Lunedì 6 Febbraio 2023 - Anno XX
Fare l’arte, camminando

Fare l’arte, camminando

Quando l’artista si esprime… con i piedi. Dall’erranza dei “lettristi” nelle notti parigine alle passeggiate sull’erba di Richard Long o sulla Grande Muraglia per opera di Marina Abramovic e Ulay

Richard Long  mentre realizza una sua opera alla Tate Gallery (© Tate Photography)
Richard Long mentre realizza una sua opera alla Tate Gallery (© Tate Photography)

Ho scelto di fare l’arte camminando, utilizzando delle linee e dei cerchi o delle pietre e dei giorni” (Richard Long)

 

Nei primi anni Cinquanta l’Internazionale Lettrista, che confluirà nell’Internazionale Situazionista nel 1957, riconosce nel perdersi in città una concreta possibilità espressiva dell’anti-arte e lo assume come mezzo estetico-politico, attraverso cui sovvertire il sistema capitalista del dopoguerra. In questi anni verrà coniato un nuovo termine che, dopo la “visita” dadaista e la “deambulazione” surrealista, vuole esprimere una nuova concezione del camminare: la “dérive”. L’erranza dei “lettristi” cominciò nel 1952 da uno sparuto gruppo di giovani scrittori come, perdizione nelle notti parigine e con il tempo assunse il carattere di teoria antagonista. Lo scopo di questa erranza era camminare in gruppo lasciandosi andare alle sollecitazioni impreviste. Ciò diventò per i lettristi una forma di rifiuto per il sistema, un mezzo per sottrarsi alla vita borghese e per contestare le regole del sistema dell’arte. La dérive era infatti un’azione che difficilmente poteva essere spesa nel sistema dell’arte, in quanto si esprimeva in situazioni che non lasciavano tracce. Era un’azione fugace, un istante immediato da vivere nel presente senza preoccuparsi della sua rappresentazione e della sua conservazione nel tempo.

Penetrare e analizzare l’ambiente

La dérive è, come spiega Francesco Careri nel suo “Walkscapes”: “Un’operazione costruita che accetta il caso, ma non si fonda sul caso, anzi ha alcune regole: stabilire in anticipo, in base a cartografie psico-geografiche, le direzioni di penetrazione dell’unità ambientale da analizzare; l’estensione dello spazio d’indagine può variare dall’isolato al quartiere, e al massimo ‘all’insieme di una grande città e delle sue periferie’; la dérive deve essere intrapresa in gruppi costituiti da ‘due o tre persone, giunte alla stessa presa di coscienza, poiché il confronto tra le impressioni di questi differenti gruppi deve consentire di arrivare a delle conclusioni oggettive’; la durata media viene definita di una giornata, ma può estendersi a settimane o mesi”.

Oggetti esposti da scoprire. Camminando

“Lever” di Carl Andre

Un’altra delle controculture più interessanti che poneva come soggetto il camminare è stata quella sviluppatasi negli anni Sessanta del Novecento, che introdusse il camminare nell’arte vera e propria, sottraendola all’oblio empirico dell’anti-arte dei dadaisti, dei surrealisti o dei lettristi-situazionisti. In questi anni il corpo stesso dell’artista diventò un medium dell’arte performativa. Come ha scritto la storica del’arte Kristine Stiles, “enfatizzando il corpo come arte, questi artisti amplificarono il ruolo del processo rispetto a quello del prodotto e si spostarono dagli oggetti figurativi a modalità di azione presentazionali”.

Per capire meglio, possiamo pensare alla scultura “Lever” di Carl Andre del 1966, che consiste in una fila di mattoni che vanno da una stanza all’altra costringendo l’osservatore a camminare: quest’opera incorpora il viaggio a piedi nella propria stessa forma.

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