Sabato 3 Dicembre 2022 - Anno XX
Miniguida dei 192 Paesi ONU: Viet Nam – Zimbabwe

Miniguida dei 192 Paesi ONU: Viet Nam – Zimbabwe

30ª puntata della presentazione, in pillole, tra storia, geografia, turismo e gossip, degli Stati che fanno parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. “Così va il Mondo (almeno secondo l’Onu), cara gent”

Viet Nam
Viet Nam

Viet Nam – “Johnson boia, Johnson boia, giù le mani dal Viet Nam” cantavano i nostri sessantottini. Alcuni dei quali, i più incazzati della prima fila, sono poi finiti a fare tanti soldi alla tivù e nei carrozzoni del parastato mentre i Vietnamiti (allora Viet Cong) pur avendo vinto non se la passano bene (ancorché facciano le scarpe, nel vero senso della parola, quelle da tennis, alle grandi marche USA, ma sono pagati assai poco). Una prova (sulla povertà)? La tragedia dei Boat People (fortunatamente in calo).

Il Viet Nam è davvero un Bel Paese (non nel senso di formaggio), grande un decimo più del Belpaese, per circa 85 milioni di abitanti, capitale Hanoi eppoi c’è Saigon che adesso si chiama Ho Chi Minh. Davanti ha il Mar Cinese Meridionale, “di dietro” Cambogia e Laos, “di sopra” la Cina. E a proposito di Cina, vada detto che Mao & C. aiutarono molto i Vietnamiti (quelli del Nord) a fare la guerra agli Yankees, e i Vietnamiti accettarono ma “obtorto collo” datosi che (soprattutto) ad Hanoi (appunto al Nord) i Cinesi non sono molto amati (anche perché un giorno sì e l’altro pure fanno sempre un pensierino se papparsi o no il Viet Nam e questo da secoli). Per tragica che sia stata la Guerra con la Francia, prima (vedi Dien Bien Phu) e con l’America, dopo, ai Vietnamiti è andata ancora (relativamente) bene, se si pensa a quel che accadde ai vicini Cambogiani finiti sotto la purga di Pol Pot (nel Viet Nam chi aveva gli occhiali quantomeno riusciva a campare, mentre sotto Pol Pot veniva considerato borghese e si cuccava il suo bel colpa alla nuca).

Turismo: comincia ad attecchire quello culturale e ciò può fare soltanto piacere (ma a Ho Chi Minh, pardon, Saigon, non ci sono più quelle belle “fallofore” che i GIs della US Army si disputavano a colpi di dollaroni.

Yemen, Wadi Dhar, il palazzo del Sultano
Yemen, Wadi Dhar, il palazzo del Sultano

Yemen – Dalla fusione dello Yemen del Nord con quello del Sud, posto (dicono) un tempo abbellito dalla presenza della Regina di Saba (crederci? non costa niente), adesso grande quasi due volte l’Italia ma con solo venti milioni di abitanti (un decimo nella capitale Sana’a, il resto dove si può trovare un po’ d’ombra dominando un deserto montagnoso non meno che sassoso col sole a picco e quant’altro). Nonostante ciò lo Yemen è interessante (paesaggi e architettura davvero unica) eppertanto ci va un turismo intelligente e anche un filino avventuroso, datosi che ogni tanto qualche turista viene rapito (nella classifica delle nazionalità rapite sembra che gli italiani piacciano molto, forse per la veloce propensione del ministro degli Esteri a pagare sull’unghia i riscatti).

 

Zambia – Ex Rhodesia del Nord, colonia britannica, grande più di due volte e mezza l’Italia per soli undici milioni di abitanti (un quinto nella sola capitale, Lusaka, un bel casino) di svariate se non forse troppe etnie (leggere per credere: Bemba, Njanya, Tonga, Barotse, Tumbuka, Mambwe e si potrebbe proseguire). Come da nome, il Paese è attraversato dal fiume Zambesi, di cui le fantastiche Cascate Victoria e la diga di Kariba (che chi scrive andò a vedere volando su un rattoppato e rantolante DC3, sì, i famosi Dakota, talché se la fece quasi addosso per lo spavento). Etnie tante e tanti i minerali (rame); turismo invece poco o niente (ma visto che de gustibus non est disputandum, se interessati cliccare www.zamstats.gov.zm).

Victoria Falls
Victoria Falls

Zimbabwe – Ex Rhodesia del Sud, vedi sopra (tra Zambia, Namibia, Mozambico, Sud Africa e Botswana), capitale Harare ex Salisbury, poco più grande del Belpaese, solo dodici milioni gli abitanti. Si parlano l’inglese e lingue bantu tipo Shona e Ndebele (nessuna di queste ultime due è però insegnata alla Berlitz).

Sembra (info da prendersi con il beneficio di inventario perché fornita da italici giornalisti di tennis andati colà per un match di Coppa Davis) che dopo la partenza dei – peraltro disdicevoli – bianchi del segregazionista Ian Smith (anni Settanta del secolo scorso, sfruttatori fin che si vuole ma qualcuno di loro aveva anche letto un libro) da quelle parti se la passino sempre peggio. D’altro canto non c’è capo di Stato al mondo che non abbia tentato di spiegare (e convincere) il locale presidente, Robert Mugabe, alias Compagno Bob, che non è poi così democratico come lui dice di essere (e forse si crede pure) ancorché recentemente abbia dovuto far finta di scendere a patti e dare un contentino (l’ha nominato Premier) all’oppositore Tsvangirai (auguri). Ma lui, Mugabe, “ce marcia” (nel senso che fa orecchie di mercante ai colleghi che gli invocano un filino di democrazia, nella ex colonia british creata da Sir Cecil Rhodes, ed ex granaio dell’Africa) e intanto si sbafa qualche aragosta (8.000, ça va sans dire con champagne, “lo dice” il “Corriere della Sera”) per festeggiare con gli amici l’85mo compleanno. Turismo? Per rispondere – e visto che il turismo è una cosa seria – invece dei tanti bla bla bla di cui sopra, ecco alcuni (si dice) “freddi” (infatti più agghiaccianti di un freezer) numeri sulle attuali vicende dello Zimbabwe: in sei mesi 80.000 casi di colera, 3.800 vittime, 94% di disoccupazione, speranza di vita 35 anni, 25% di malati di Aids, inflazione a 9 sestilioni (30 zeri), la sanità pubblica non esiste più. “Così va il Mondo (almeno secondo l’Onu), cara gent …”

Fine (si spera non del mondo).

(17/9/09)

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