Sabato 3 Dicembre 2022 - Anno XX
Parco del Ticino, dove l’acqua è più blu

Parco del Ticino, dove l’acqua è più blu

Qualcosa di veramente speciale caratterizza le acque di questo grande “Fiume Azzurro”. Esso dà vita a un ecosistema naturale, popolato da migliaia di specie diverse di animali e vegetali. Luogo ideale per praticare sport all’aria aperta

Lanca D iBernate

Lanca D iBernate

Il Ticino è senza dubbio uno dei corsi d’acqua più conosciuti della penisola, sia perché prossimo ad agglomerati urbani di elevato valore culturale ed artistico (Novara, Pavia e in parte Milano), sia per la portata idrica, sia infine per la grande “storia” che vi si è sviluppata attorno. Da sempre il Ticino ha svolto funzione di confine e per secoli ha diviso il Regno Sabaudo dal Ducato di Milano. Oggi, “protetto” (per quanto possibile) da due Enti che sviluppano il loro territorio lungo l’asta del fiume (Parchi Piemontese e Lombardo), pare consolidare una presenza e una fruibilità che costituiscono un esempio di coordinamento amministrativo, salvaguardia delle tradizioni locali e apertura internazionale. In eguale misura su entrambe le sponde.

I percorsi “vita”

Ticino Parco del Ticino in bici

Parco del Ticino in bici

Fin dall’Ottocento una tradizione di origine finlandese ha preso piede, nel vero senso del termine, in Germania, Francia, approdando oggi anche nel nostro Paese. Si tratta dei “percorsi vita ” o “percorsi training”, cioè praticare sport all’aria aperta, nei Parchi naturali, con il triplice intento di rafforzare il tono muscolare, le capacità neuro-motorie e aumentare l’ossigenazione. Gli esperti in scienze motorie enfatizzano infatti la necessità di svolgere, con cadenza bisettimanale, degli esercizi “a corpo libero” in zone naturali, relativamente distanti dai fumi dei gas di scarico, in modo da favorire un corretto equilibrio organico e respiratorio. Il Parco del Ticino si presta bene a tale scopo, poiché è raggiungibile in meno di un quarto d’ora dai comuni  prospicienti e quindi diventa una valvola di sfogo per adulti, giovani, bambini e perché no, anziani, che vogliono incrementare la propria mobilità. Ticino Progetto MABPer fare un esempio, il “percorso vita” contiguo al  Mulino Vecchio di Bellinzago, si sviluppa su un anello di tremila metri suddiviso in quindici stazioni, per esercizi distanti centocinquanta metri una dall’altra. Si possono svolgere esercizi direttamente sul terreno o usufruendo degli attrezzi predisposti, come panche per gli addominali, barre per trazione,  pedane step, ecc. Il tutto a contatto con la natura, la vera sorgente d’equilibrio per l’ uomo. Valorizzazione quindi, della salute e del territorio, per creare un connubio di svago e benessere di elevata importanza, tanto che il Parco del Ticino è stato di recente introdotto nel Progetto MAB (Man-Biosphere, UNESCO) come zona di fondamentale valore naturalistico, scientifico-storico e di cultura locale, oltre che essere entrato a tutti gli effetti nella rete europea dei Parchi, l’Europarc.

I “numeri” del fiume

Ticino Vigevano Parco Ticino foto di A. Vecchi

Vigevano Parco Ticino foto di A. Vecchi

In quanto a lunghezza (248 chilometri) è “solo” il settimo fiume italiano, preceduto da Po, Adige, Tevere, Adda e persino dall’Oglio e dal Tanaro. Stessa posizione occupa la superficie del bacino fluviale (7.228 chilometri quadrati) mentre la portata massima si aggira intorno ai 1.142 metri cubi al secondo in ottobre e la minima in 51,8 metri in febbraio. L’acqua impiegata per scopi irrigui (coltivazione risicola) o deviata verso centrali idroelettrriche (spesso con effetto di depauperamento dell’alveo fluviale e conseguenti danni al patrimonio ittico) è stimata in 22 milioni di metri cubi al giorno d’estate e in 13 milioni di metri cubi d’inverno. Le principali canalizzazioni che si dipartono dal Ticino sono il Canale Regina Elena, la Roggia Molinara, il Naviglio Langosco e il Naviglio Sforzesco. Parliamo di sistemi che in alcuni casi hanno avuto origine secoli fa, supportati da studi idraulici per il trasporto delle merci, come quello ideato da  Carlo Cattaneo, sindaco di Milano e  protagonista delle Cinque Giornate, che diede vita a un progetto di traino di barconi fluviali mediante la forza dei cavalli, denominato “ipposidra” da “ippos” (cavallo) e “idra” (acqua), considerato vero modello di innovazione tecnologica nell’ormai lontano Ottocento.

Ticino, “padre e figlio” del Lago maggiore

Ticino Diga della Miorina

Diga della Miorina

E’ risaputo che il Ticino rappresenta la valvola di sfogo del grande lago prealpino, il cui livello è regolato da alcuni sbarramenti artificiali, come la diga della Miorina, a sud del ponte di Sesto Calende.
Questa diga serve per produrre energia elettrica, ma il defluvio del Ticino è regolato da tabelle e parametri vecchi di quarant’anni, frutto di un’intesa italo-svizzera, che ora appare assolutamente obsoleta e inadeguata. Il cambiamento climatico mondiale (effetto serra, buco nell’ozono, perturbazioni di tipo “el niño” e altro ancora) ha dato luogo a un susseguirsi molto più ravvicinato di alluvioni ed esondazioni del lago, con il  risultato poco piacevole che gli abitanti delle zone lacustri si ritrovano “allagati” con una frequenza troppo elevata: ogni quattro, cinque anni.

La nascita del Parco Piemontese

Fiume Ticino

Fiume Ticino

L’esigenza di salvaguardare l’ecosistema fluviale, da sempre molto sentita, ha trovato risposta nel 1978 quando, il 21 Agosto, è stato formalmente istituito il Parco del Ticino, zona protetta che si estende su un’area di seimila e cinquecento ettari, amministrata da un Ente di Gestione con sede nella storica Villa Picchetta di Cameri e costituito dagli undici Comuni della fascia fluviale della Provincia di Novara: Bellinzago, Cameri, Castelleto Ticino, Cerano, Galliate, Marano Ticino, Oleggio, Pombia, Romentino, Trecate e Varallo Pombia.
Dall’altra parte del fiume, un altro Ente, omologo, amministra invece la zona di pertinenza lombarda, totalmente indipendente da quella piemontese, sebbene legata ad essa da vari programmi di coordinamento soprattutto per la salvaguardia dell’ ecosistema. Per capire le ragioni di una situazione così particolare (due parchi confinanti, con lo stesso nome, le stesse esigenze e due Enti di controllo separati) è bene sapere che un Parco Naturale, cioè una zona di protezione territoriale ad elevato valore paesaggistico e scientifico, rappresenta quasi sempre un’emanazione del governo regionale di appartenenza (in questo caso Piemonte o Lombardia) e solo in pochi casi un’espressione dello Stato nazionale come invece, ad esempio, il Parco Nazionale del Gran Sasso o quello del Gran Paradiso. La maggioranza dei Parchi italiani è costituita in veste di “Ente funzionale delle Regioni” e quindi correlata a politiche fra loro spesso diverse, quando non addirittura discordanti.
Fra la sponda piemontese e quella lombarda del Ticino, comunque, regna da sempre un regime di ottima collaborazione, ciò che permette un lavoro coordinato che mira alla creazione, nel futuro, di un’unica entità a livello interregionale, soprattutto per seguire con efficienza gli spostamenti degli animali da una sponda all’altra.

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