Giovedì 6 Maggio 2021 - Anno XIX
Cappadocia, incredibile follia geologica

Cappadocia, incredibile follia geologica

Nell’Anatolia turca, terra di transiti e presenze per innumerevoli civiltà, gli antichi vulcani, con il contributo dell’acqua e dei venti, hanno trasformato il paesaggio disseminandolo di coni di pietra. Antiche abitazioni per pastori e anacoreti

Paesaggio pietroso
Paesaggio pietroso

Il grande cesto di vimini in un attimo spicca il balzo verso il cielo sfiorando i Camini delle Fate di Zelve, centinaia di cupole di roccia dalle forme impazzite che nascondono uno sterminato labirinto di chiese e monasteri. Ritmata dal respiro sordo del fuoco che sale verso il cuore del pallone, la mongolfiera scivola lungo il fianco della montagna, ne sfiora la cima e all’improvviso si perde in un cielo ancora immerso nel silenzio profondo dell’alba. Sotto di noi i primi raggi del sole spengono l’ultimo blu della notte, illuminando un paesaggio esteso a perdita d’occhio fino alle falde dell’inconfondibile cono dell’Erciyes Dagi, il grande vulcano che ha trasformato la Cappadocia in un’incredibile follia geologica, creando quantità immense di cenere vulcanica compressa, che milioni di anni di acqua e vento hanno modellato in un fantasmagorico universo di pietra.

Dalla mongolfiera, centinaia di chiese rupestri

Sorvolando Göreme
Sorvolando Göreme

Un minuscolo lembo di altopiano anatolico dove storia e natura hanno complottato insieme per secoli e dove oggi centinaia di turisti si affollano all’entrata della più spettacolare concentrazione di chiese rupestri del mondo: il Museo all’aperto di Göreme. Ci sono altri modi però per scoprire una Cappadocia diversa, lontana da un turismo frettoloso che vorrebbe ridurla a una sorta di pietrificata Dysneyland di anacoreti. Il primo è proprio quello di sprofondare in stretti e solitari canyon di roccia, appesi a una mongolfiera, scivolando in un silenzio assoluto a pochi metri da spigoli puntuti che qualche inquietudine la suscitano. Chi è imperturbabile è Lars, il pilota, mentre dribbla tranquillo inquietanti guglie di pietra con l’aria di divertirsi come un matto. “Vedi – dice indicando un punto indeterminato davanti a noi – questo è una sorta di videogioco che cambia ogni mattina, perché le correnti non sono mai identiche. Io posso sfruttare questi motori invisibili, fatti d’aria, per spostarmi e così la rotta non è mai la stessa”. Nel frattempo riemerge dal canyon sfiorando le terrazze di Uchisàr e saluta qualche vecchio amico, come se fosse la cosa più naturale del mondo aggirarsi in ciabatte al mattino sulla terrazza di un villaggio dell’Anatolia e ritrovarsi ripreso da una decina di turisti che ti passano sulla testa dentro un cestone di vimini.

Alla ricerca del vero Paradiso

Uchisar al tramonto
Uchisar al tramonto

Forse é il prezzo per vivere in un posto unico al mondo come Uchisar, soprattutto al tramonto quando la Kale, la Vecchia Fortezza che nella sua spugnosa consistenza di groviera di tufo sembra aver assorbito tutta la saggezza del mondo, si accende di un rosso violaceo. All’interno un oscuro labirinto di corridoi si avvita faticosamente su sé stesso, come in una conchiglia gigante crivellata di chiese, magazzini e abitazioni. Poi sbuca su un nido d’aquila, che domina l’intera regione, regalandoti un altro di quei tanti istanti di puro paradiso che dispensa la Cappadocia. Deve essere la vera ragione per cui nell’arco dei secoli folle di aspiranti alla santità sono venute a cercare nella meditazione e nella bellezza una scorciatoia per il Paradiso, quello vero. Nel frattempo non disdegnavano di azzuffarsi, non solo metaforicamente, sulla natura umana e divina di Cristo e più prosaicamente sui rapporti di forza con Bisanzio.

