Lunedì 26 Ottobre 2020 - Anno XVIII
Ventimiglia, il “Suk” del venerdì

Ventimiglia, il “Suk” del venerdì

La cittadina ligure di frontiera, al venerdì si trasforma in un mercato delle delizie dalle dimensioni incredibili, nel quale si trova di tutto. Meta di gite da altri paesi, primo fra tutti la Francia, sta a metà tra il mercato medievale e il suk arabo

Un lunghissimo serpente dalle spire di tenda, fa cadere in tentazione metro dopo metro: è il mercato del venerdì a Ventimiglia, che si avvoltola sinuoso sul lungomare della città, finalmente battuto da passi umani.
Di solito tale passeggiata viene ampiamente snobbata, a vantaggio delle più invitanti Bordighera e Menton, corredate da negozietti, baretti e gelaterie e non dallo scarno deserto dei Tartari che c’è qui di solito, eccetto oggi.

“Snake” Market

Veduta del centro storico di Ventimiglia (Foto:rivieradeifiori.org)
Veduta del centro storico di Ventimiglia (Foto:rivieradeifiori.org)

Il semplice avvicinamento è di per sé un problema. Incolonnamenti fin dal mattino presto, impossibilità di trovare parcheggio, ingestibile ressa. Normale amministrazione, per l’impareggiabile “italian suk” di frontiera.
Vengono organizzati pullman diretti espressamente a questo mercato addirittura dal nord Europa, soprattutto dalla Germania, ma si favoleggia anche dall’Olanda. Gli anglosassoni non mancano. Dalla Francia sbarcano code di acquirenti e si evince dalle targhe nei parcheggi improvvisati – molti dei quali sono significativamente a pagamento solo il venerdì – che alcuni plutocrati arrivano in incognito anche dal Principato di Monaco, ingolositi dai falsi d’autore che qui pullulano e che addosso a tali snobbiformi creature sono destinati a sembrare originali.

Maison “truffaut”

Per le vie del mercato
Per le vie del mercato

Qui si viene a cercare roba griffata, che a volte è vera e a volte no e a volte è di provenienza diciamo astrusa o per meglio dire creativa.
In questa specie di porto franco, il confine tra vero e falso assomiglia molto a quella struttura arrugginita che un tempo divideva Italia e Francia e che si attraversa a pochissimi chilometri da qui: una costruzione decrepita senza controllo alcuno.
Un paio d’anni fa ci fu un tentativo di bloccare alla frontiera questi pellegrini dello shopping taroccato: di ritorno dagli acquisti, i pronipoti dei Re Luigi venivano fermati da pattuglie di gendarmi accompagnate da elegantissimi esperti delle varie “maison” di moda, chiamati per riconoscere i capi d’abbigliamento e gli accessori non originali. Seguivano la spoliazione del bene fasullo e la congrua multona.
Ora alla frontiera non c’è più nessuno di vedetta, sebbene l’acquisto di merce contraffatta permanga un reato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA