscita a far partire i suoi primi voli (e pure di venerdì 17, dicembre). Ha dovuto però ricorrere a "carte", altri ammennicoli e sigla di volo della "amica" (si fa per dire) compagnia maiorchina Lte Volar (!). Onore al merito, se si pensa che, oltre a dover affrontare l’immenso Kaos della Burocrazia italiana, la sullodata neocompagnia avrà pure dovuto disinnescare qualche maleficio dell’appiedata Volare.

Per una Compagnia che la sfanga un’altra resta nei guai?
Credevate che l’Alitalia fosse guarita! Forse in autunno prese un brodino, ma con l’inverno gli acciacchi vengon fuori. E la brava Antonella Baccaro (Corriere 16/12) le misura la febbre: il greggio aumenta, meno guadagni; dati traffico miserelli (- 0,9% a fronte del + 2% dichiarato dalla Aea (Assoc. Comp. Aeree Europee); puntualità, sempre al 21° posto su 26 (chissà la 26a! ndr); e va peggio la perdita bagagli, 22° posto; i negoziati sugli esuberi sono tutt’altro che finiti e quanto prima occorrerà sfoltire mettendo mano ai cartellini rossi; ai sindacati (papà degli scioperi) va mica bene che "AZ Service" si stacchi dal "Fly" (sennò Service la fanno diventare privata dopodiché si licenzia a gogò). Allacciare le cinture.

E Volare (come prevedevasi) resta appiedata?
Corriere 21/12, pag. 52: "268 turisti diretti a Mauritius tornano a casa dopo aver aspettato un aereo di Volare non partito dal Dubai; se fosse atterrato a Malpensa l’avrebbero sequestrato per debiti". Dedicato alle solite anime belle che pensavano di risolvere in un "amen" la crisi di Volare.

Trenitalia ha corretto la "Formula LC" in LCHD (Low Cost Horrible Delays)?
Eh
sì, a LC (che vuol dire Low Cost) la balda ex FFSS nostrana (che
dovrebbe investire in migliorìe invece di buttar via soldi in spot tivù
che prendono soltanto per il sedere milioni di pendolari) ha pensato
bene di aggiungere HB (che sta per  Horrible Delays, orribili ritardi).
Il primo treno Low Cost di Trenitalia, Roma-Milano, ha infatti tirato
su una bella ora e 23 minuti di ritardo (Newsletter, 13/12 h. 10,33).
Nonostante questi orari da ferrovia borbonica Napoli-Pompei (e per di
più in un viaggio inaugurale) il manager ex FFSS Vincenzo Saccà si è
detto soddisfatto dell’esordio (ma ha onestamente aggiunto "solo in
parte"). "Cuntent lü …".

Le agenzie viaggi sono state escluse dalle vendite dei Treni Low Cost?
I
biglietti del treno si vendono solo in web. E le agenzie di viaggi?
Zitte e mosca (riporta il TTG). C’era una volta a Milano il (diurno)
Cobianchi (nei sotterranei dei portici del Duomo) che faceva anche da
agenzia viaggi e pertanto andavi a comprare un biglietto ferroviario e
ci scappava pure una bella pisciatina. Adesso, grazie all’enorme potere
politico e contrattuale di Fiavet & C., un’agenzia viaggi non serve
nemmeno più per (si diceva antàn) "cambiare l’acqua al merlo".

Ignacio
Vasallo (ex direttore del Turismo Spagnolo di Milano) ha ispirato e
progettato un libro (Destinazione Spagna, Lunwerg Editores) con gli
articoli delle più grandi firme del Corriere della Sera del secolo
scorso? 
La pubblicazione di un così importante
libro (consacrante la grandezza della "querida España") ha generato
nell’autore di questa umile rubrica un entusiasmo inferiore solo
all’orgoglio di vantare Ignacio tra i suoi più cari amici. Ma in
cotanto giulebbe ha fatto pure capolino una punta di amarognolo. Tra
tanti grandi inviati è stato infatti dimenticato Max David (Cervia,
Zìrvia per i possessori di sangue "rumagnòl") che al mondo iberico,
alla sua cultura, alla tauromachia, dedicò anni di specchiata
professione. David escluso perché scrisse "troppo" sulle corride (suo
libro "cult", Volapiè, Bietti editore, 1969 – Hemingway gli confessò
"Ti invidio, avrei voluto saperle io tante cose"-)? Vabbè, Ignacio, per
stavolta sei perdonato.

Saragozza ha battuto Trieste e così l’Expo 2008 finisce in Aragona?
Elementare
Watson, sono anni che la Spagna frega il Belpaese (vedi la Coppa
America: quelli di Valencia a presentare soldi e progetti, roba
concreta; quelli di Napoli a cantare Funicolì-Funicolà con la camorra
scatenata e la mondezza a cielo aperto; come sparare sulla Croce
Rossa). Perché stupirsi? L’Italia è stata per secoli il Paese delle
lacerazioni, delle divisioni, dei Comuni in lotta; un Comune chiamava
in aiuto l’Imperatore, l’altro il Papa, dopodiché l’Imperatore e il
Papa si pappavano i due Comuni ("Franzia o Spagna purché se magna", ma
erano loro a "magnà").
La Spagna, per tre secoli un Impero (da cui
tradizioni e cultura del comando), oggi è uno Stato con tutte le sue
belle anomalìe e differenze (centralismo, autonomie, enti locali) che
però confluiscono nel pragmatismo del "tutti per uno ecc." e pertanto
il "generale" prevale su "lu particulare". Va bene gli ideali, ma
quando "ce vò" si bada al sodo (come in tutti i Paesi del mondo che non
vivono solo di bizantinismi e aria fritta). Tanto per fare un esempio,
il capo dei repubblicani catalani aveva recentemente suggerito il
boicottaggio di Madrid (Olimpiadi) 2012. Cos’ha fatto il resto della
Spagna? Ha solo replicato che durante le Feste non berrà una goccia di
Cava (spumante) catalano. E il capo catalano (gente "sensibile" alla
lira, non nel senso di strumento musicale)? Ha (dicono a Roma)
"abbozzato"; ha detto che si era sbagliato, anzi (da buon politico) era
stato capito male. Trieste, coi "blablabla" non si va lontano.

Boldi e De Sica hanno assicurato che il loro solito film di Natale non conterrà volgarità?
Alla
luce di quanto sopra due considerazioni. Uno: dopo tanti tagli lo
spettatore uscirà perplesso dal cinematografo non avendo capito il
messaggio culturale del film. Due: uscirà pure scontento: quando mai
pagare il biglietto per uno spettacolo che – "depurato"- dura sì e no
un quarto d’ora?

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