Negli affreschi, storie di fede e di faide familiari

Chiesa di Cavusin
Chiesa di Cavusin

Così, spesso, affreschi che sembrano celestiali manifestazioni di fede sono in realtà proclami che gridano certezze teologiche o sperticate adulazioni a qualche potente di turno. Storie che, a saperle leggere, farebbero impallidire i colpi di scena di qualsiasi copione cinematografico, quelle raccontate dalle pareti della chiesa di Cavusin. Ai nostri occhi ignoranti sembrano le solite teorie di santi e salvifici episodi religiosi, invece raccontano un’altra storia, molto meno edificante. Quella di Niceforos Foças, il “martellaturchi”, come veniva amabilmente soprannominato per le sue indiscusse capacità militari, che avendo l’impellente problema di far accettare ai riottosi sudditi un matrimonio con la vedova del precedente imperatore, aveva commissionato cicli di affreschi in cui per legittimare il suo regno si paragonava all’intoccabile Costantino. Forse la cosa funzionò con i sudditi, un po’ meno in famiglia, perché pochi anni dopo venne assassinato proprio dalla moglie in combutta con l’amante-nipote. Sono tante le storie che raccontano le chiese della Cappadocia, basta aver voglia di perdere tempo in cerca di chiese solitarie e deserte, che spesso ti ricompensano con un’esaltante sensazione di pura felicità.

Luoghi santi, anch’essi turbati da “pulizie etniche”

Monastero di Ortahisar
Monastero di Ortahisar

Come il bellissimo complesso del Monastero di Ortahisar, nascosto a pochi metri dalla strada che collega Urgup a Uchisar e Goreme, o i solitari complessi monastici di Pankarlik. Dove un giovane ricercatore inglese prende scrupolosamente appunti per ore, solitaria reincarnazione del giovane Lawrence, non ancora d’Arabia, quando percorreva a piedi il Medio Oriente per una tesi sull’architettura crociata. Forse lo pensa anche il vecchio custode turco che lo guarda in silenzio, probabilmente chiedendosi perché mai uno debba venire da tanto lontano a cuocere sotto un sole implacabile, per un pugno di incomprensibili affreschi, realizzati da uomini di un altro mondo.
Mondo spazzato meno di un secolo fa da una gigantesca pulizia etnica, come testimonia il vicino villaggio di Mustafapasa. Un tempo si chiamava Sinassos ed era popolato da greci d’Anatolia, “perlopiù gioiellieri e commercianti di Istanbul, era il paese più ricco della regione – racconta Elif, una guida locale – dopo la Guerra di Indipendenza, negli Anni Venti del secolo scorso, i greci sono stati espulsi e sono arrivate popolazioni di origine turca cacciate a loro volta dalla Tracia. Ma molti non volevano abitare nelle case dei greci, per paura di qualche maledizione degli antichi proprietari, sai com’è; così hanno venduto in giro le pietre, e adesso – conclude con una risata – ogni villaggio dei dintorni possiede un pezzo di Mustafapasa!”.

Cappadocia, un’architettura inutile

Chiesa di Pankarlik vicino a Mustafapasa

Chiesa di Pankarlik vicino a Mustafapasa

Oltre mille chiese sopravvissute, di cui almeno centocinquanta decorate, costruite nell’arco di un millennio, dagli albori del cristianesimo al XIII secolo. Nonostante la distruzione provocata dal tempo, ma anche dagli uomini, la Cappadocia costituisce un complesso artistico e culturale unico al mondo, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1985.  Forse la salvezza di questi complessi monastici é dovuta proprio ad una mimetizzazione nel territorio che li rende quasi invisibili dall’esterno, se non fosse per piccole aperture di porte, finestre e condotti per l’aerazione. All’interno invece gli edifici esplodono in splendide e cromatiche decorazioni e spettacolari soluzioni architettoniche: cupole, pennacchi, volte a botte, piante a croce greca sostenute da colonne. Tutto assolutamente inutile dal punto di vista strutturale, perché le chiese sono scavate nella roccia e spesso i segni dello scalpello sono così freschi ed evidenti da sembrare recenti, ma di un affascinante splendore dal punto di vista estetico.

