Giovedì 18 Luglio 2024 - Anno XXII

Seychelles, i corsari dalla “bandiera nera”

Sychellen-foto dronepicr

L’arcipelago dell’Oceano Indiano, oggi meta di turismo d’élite, fino a due secoli fa era rifugio per i predoni del mare, che qui nascosero i loro “risparmi”. Oggi molti danno la caccia a questi forzieri. E ogni tanto qualcuno li trova

pirati Panorama di Mahé
Panorama di Mahé

Mettete di uscire a cena in un ristorantino vista-mare con una tizia che si chiama Marianna, come la “Perla di Labuan” che fece innamorare il Sandokan di Emilio Salgari. Mettete poi che, parlando del più e del meno, vi capiti di farle notare l’omonimia. Mettete infine che lei, dopo il caffè, vi inviti a casa sua “per vedere la raccolta di spade del nonno”. Cosa pensereste? Che ci sta provando, ovviamente. Invece no: Marianna vuol proprio mostrarvi le armi di un suo stimato antenato che di mestiere faceva il pirata, proprio come Sandokan.

Hodoul, mito isolano

Mahè Al largo di una delle isole dell'arcipelago (Foto:Koos Van Der Lende)
Al largo di una delle isole dell’arcipelago (Foto:Koos Van Der Lende)

A Mahé, isola-ammiraglia delle Seychelles, tutto ciò può accadere, perché molti discendono da quei predoni del mare che potete chiamare pirati, corsari o come vi pare. Così Marianna (o più esattamente Marianne) esiste davvero e di cognome fa Hodoul, come tale Jean-François che nel Settecento imperversò nell’Oceano Indiano e ora guarda i posteri da un ritratto sul muro.
Jean-François non è proprio il nonno di Marianne, ma un avo di ottava generazione; eppure tutti ne parlano ancora con affetto e rimpianto, come fosse morto ieri.
Del resto, il culto di Hodoul non è solo un vezzo di famiglia. A Mahé l’antico pirata è un eroe nazionale. A lui è intitolato un isolotto nel porto (Ilôt Hodoul). Alla sua epopea risalgono molti cimeli custoditi nel Museo storico della capitale Victoria. Il castello dove abitò (Château des Mamelles) è trattato come un santuario. E a Bel Air, bisecolare cimitero in collina, un sarcofago di pietra ne custodisce la salma, sotto una lapide con nome, cognome, qualifica professionale (“antico capo corsaro”) e sintetico giudizio a futura memoria (“fu giusto”).
Meno sintetici sono i libri di storia, dove si legge che il nostro, nato nel 1765, figlio di un macellaio provenzale, all’età di venticinque anni emigrò a Mahé in cerca di fortuna. Partendo da lì, nel 1792 prese ad assalire le navi inglesi che tornavano dall’India cariche di tesori: solo nel 1797 ne catturò ben undici. Ma tanta grinta fece reagire la flotta di Londra: circondato e bloccato in una baia, Hodoul fu costretto ad affondare il suo veliero. Poi si ritirò a Silhouette, la terza isola dell’arcipelago, diventò agricoltore e tale rimase fino alla morte (1835).

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Tesori nascosti …

Chi scrive non è mai uscito a cena con Marianne Hodoul, ma l’invito a casa sua (una villetta ottocentesca dell’Anse La Mouche, sulla costa ovest di Mahé) l’ha ricevuto davvero.
E l’ha accettato, per due motivi: anzitutto per vedere che differenza c’è tra il Corsaro Nero e un corsaro vero; in secondo luogo per capire quanto valgono certe voci secondo cui a Silhouette sarebbe tuttora nascosto il tesoro di Jean-François, raccolto in soli sei anni di “lavoro”, ma sufficiente a garantire al suo proprietario una “terzà età” dignitosissima.
Detto per inciso: le voci su Silhouette non sono un’eccezione. Anzi, alle Seychelles di tutte le isole si narrano storie simili. Ciò vale sia per le più vicine a Mahé, fatte di fertili lave e coperte di foreste tropicali, sia per le più lontane, nudi atolli corallini, rifugi di granchi, uccelli e tartarughe giganti.
A prima vista riesce difficile pensare che quel mondo luminoso e solare nasconda dei segreti. Eppure qualche segreto c’è, perché fino a duecento anni fa le isole meno battute erano le casseforti dove Hodoul e colleghi mettevano al sicuro i risparmi.
Avviso per eventuali guardie di finanza in ascolto: il tesoro di Silhouette forse non c’è; e se c’è nessuno ne sa niente; o se qualcuno ha notizie non me le ha dette; e comunque io non ho trovato nulla; perciò indagini fiscali a carico del sottoscritto sarebbero inutili. Ad altri però è andata meglio, perché i tesori dei pirati non sono leggende: ufficialmente, l’ultimo (107 monete d’argento) fu trovato nel 1911 sul remoto atollo di Astove; ma sottovoce tutti parlano di un altro forziere, recuperato clandestinamente a Thérèse, un’isola più vicina.

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