Sabato 3 Dicembre 2022 - Anno XX
Tel Aviv, il futuro dietro le spalle

Tel Aviv, il futuro dietro le spalle

Nella mentalità ebraica il cammino della vita è all’indietro, come i gamberi. Il passato è sempre davanti agli occhi mentre l’avvenire è sconosciuto. Tel Aviv va incontro rapidamente e spavaldamente al suo futuro, una città in continua evoluzione ma basata sui solidi fondamenti della tradizione

Moderno e contemporaneo in Sderot Rotschild
Moderno e contemporaneo in Sderot Rotschild

In Israele i simboli sono molto importanti. Tutto riporta al profondo legame tra l’essenza stessa di essere ebreo e le Scritture, anche negli ambienti più laici come possono essere quelli edonisti e progressisti di Tel Aviv. E non potrebbe essere altrimenti visto che la città è stata fondata giusto 100 anni fa da 60 famiglie che vivevano in un luogo storico (l’antico porto di Jaffa), biblico (se ne parla nel libro del profeta Ezechiele: capitolo 3, versetto 15) e mitico (qui sarebbe stato vomitato a riva Giona dopo i tre giorni nella pancia della balena). Anche il modo con cui fu spartita la terra, il sorteggio, è tipicamente ebraico e biblico. In un certo senso si è rimessa la responsabilità della scelta alla volontà di Adonai, l’Eterno. Se Gerusalemme è la Città voluta da Dio, Tel Aviv è la città fortemente voluta dagli uomini. L’una è carica di storia e di misticismo, l’altra è moderna e laica. Gerusalemme è profondamente legata alla tradizione, Tel Aviv è aperta al nuovo e provocatoria. La capitale è guardata a vista da polizia e soldati, nell’altra la sorveglianza è più discreta (ma non per questo meno efficace).

Una città museo

Acquisti al mercato del Carmel
Acquisti al mercato del Carmel

La geografia spiega sempre molte cose, è chiaro che una città come Tel Aviv costruita sul mare vicino a un porto attivo da millenni e una grande e lunga spiaggia abbia nel suo DNA una vocazione al commercio e al turismo. Il nome stesso della città è simbolico. “Tel“, in ebraico designa una collinetta creata da un cumulo di macerie. In ricordo di quello che fu. “Aviv” è la primavera, uno sguardo ottimistico al futuro. Mercati ancora autenticamente e genuinamente popolari, come il tipico Carmel dove la merce è sistemata sui banchetti con un ordine e un gusto “artistico” davvero speciale oppure lo splendido mercatino dell’artigianato (quello vero, non quello made in China!) sulla Rehov Nahalat e discoteche che si susseguono sul lungomare. Bianca architettura Bauhaus (dichiarata patrimonio Mondiale Unesco) portata da architetti e borghesi tedeschi di religione ebraica in fuga negli infausti Anni ’30 da una Germania dall’antisemitismo montante, e arditi grattacieli. Tutto convive fianco a fianco lasciando una sensazione di caos lucido, di una continua simbiosi culturale tra le diverse anime dell’ebraismo disperso tra mille culture dai sefarditi mediterranei agli askenaziti dell’Europa germanica e orientale ma tuttavia unico.

Tutto per tutti i gusti

In questo forno di Jaffa pane e diversi tipi di focaccia sono cotti sotto gli occhi dei clienti
In questo forno di Jaffa pane e diversi tipi di focaccia sono cotti sotto gli occhi dei clienti

Girando per Tel Aviv si ha la sensazione di “dejà vu”, Qui sembra di essere in Germania con le case con i tetti rossi spioventi a prova di improbabili temporali, giri un angolo e sei in America con grattacieli in vetro e acciaio, passi una strada e ti trovi in un suk mediorientale con case basse e addirittura baracche di legno. Il ristorantino all’europea che convive con il venditore di hot dog, rigorosamente di manzo in rispetto alla legge religiosa alimentare del kosher, piuttosto che il panettiere arabo israeliano che ti cuoce il pane sotto gli occhi e te lo offre ancora caldo di forno. Tel Aviv vive qui in questa confusione disarmonica, dove tutto sembra tirato su senza un vero piano generale. Vive lungo i 14 chilometri di spiagge da Jaffa alla centrale elettrica Reading e al vecchio porto, all’estuario del fiume Yarkon. Di giorno il parco e la passeggiata in legno ricavata dalle vecchie banchine sono il regno di pattinatori e ciclisti, come cala la sera si trasforma in uno dei luoghi “in” della città con ristoranti, discoteche, locali ricavati nei vecchi depositi e sempre affollati.

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