Il futuro? Un turismo rispettoso e sostenibile

Terra da assaporare con lentezza
Terra da assaporare con lentezza

Oggi però, dopo decenni di rimozione collettiva, molte case superstiti vengono comprate da gente di fuori, turchi e stranieri, e spesso trasformate in hotel e pensioni di charme. Un altro modo per rivivere il fascino del passato di un luogo unico, in camere-grotte arredate come caverne di Alì Babà, dove anche nei giorni più caldi non c’è bisogno d’aria condizionata. Probabilmente è proprio il turismo sostenibile l’unica strada per salvare da faraonici megaprogetti immobiliari quest’affascinante macchina del tempo scavata nella pietra, da cui emerge la storia di innumerevoli culture, dagli ittiti che hanno dato nome alla regione, “la terra dei cavalli ben allevati”, ai frigi, dai greci ai romani, dai bizantini ai turchi. Per capirlo, questo luogo dell’anima, bisogna assaporarlo con lentezza, bisogna entrare nelle chiese nascoste di vallate ormai forse dimenticate persino da Dio e fermarsi ad ascoltare, annidati nell’ombra. Allora, forse anche per colpa dell’ora più calda che fa evaporare nel nulla persino le comitive di turisti, dopo un po’ ti sembra di sentire un sussurrio. E ti convinci che sia quello di santi e madonne che dalle pareti si raccontano storie, convinti di non essere ascoltati da nessuno.

Misticismo in Cappadocia

Dervisci rotanti
Dervisci rotanti

Per lungo tempo l’universo trogloditico della Cappadocia é stato uno dei massimi centri di influenza del cristianesimo. Tutti i grandi concili ecumenici che hanno deciso le sorti teologiche e ideologiche della nuova religione si sono tenuti in Anatolia e forse proprio per questa ragione quella della Cappadocia cristiana é una storia piuttosto turbolenta, di feroci dispute teologiche, prima tra tutte quella iconoclasta scoppiata nell’ottavo secolo. Il culto delle immagini era diventato così eccessivo da sconfinare nell’idolatria, generando un movimento iconoclastico che raggiunse il suo apogeo con il Concilio del 754, quando venne decisa la chiusura di molti monasteri e la proibizione di qualsiasi immagine che non fosse la croce. Fortunatamente venne anche proibita la distruzione delle immagini religiose già esistenti. Nell’843 il culto delle immagini riprese vigore e la creatività religiosa in Cappadocia ebbe un tale sviluppo che nel 964 si dovette vietare la costruzione di nuovi monasteri. Con l’arrivo degli ottomani, la Cappadocia cristiana iniziò una lenta e inesorabile decadenza. Nell’Anatolia centrale anche l’Islam ha generato una delle sue più importanti correnti, il misticismo sufi di Celaleddin Rumi, più conosciuto come Mevlana. Nato in Asia Centrale nel 1207, Mevlana insegnava soprattutto la tolleranza e l’amore per la verità, condannando la schiavitù e auspicando un ruolo più visibile delle donne nella società. Idee rivoluzionarie, mai del tutto digerite dall’Islam ortodosso, ma tra gli aspetti più affascinanti della religione islamica. Il risvolto più spettacolare dell’insegnamento di Mevlana é la danza, considerata essenziale per ricongiungersi al divino, eseguita ancora oggi dai Dervisci Rotanti, in particolari occasioni, anche se ufficialmente proibita come manifestazione religiosa nella laica Turchia odierna.

Un mondo vulcanico

“Cupole” di Zelve

All’origine dell’incredibile e unico paesaggio della Cappadocia, così contrastante con le linee minimaliste che contraddistinguono l’altipiano anatolico, c’è il vasto bacino erosivo creato, circa trenta milioni di anni fa, dall’intensa attività di tre vulcani, Erciyes Dagi, Hasan e Melendiz Daglari. Nella parte più meridionale della regione i fiumi hanno inciso profonde vallate nel tufo o nel basalto. In altre zone, dove il tufo é mescolato alla roccia, l’erosione ha prodotto fenomeni affascinanti come i cosiddetti Camini delle Fate. La loro nascita è avvenuta in più fasi, i cui successivi passaggi in Cappadocia si possono vedere con molta chiarezza, come su un libro di geologia. All’inizio, una roccia resistente all’erosione rimane isolata sopra una colonna di tufo sempre più esile, fino a quando il masso rimane in precario equilibrio su un cono di tufo, che alla fine non riesce più a sostenerlo. Il masso crolla e il processo ricomincia.

Notizie utili

Come spostarsi – Da Ankara, collegata all’Italia da numerose compagnie aeree, la Cappadocia si raggiunge in tre-quattro ore su ottime strade. La rete dei trasporti pubblici è estremamente diffusa e si possono utilizzare i “dolmus”, pulmini o taxi collettivi che collegano praticamente ogni villaggio. Non hanno fermate fisse, basta segnalare la propria presenza. Per raggiungere però chiese e villaggi più isolati è indispensabile un mezzo proprio. In Cappad

Cappadocia in mongolfiera

Cappadocia in mongolfiera

ocia è facile noleggiare un motorino; per noleggiare un’auto invece bisogna avere compiuto i ventun anni. Le tariffe partono da 270 euro per una settimana e la carta di credito è indispensabile per evitare cauzioni astronomiche.

