Lunedì 26 Ottobre 2020 - Anno XVIII
Piccola e grande val di Mello

Piccola e grande val di Mello

La neo riserva naturale, riconosciuta a gennaio 2009, custodisce un paesaggio unico e regala risorse per tutti i turisti, dalle passeggiate in piano, alle escursioni in salita alle arrampicate

Stambecchi in quota
Stambecchi in quota

Lasciare tutto com’è. Questo è l’obiettivo perseguito e, finora, raggiunto nella val di Mello, riserva naturale dal 27 gennaio 2009. A sette mesi dal riconoscimento della Regione Lombardia, il cuore prezioso della Valtellina, da molti definito un piccolo “Yosemite” italiano, attende la definizione dei progetti per la tutela della riserva e il dettaglio delle politiche di gestione. Nel frattempo, non modificare di una virgola il suo patrimonio di paesaggio, flora e fauna, resta lo scopo di questa valle che è in grado di richiamare diverse tipologie di turisti. Frequentata, ma non congestionata, la val di Mello regala le sue splendide viste a chi abbia voglia di facili passeggiate in piano. Si apre a panorami più ampi per chi sia disposto a salire un po’, magari con i bastoncini. Offre le sfide dell’alpinismo classico con scalate e ascensioni e la velocità del moderno arrampicare in bouldering, su massi di granito. È infine, un punto di partenza per raggiungere i percorsi in quota del sentiero Roma.

Granito dorato

Al confine con la val di Mello, a 2395 metri di altitudine
Al confine con la val di Mello, a 2395 metri di altitudine

La val di Mello si trova in provincia di Sondrio, a margine della val Masino, tra il comune di San Martino a Sud Ovest, la Cima di Castello a Nord e il monte Pioda, del gruppo del Disgrazia, a Est. È bagnata dal fiume Mello, rinfrescata da boschi di conifere e circondata da vette di duemila e tremila metri. La forma delle sue cime e dei monti adiacenti, a volte aguzze e sottili come l’ago di Cleopatra o imponenti come il Qualido, si deve alla sua origine glaciale di età quaternaria. È stato il lento ritiro del ghiacciaio a levigare il granito delle montagne e, in qualche caso, a provocare la caduta di grandi massi di roccia. Questi massi sono l’oggetto del desiderio delle ultime generazioni di scalatori: qui si tiene da sei anni, ogni primavera, il Melloblocco, raduno internazionale di sassisti, che nell’ultima edizione 2009 ha raccolto duemila partecipanti e un pubblico di circa seimila persone.

Il riconoscimento del gennaio 2009 ha suddiviso la valle in tre aree. La riserva naturale parziale con finalità paesaggistica si trova a fondo valle e ha i vincoli più moderati; la riserva naturale orientata interessa le aree in quota e la riserva integrale è la zona più piccola, ma nella quale possono entrare solo i ricercatori. La gestione è cura del comune di Valmasino ed Ersaf Lombardia, ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste.

Itinerari

La passeggiata verso il piano di Zocca
La passeggiata verso il piano di Zocca

Lo “Yosemite” lombardo, privo di strade carrozzabili, dove è vietata la caccia e non si potranno costruire né case né infrastrutture a meno di particolari necessità, mostra tuttora il suo lato selvaggio. Viverlo è comunque possibile perché i punti di appoggio, agriturismi e bar in valle, rifugi e bivacchi più in alto, non mancano.

Da San Martino una tranquilla passeggiata in piano porta a costeggiare il torrente e trova diversi punti di ristoro, ottimi per assaggiare il formaggio Casera o il Bitto e naturalmente i pizzoccheri. Si cammina senza sforzi sino al “bidet della contessa”, uno specchio d’acqua tra il verde e il cobalto, seconda buona sosta di riposo. Ancora qualche passo sulla mulattiera pianeggiante e si comincia a salire: a sinistra per la val di Zocca e il rifugio Allievi, a destra per il sentiero Life delle Alpi Retiche.

Per andare al rifugio Allievi-Bonacossa, ci si addentra in lungo bosco di abeti per arrivare poi al piano di Zocca. Il bosco è alle nostre spalle, la distesa che abbiamo raggiunto, sui duemila metri, ci restituisce la vista delle cime della val di Zocca. Un altro leggero strappo in salita porta al rifugio Allievi. Dal “bidet della contessa”, si contano circa tre ore.

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