Lunedì 6 Febbraio 2023 - Anno XX
Fish River Canyon, splendido e inquietante

Fish River Canyon, splendido e inquietante

Aveva detto alla moglie: “scendo solo qualche metro per vedere meglio il paesaggio” ed è svanito nel nulla, per sempre. Il tedesco non l’ha più trovato nessuno; la moglie è tornata in Germania senza nemmeno il corpo

Torri di granito del Fish-River Canyon

Torri di granito del Fish-River Canyon

A Mister Joshua, direttore del campeggio di Hobas, piace molto raccontare questa storia, probabilmente perché nel corso degli anni ne ha visti tanti, troppi, di turisti attratti da una calamita che può diventare mortale: il Fish River Canyon, nell’estremo sud della Namibia. I peggiori, secondo lui, sono i fanatici del trekking, disposti a tutto pur di infilarsi negli abissi del canyon, probabilmente impreparati, o nella stagione sbagliata quando un mare d’acqua fangosa può arrivarti addosso all’improvviso, magari a un giorno di marcia da qualsiasi riparo. Forse proprio questa è la ragione nascosta che ha spinto escursionisti di tutto il mondo a lasciare innumerevoli montagnole di pietre sui tavolati che strapiombano lungo le pareti del Fish River Canyon; ex voto propiziatori destinati a ingraziarsi le suscettibili divinità del canyon.

La leggenda del Koutein Kooru

Tra le guglie di roccia

Tra le guglie di roccia

Tra loro c’è senza dubbio anche Koutein Kooru, il gigantesco serpente che provocò quest’apocalisse geologica con le sue ultime contorsioni. Racconta infatti un’antica leggenda del popolo San, quelli che noi chiamiamo Boscimani, che Koutein Kooru viveva in una grotta tra queste montagne, gozzovigliando a loro spese in succulenti banchetti di bestiame. Finché un giorno le comunità locali decisero che quando è troppo è troppo e si misero d’accordo per dargli la caccia. Solo che la bestiaccia aveva la pelle dura e prima di morire pensò bene di creare il secondo canyon del mondo, dopo il Grand Canyon dell’Arizona. Almeno così lo vantano i namibiani nelle loro pubblicità turistiche, sparandola un po’ grossa; ma anche se altre rispettabili voragini mondiali lo precedono in classifica, le sue dimensioni restano spettacolari: cinquecentocinquanta metri di profondità, fino a ventisette chilometri di larghezza e oltre centosessanta di lunghezza.

Acque limacciose. Senza pesci

Fish River Canyon, vista dal Main Viewpoint

Fish River Canyon, vista dal Main Viewpoint

Per capire cos’è, bisogna percorrere una pista che sale lungo un pianoro dolcissimo, spezzato solo da catene di montagne che seghettano l’orizzonte; un paesaggio in cui nulla fa presagire quello che stai per vedere. Lo scopri dopo un’ultima curva, da un solitario “view point” a picco su una gigantesca serpentina infernale di strapiombi e guglie di roccia, in fondo alla quale scorrono, però solo quando le piogge fanno fiorire persino il vicino deserto del Kalahari, le acque limacciose del Fish River. Si infilano ribollendo dentro le pareti di roccia per sparire dietro un’ennesima giravolta del canyon, trascinandosi dietro un nome che non si è mai capito da dove arrivi, visto che qui un pesce non l’ha mai visto nessuno. E mentre resti incollato davanti a questo gigantesco teatro delle ombre, mosso solo dal sole che sposta rocce e pareti in un illusorio gioco di luci che si ripete ogni giorno, pensi che se è vero, come dicono alcuni, che la Namibia è uno stato minerale, allora il suo cuore batte proprio qui.

All’inizio del mondo

Un universo di roccia praticamente immutato

Un universo di roccia praticamente immutato

Fish River Canyon: un posto che non esiste in nessun’altra parte dell’Africa e non solo, visto che da queste parti, più o meno due miliardi di anni fa, è nata la Terra, almeno quella che noi conosciamo con i suoi oceani e i suoi continenti. Qui enormi frizioni geologiche hanno dato inizio alla creazione dei continenti attuali, mentre l’erosione e un’intensa attività tettonica hanno cominciato a creare il Fish River Canyon attuale. Inclinando a 45° alcuni strati di sedimenti che oggi formano le pareti di quello che viene considerato il canyon esterno, perché di fatto l’aspetto che rende unico il Fish River Canyon è che si tratta di due canyon, uno dentro l’altro.

Avventura sopra ogni cosa

Una sistemazione scenografica

Una sistemazione scenografica

Una storia assolutamente affascinante, ma ci vuol altro per convincere gli escursionisti equipaggiati come commando che sbarcano sul bordo del canyon da improbabili bus che sembrano cingolati militari. Loro di geologia probabilmente non vogliono sapere nulla, vogliono solo scendere a qualsiasi costo in fondo al canyon, per entrare in un mondo irreale di pozze d’acqua che appaiono tra le sabbie lasciate dal fiume e torri di roccia inquadrate dalle improbabili palme di Sulphur Spring, probabilmente nate dai noccioli lasciate da un paio di soldati tedeschi evasi durante la Prima Guerra Mondiale da un campo di prigionia, per nascondersi tra le pareti del Fish River Canyon.

Un Parco Nazionale unico nel suo genere

Canyon Lodge, un tempo sede di una farm coloniale tedesca presso il Gondwana Canyon

Canyon Lodge, un tempo sede di una farm coloniale tedesca presso il Gondwana Canyon

“Io ci sono stato laggiù – racconta Allan, che si occupa del vicino Cañon Lodge – è stata dura, più di quanto pensassi. Cammini per ottantacinque chilometri, sempre sulla sabbia o sulle rocce e devi portarti tutto dietro per cinque giorni. Ma è uno degli ultimi autentici trekking della Terra, dove sei solo di fronte a un universo di roccia praticamente immutato dalla nascita del mondo. Quando dieci anni fa abbiamo aperto questo lodge – continua – c’era solo un allevamento di pecore sopravvissuto dai tempi della colonizzazione tedesca, ma non ce la facevano più a tirare avanti perché qui l’acqua può mancare per anni. Fino alla nascita del parco nazionale, persino il Fish River Canyon faceva parte di una “farm” privata, e quando sono arrivato erano sopravvissute solo ventotto gazzelle. Adesso sono oltre quattrocento; abbiamo reintrodotto anche altri animali ma è un processo lungo perché molte aree del Parco Nazionale sono inaccessibili; montagne prive di strade e non controllabili, dove imperversano ancora bracconaggio e deforestazione selvaggia. Qui la natura va trattata con rispetto, qualche tempo fa le sorgenti calde di Ai-Ais, a pochi chilometri da qui, sono finite sott’acqua dopo le peggiori piogge degli ultimi trent’anni e non è la prima volta che succede. Ma prima o poi riemergono sempre – dice Allan con tutta la calma del mondo – è già capitato altre volte, basta aspettare che l’acqua se ne vada. I turisti vengono qui e tutto sembra facile perché c’è l’acqua, c’è l’elettricità. Ma all’inizio, credimi, è stata dura; per berti una birra dovevi fare centocinquanta chilometri”.

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