Giovedì 18 Aprile 2024 - Anno XXII

A Lleida, tante stelle e buone lumache

Prosegue l’esplorazione di una zona poco conosciuta della Spagna. Ci aspettano sorprese, non numerose ma tutte emozionanti e che valgono il viaggio

Sguardo sulla città
Sguardo sulla città

Come narrato nello scritto precedente, durante un viaggio stampa sponsorizzato dal Turismo Catalano di Milano sto conoscendo l’estremo ovest della Catalogna o “Deep South“, se si vuole metterla in termini non geografici bensì politici e relativi agli stati ex-Confederati degli Usa ante Civil War, laddove più si radicano culture e tradizioni (e da queste parti pure la lingua) esasperatamente custodite e difese. Più precisamente visito il capoluogo provinciale, Lleida. Che in spagnolo è chiamata Lerida, e su questo chiacchieratissimo bilinguismo ho già detto quel che accade, e penso, tra le genti Català e i non amatissimi ispanici “hablanti” il ‘castellano’ di Cervantes (faccenda un filino più seria delle beghette campanilistiche nel Belpaese tra Teròn sudisti e Mangiasavòn di Bergamo e dintorni).

La cattedrale fortificata

L'ingresso al chiostro di Seu Vella
L’ingresso al chiostro di Seu Vella

Fiore all’occhiello di Lleida (o Highlight, momento, attrazione saliente del sopralluogo, se si preferisce insistere nel ricorso alla terminologia turistico-sportiva yankee) la Seu Vella (in Catalogna per Seu si intende la chiesa cattedrale, e Vella significa Vecchia). Un’opera ancor più ammirevole perché parte di un complesso monumentale di tutto rispetto, posto su un colle dominante la città e la fertile pianura del Segrià, e composto, oltre che dal bel campanile ottagonale della Seu, da un castello-fortezza (la araba Suda durante i più di quattro secoli di occupazione musulmana) e da altre costruzioni, mura, camminamenti, porte, di architettura non solo militare. Visti i precedenti islamici la Seu sarebbe dovuta sorgere su una moschea, che a sua volta non poteva che essere stata eretta su un tempio dedicato a chissà quale dio pagano dai Cives della romana Ilerda.

Un pizzico di Lombardia

La Porta degli Apostoli
La Porta degli Apostoli

L’attuale cattedrale sorse invece ex novo, nel 1203, per ragioni di grandeur e prestigio (Lleida ‘reconquistada’ si era notevolmente ingrandita e meritava un monumento religioso di tutto rispetto) su spazi più ampi di quelli occupati da una chiesa che, questa sì, si era ‘sovrapposta’ alla Mezquita/moschea abbandonata dai Moros il 24 ottobre 1149 all’arrivo dei conti Berenguer IV di Barcellona ed Ermengol VI di Urgell (cittadina pirenaica a nordest di Lleida, vi si ammira un’altra magnifica Seu). Date non profuse per esibizionismo bensì per sottolineare che, se si parla di stili, la Seu di Lleida non può che contenere evidenti tracce di passaggi dal romanico (a sud dei Pirenei prevalentemente portato dai Maestri Comacini, nella zona tante le opere di Ramòn Llombard, si noti il cognome) al gotico. E se si parla di gotico, ecco l’influsso del Cister(censi), per uno stile ‘misto’ chiamato appunto ‘la Scuola di Lleida’. Più gotico che romanico è invece il bel chiostro, eleganti gli alti archi finemente traforati, con una loggia che a mò di belvedere concede una eccellente vista di Lleida attraversata dal rio Segre. E per quanto fretta possa avere il visitatore, non manchi di ammirare la Porta degli Apostoli (Guillem de Solivella, seconda metà del XIV secolo) ingresso principale al chiostro.

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Una gastronomia… strisciante

Padellona fumante di lumache alla festa a tema della città
Padellona fumante di lumache alla festa a tema della città

Ma tutti i rapporti, anche quelli sia pur non ravvicinatissimi con gli astri, mettono appetito. E a Lleida, come se non bastassero le tentazioni della gastronomia catalana, ricca e varia perché collegata alle vicine cucine francese e spagnola, vanno alla grande nientemeno che le lumache. Un mangiare da noi, alcuni decenni fa, abbastanza comune (soprattutto in Piemonte) ma ormai ahimè quasi scomparso. A Lleida invece lumache a gogò, stranamente (almeno per lo scrivente degustatore) cotte alla piastra (a la llauna) dopo di che spalmate di profumato Allioli (che non è – sia ben chiaro! – una ‘maionese con aglio’ bensì una semplice emulsione di olio e (“Mi consenta”, chiedo a Berlusconi, che lo odia) aglio. Quest’anno è lì la festa (della Lumaca), a Lleida, dal 21 al 23 maggio. Sono previste 12 tonnellate di cornute bestiole per 12mila Collistes, soci dei clubs di ghiottoni di lumache, e 250mila visitatori.

Una storia tormentata

La città osservata dal campanile della cattedrale
La città osservata dal campanile della cattedrale

Tutto il sullodato bel di Dio finì disgraziatamente (1707) nelle mani degli uomini d’armi. Cominciò Filippo V, primo Borbone di Spagna quindi antenato del rey Juan Carlos, che trasformò la cittadella di Lleida in una munita piazzaforte che gli aprì la strada verso Madrid alla conquista del trono ‘de los Austrias’ (i discendenti di Carlo V e Filippo II). Successivamente la Seu, divenuta caserma e magazzino militare, fu maltrattata dagli invasori napoleonici, quindi dalle truppe indaffarate nelle Guerre Carliste e infine dai due ‘bandos’ della Guerra Civile. Fin quando, verso la fine del secolo scorso, si diede il via a una restaurazione davvero magnifica. Una visita della Seu Vella costituisce dunque (tanto per non insistere sul vocabolario turistico americano) un ‘must’, un obbligo. E oltretutto (al di là della sua bellezza artistica) si ammira un monumento che può vantare una sorta di miracolo: l’ottagonale (così si usa in Catalogna) campanile di Jaume Cascalls (1364) continua infatti a svettare, mai abbattuto, alla faccia di tutto quell’orrore bellico più sopra lamentato nonché da una plurisecolare esposizione agli elementi.

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Le stelle a portata di mano

Uno dei telescopi dell'osservatorio astronomico
Uno dei telescopi dell’osservatorio astronomico

Preoccupato per gli eventuali timori del lettore di finire in una Lleida ripiena soltanto di testimonianze storiche e artistiche, mi affretto a informare che chi va da quelle parti può provare analoghi piaceri culturali, generati però dal contatto con madre natura e con la scienza, nonché altri più prosaicamente goderecci e riservati al palato. Nel primo caso si parte poco prima del tramonto per Ager, nel Montsec, e da uno dei primi rilievi pirenaici, aria pura e cielo terso, si ammira il firmamento mercè cupole astronomiche dotate di telescopi che permettono di ammirare, quasi toccare, l’intrigante Saturno e i suoi anelli. Un Centro Osservatorio dell’Universo che, giurano i gentili presentatori, non ha uguali per la completezza e la modernità dell’informazione scientifica.

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