Lunedì 6 Febbraio 2023 - Anno XX
Camminare per il proprio ideale

Camminare per il proprio ideale

Come le folle oceaniche che seguivano le parole di Martin Luther King e del Mahatma Gandhi, come le madri di Plaza de Mayo, in Argentina, alla ricerca dei loro figli “desaparecidos”. Quando camminare diventa una protesta e una preghiera di speranza

Maratoneti per la pace in Terra Santa (Fonte: Centro Sportivo Italiano)
Maratoneti per la pace in Terra Santa (Fonte: Centro Sportivo Italiano)

Il mio cammino è prima di tutto una preghiera per la pace” (Pellegrina della Pace)

Un’altra tipologia di marcia “sovversiva” è il cosiddetto pellegrinaggio laico. Più o meno nell’ultimo mezzo secolo si è sviluppata una grande varietà di pellegrinaggi laici e non tradizionali che hanno esteso il concetto di pellegrinaggio al terreno della politica e dell’economia, riempiendo il loro atto di camminare di significati sociali.

Un esempio può essere l’annuale “walkathon” americana, la maratona per la raccolta di fondi in favore dell’associazione per la lotta alla distrofia muscolare. Queste manifestazioni non sono state altro che superfetazioni del pellegrinaggio o adattamenti delle sue regole.

Uno dei primi pellegrinaggi laici fu messo in moto più di mezzo secolo fa da una donna. Il primo gennaio del 1953, una donna universalmente nota con il solo nome di “Pellegrina della Pace”, fece voto di continuare a camminare finché il genere umano avesse imparato la via della pace e si mise in cammino. Da quel giorno la Pellegrina della Pace camminò per ventotto anni, per tutti gli stati e le province americane, canadesi, e anche in alcune regioni del Messico. In seguito diventò una accreditata portavoce del popolo dei pacifisti e qualche volta accettò un passaggio per far fronte ai propri impegni di oratrice. Ironicamente, morì in uno scontro frontale durante uno di questi spostamenti nel luglio del 1981.

Camminatori per protesta: Luther King e Gandhi

Martin Luther King
Martin Luther King

Tradizionalmente, il pellegrinaggio è collegato con la malattia e con la guarigione di se stessi o dei propri cari. La rivoluzione della Pellegrina della Pace fu l’identificare la guerra, la violenza e l’odio come piaghe che devastano il mondo. Inoltre il contenuto politico che la motivava, nonché il modo in cui si sforzava di ottenere il cambiamento, influenzando i suoi simili invece che impetrando l’intervento divino, hanno fatto di lei la prima pellegrina politica moderna. La Pellegrina della Pace presagì questo cambiamento nella natura del pellegrinaggio che, da appello all’intercessione divina, o al miracolo, sarebbe diventato una richiesta di riforme politiche, non riferendosi più a Dio o a un uditorio di dei, ma alla più terrena opinione pubblica. Fu forse il dopoguerra a segnare la fine della convinzione che l’unico intervento adeguato fosse quello divino.

Il fatto che il movimento per i diritti civili coinvolgesse tanti militanti, praticasse la non violenza, usasse un linguaggio di redenzione religiosa e, all’occasione, di martirio, dimostra che era imbevuto delle forme e delle metafore del pellegrinaggio. Non è un caso che la marcia del 17 maggio 1957 al Lincoln Memorial di Washington organizzata dalla Southern Christian Leadership Conference di Martin Luther King nel terzo anniversario dell’ordinanza della corte suprema a favore dell’abolizione della segregazione scolastica, fu chiamato il “Pellegrinaggio di preghiera”. King era stato profondamente influenzato dagli scritti e dalle azioni di colui che forse fu il vero fondatore del pellegrinaggio politico, il Mahatma Gandhi. Con la sua famosa “Marcia del sale” di duecento miglia nel 1930, Gandhi e molti abitanti dell’interno dell’India camminarono fino al mare per procurarsi da soli il sale, in violazione della legge e del sistema di tassazione britannico.

Le madri dei “desaparecidos”

La protesta delle madri di Plaza de Mayo
La protesta delle madri di Plaza de Mayo

momenti in cui si cammina per le strade insieme a persone che condividono le stesse convinzioni, offrono la rara e magica opportunità di una sorta di comunione populista. I momenti in cui gli individui ne trovano altri che condividono i loro sogni, quando la paura è sommersa dall’idealismo o dall’indignazione, quando le persone avvertono una forza che le stupisce, sono momenti in cui esse diventano eroi. Come le donne argentine ormai famose come le “madri della Plaza de Mayo”. Tutto ebbe inizio in Argentina, quando alcune donne cominciarono ad accorgersi le une delle altre nei distretti di polizia e negli uffici governativi in cui andavano a cercare senza successo i figli “desaparecidos”, fatti scomparire dai sicari della giunta militare che si era impadronita del potere nel 1976.

Sabato 30 aprile 1977, quattordici madri si diedero appuntamento nella piazza al centro di Buenos Aires: Plaza de Mayo, il luogo in cui nel 1810 era stata proclamata l’indipendenza argentina. Un poliziotto che le vide gridò loro che stare sedute in piazza equivaleva a indire un’assemblea pubblica illegale, perciò le donne si misero a camminare intorno all’obelisco che si erge nel centro della piazza. Quel giorno i generali subirono la prima sconfitta e le madri scoprirono la propria identità, che legarono indissolubilmente al nome di quella piazza e le camminate consacrarono la loro fama. Dalla settimana successiva però si cominciò a marciare ogni giovedì, perché ci si accorse che il sabato, in quella piazza del centro pulsante della città, il 30 aprile non passò quasi nessuno. Con il succedersi dei giovedì, il numero delle madri che camminavano per la piazza crebbe e la polizia cominciò a tenerle d’occhio. Arrivarono furgoni pieni di agenti che prendevano i loro nomi e le costringevano ad allontanarsi. Furono aggredite con cani e manganelli, arrestate e interrogate, ma loro continuarono a tornare in quella piazza per compiere il loro semplice gesto di memoria e lo fecero per tanti di quegli anni che quel gesto diventò rito e storia. Quando, nel 1983, la giunta militare cadde, le madri furono ospiti d’onore alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente eletto, ma continuarono a camminare ogni settimana intorno all’obelisco di Plaza de Mayo e a loro si unirono le migliaia di donne che fino ad allora avevano avuto paura. Quelle donne camminano ancora oggi in senso antiorario intorno all’alto obelisco tutti i giovedì, scrivendo con i loro piedi questa preghiera…

La preghiera delle Madri

L'emblema delle madri dei
L’emblema delle madri dei “desaparecidos” nella piazza di Buenos Aires

“Sono quei piedi
che da bambina
mettevo nella pozzanghera per sentire
la frescura, come un capriccio.
Sono quei piedi
che quando pioveva
mi facevano correre
per bagnarmi, e sentire
qualcosa di diverso.
Sono quei piedi
con cui ho battuto l’asfalto
tanti giorni, tanti anni,
tante strade, e ho attraversato
tanti fiumi.
Ancora con loro
sono andata molto lontano, sempre
cercandoti – cercando amici
che parlassero di te – cercando luoghi
che ti avessero accolto.
Tutto è stato inutile.
I piedi? Continuano ad attraversare
tutte le strade, senza riposare –
come il torrente – che non riposa
non riposerà.
Mai”    

(24/05/10)

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