Venerdì 26 Febbraio 2021 - Anno XIX
Diavoli stranieri sulla Via della Seta

Diavoli stranieri sulla Via della Seta


<span style=Diavoli stranieri sulla Via della Seta
di Peter Hopkirk, editore Adelphi, pagg. 313, € 23,00.

” width=”191″ height=”300″>

Diavoli stranieri sulla Via della Seta
di Peter Hopkirk, editore Adelphi, pagg. 313, € 23,00.

Sull’Asia centrale cinese sono stati scritti molti libri e articoli su svariati argomenti: viaggi, archeologia, arte, linguistica, politica e storia. L’autore di “Diavoli stranieri sulla Via della Seta” ha svolto un lavoro certosino nella ricerca delle informazioni e nella raccolta della documentazione attingendo a fonti scritte e non scritte. Il proposito è di ricostruire, per la prima volta, come dichiara Peter Hopkirk, la storia delle spedizioni archeologiche e chiarire cosa portò uomini così diversi in quel remoto e inospitale angolo della Cina, a grave rischio della salute e spesso della vita.
Il libro che ne è uscito è una cronaca accurata e fedele della storia ancora semisconosciuta ed emozionante, di un gruppo di esploratori provenienti da diverse nazionalità: Albert von Le Coq dalla Germania, Sven Hedin dalla Svezia, Sir Aurel Stein dalla Gran Bretagna, Pauol Elliot dalla Francia, Langdon Warner dagli Stati Uniti e il misterioso conte Otani dal Giappone, che hanno sfidato e sconfitto il caldo rovente, il gelo mortale, le tribù ostili, e persino i demoni che la leggenda voleva a guardia dei tesori disseminati lungo la Via della Seta.
“Improvvisamente il cielo diventa nero… e subito la tempesta aggredisce con violenza terrificante la carovana. Enormi vortici di sabbia mista a sassi sono sollevati in aria e turbinando colpiscono uomini e bestie. … sembra lo scatenarsi dell’inferno”.
Per secoli, dal graduale abbandono della Via della Seta in poi, il deserto del Takla Makan nel Turkestan cinese è rimasto un luogo tra i meno attraenti del pianeta.
All’inizio del secolo scorso, però, alcuni tra i migliori e più visionari studiosi di cose antiche – per caso e tutti insieme – decidono di partire alla scoperta delle civiltà che si dicevano sepolte, e intatte, sotto la sabbia, divenendo i promotori di quel che si definisce “la gara internazionale per le antichità del Turkestan cinese”.
Sulle scorrerie archeologiche intraprese a vasto raggio, con il consenso dei governi, in quel remoto angolo dell’Asia centrale nei primi decenni del Novecento, accanto ai detrattori dell’opera che hanno svolto gli archeologi, definiti spietati pionieri del collezionismo, altri affermano che grazie agli archeologi europei, una parte dei tesori buddisti del Turkestan è stata salvata dal fanatismo e dal vandalismo dei maomettani locali.

(Pi.Ricc.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA