Mercoledì 17 Aprile 2024 - Anno XXII

Clipperton, quanta “Pasiòn” su quell’Atollo

Un puntino sperduto nell’Oceano Pacifico, teatro attraverso i secoli di aspre contese – politiche ed economiche – tra francesi, messicani, americani e persino filibustieri. L’unica ricchezza? L’estrazione del guano. E una “storia” tutta da raccontare

Un puntino nel Pacifico
Un puntino nel Pacifico

Poco attratto dalle spiagge arcifamose, eppertanto già note perché rivoltate come un calzino in occasione dei soliti patinati servizi fotografici e ancor meno attirato dai megafalansteri turistici “all inclusive”, sia se affollati da famigliole italiane assaltanti il banco dei gelati all’ora della merenda dei piccoli, sia se infestati da torme di Yankees affaccendati a inciucchirsi intorno al bar della piscina, lo scrivano si aggirava sconsolato sul Lungo Pacifico della messicana Puerto Vallarta. Nella fattispecie non lo interessava un sopralluogo alla spiaggia (Playa Mismaloya) resa celebre dal film “La notte dell’Iguana” (John Huston, Elizabeth Taylor e Richard Burton, 1963) e tantomeno lo sfruculiava una minicrociera con ascendente alcolico (appunto “all inclusive” o “free bar” che dir si voglia) nella Baia Banderas con meta finale un posticcio “Covo di Pirati” illuminato dal Neon e lardellato di turisti Usa-Canada, “Cuba Libre as many as you like”, à gogò.

In Messico, il “museo” della memoria

L'atollo a sud-ovest della costa messicana
L’atollo a sud-ovest della costa messicana

Ecco pertanto lo scrivano infilarsi in un museo della “Armada” (che in spagnolo altro non vuol dire che la Marina Militare) messicana, dalle dimensioni davvero minime che però (non si diceva anni fa che piccolo è bello?) potevano contenere oggetti e memorabilia intriganti e atti a rispondere a domande e curiosità. E interessante, la visita del minimuseo, lo fu davvero, a tal punto da permettere all’insofferente, atipico viaggiatore “antiturismo” (ma i veri viaggiatori lo sono tutti) una per lui fantastica scoperta geografica, laddove si fa riferimento a un minimo puntino sperduto nel Pacifico, vieppiù eccezionale perché ricco di vicende storiche dall’importanza inversamente proporzionale alle sue lillipuziane dimensioni.

Lontana migliaia di miglia da ogni terra emersa

Clipperton, quanta "Pasiòn" su quell'Atollo

Per farla breve eccoci a Clipperton (e – se non esperto geografo – l’allegro lettore non burli dicendo che già ne conosceva l’esistenza, perché, questo posticino è davvero ubicato – se è concessa la “iniuria” della volgarità – nel “buco del sedere del mondo”). O se si preferisce il primitivo nome in versione castigliana (fosse solo per far contenti i messicani che tuttora continuano a rivendicarne la proprietà, vedi Falkland e Malvinas) eccoci nella “Isla de la Pasiòn”. Che poi Isla (isola) non è, trattandosi di un atollo oltretutto così minuscolo da non poter quasi contenere i ben due nomi di cui si fregia. Oltretutto (evento raro nella geografia del pianeta) l’atollo è solo soletto, sperduto, come se nessun altro suo simile avesse accettato di risiedere in un’area così anonima e poco invitante. Si fa riferimento al Pacifico nord-orientale, per la precisione 109° 12’ di longitudine ovest, 10° 17’ di latitudine nord e a completamento di questi dati si precisa che Clipperton possiede una circonferenza di dodici chilometri, contornante una laguna di poco più di sette chilometri quadrati. Si aggiunga poi, come se non ci fosse limite al peggio, che nelle acque stagnanti (a metà del XIX secolo i due passaggi furono chiusi da tempeste o altri fenomeni naturali) un processo di eutrofizzazione provocò la sparizione del corallo e contribuì alla formazione di uno specchio d’acqua atipico per un atollo, con buche profonde più di venti metri – una raggiunge i novanta – dispensatrici di tanto, maleodorante idrogeno solforato. In condizioni così difficili persino l’immancabile Cousteau incontrò problemi nelle esplorazioni scientifiche.

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