Lingua e clima – La lingua parlata è il turco. Fortunatamente l’utilizzo dell’alfabeto latino permette di comprendere cartelli e nomi geografici. Abbastanza diffusi l’inglese, il tedesco e nei centri turistici anche l’italiano. I periodi migliori per visitare la Cappadocia sono la primavera e l’autunno, quando c’è meno turismo e il paesaggio ha colori incredibili. Anche l’inverno, con qualche spruzzata di neve, può avere grande fascino. L’estate invece è piuttosto calda, anche se il clima secco e le notti fresche la rendono ampiamente sopportabile.

Mongolfiera – Per le escursioni in mongolfiera tra i numerosi operatori il migliore é Kapadokia Ballooons, Adnan Menderes Caddesi 14/A 50180 Goreme (Nevsehir) fli@kapadokiaballooons.com, www.kapadokyaballoons.com.

Informazioni – Ufficio Cultura e Turismo della Turchia, piazza della Repubblica 56, Roma  www.turchia.it

Alberghi 

Hotel Sacred house

Hotel Sacred house

Urgup: Sacred House, Karahandere Mah.
www.sacred-house.com. Un albergo di sole 7 camere, aperto in un’antico palazzo splendidamente restaurato, con un’arredamento eclettico e raffinato che ne fa una sorta di rifugio incantato nel centro di Urgup.
Elkep Evi Eski Turban Oteli Arkasi 26 www.elkepevi.com. Un complesso di 7 camere e 2 suites in un tre edifici letteralmente scavati nella roccia sulla collina di Urgup con una bella vista. Imperdibile la cena sul terrazzo ristorante alla sera.

Göreme – Legend Cave Hotel,  www.legendcavehotel.com. Nel cuore di Goreme; molte delle 20 camere sono ricavate nella roccia e alcune hanno una vista spettacolare sul villaggio. L’hotel ha uno charme particolare grazie anche alla calorosa ospitalità del proprietario.

Uchisar – Museum Hotel, Tekelli M. 1 www.museum-hotel.com. Vista spettacolare e camere scavate nella roccia, arredate in modo da offrire il meglio della tradizionale ospitalità turca. Ogni particolare è curato nei minimi dettagli.

Mustafapasa – Old Greek House, www.oldgreekhouse.com.
Da un vecchio palazzotto greco dell’antica Sinasos è stato ricavato un piccolo albergo dall’atmosfera ospitale.

Ristoranti

Goreme restaurant

Goreme restaurant

Urgup – Sömine, sulla piazza principale . Il miglior ristorante di Urgüp, una terrazza in cui gustare strepitose specialità locali come il “testi kebab”, stufato d’agnello al forno.

Göreme – Alaturca ( www.alaturcagoreme.com). Un posto speciale, proprio nel centro di Göreme, dove provare un’autentica cucina ottomana in un’atmosfera anch’essa speciale.

Alla sera

Vale la pena assistere alla bella rappresentazione, nonostante l’alto numero di turisti, dei dervisci rotanti, seguaci di Mevlana, presso il Saruhan Kervansaray, scenografico caravanserraglio che risale al 1238, a cinque chilometri da Avanos in direzione di Kayseri www.sarihan1249.com.

Shopping

Sultan carpet

Sultan carpet

Come tutta la Turchia anche la Cappadocia é un vero paradiso dello shopping e spesso i prezzi sono più bassi che a Istanbul o nelle località balneari. La specialità locale sono i tappeti, prodotti soprattutto a Kayseri. Se ne trovano per tutti i gusti e per tutte le tasche: dai preziosi tappeti di seta ai ruvidi kilim, però bisogna fare attenzione. Trattare con un commerciante turco difficilmente si rivela uno strepitoso affare. Nella zona vecchia di Göreme la Galleria Anatolia  offre un vasto assortimento. Per l’antiquariato e i gioielli, il miglior assortimento e i prezzi migliori si trovano in Kaiseri Caddesi a Urgüp, mentre a Ortahisar ci sono un paio di negozi d’antiquariato sulla piazzetta all’ingresso alla Kale: Crazy Ali’s Curiosity Shop e il vicino Ahmet Yönemli.

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