Sabato 18 Maggio 2024 - Anno XXII

Trekking nel Borneo

Giungle claustrofobiche, fiumi possenti, paludi di mangrovie e il Kinabalu, la più grande montagna tra l’Himalaya e la Nuova Guinea. Una flora e una fauna ricchissime, completano le meraviglie del Borneo

In cammino verso i “pinnacoli”

Trekking nel Borneo

L’escursione ai pinnacoli rappresenta l’essenza del trekking nel Borneo. Si toccano tutti i livelli di difficoltà escursionistica e data la varietà di ambienti e situazioni, lo si può considerare tra i più completi trek equatoriali. Inizialmente occorre risalire in piroga per un’ora e mezza il Melinau river, fino a raggiungere la località denominata Kuala Berar.
Strada facendo è possibile sostare presso un piccolo insediamento di indigeni “Penan”, per acquistare qualche oggetto di artigianato locale. Durante la stagione secca l’acqua del fiume, in alcuni tratti, è molto bassa; questo obbliga a scendere per spingere a braccia l’imbarcazione a motore.
Lasciata la piroga si comincia a camminare nella giungla, avvolti da foglie e alberi giganteschi. Circa otto chilometri e mezzo di trekking pianeggiante portano al Camp Five. Esistono due guadi obbligati, pericolosi solo in presenza di temporali improvvisi; sino al Campo Cinque il terreno è invaso da radici, ma facilmente percorribile. Occhio alle sanguisughe: sono piccole ma difficili da togliere.
Camp Five è vicino a Melinau Gorge, punto di partenza dell’Headhunters Trail, il sentiero dei cacciatori di teste; costeggia le sponde del Melinau River, in una splendida cornice montano-tropicale. Le acque del fiume sono incredibilmente limpide; la soffocante marcia d’avvicinamento nella giungla favorisce un tuffo rigenerante in una delle tante pozze.

 

CONTINUA A LEGGERE A PAGINA 2

Base al Campo Cinque

Trekking nel Borneo

Al Camp Five si può mangiare, bere (acqua bollita dagli indigeni) e dormire al riparo su piccole stuoie fornite dai gestori. La notte è fresca e un leggero sacco-letto è l’ideale. Di buonora si parte per i Pinnacoli. Il percorso è lungo circa due chilometri e mezzo e prevede un dislivello di oltre mille metri, con pendenze, in alcuni tratti, intorno all’ottanta per cento.
Quindici scale fisse, in metallo, evitano all’escursionista l’arrampicata vera e propria. Bisogna preventivare almeno tre ore di marcia (onde evitare sincopi) attraverso rocce, radici, liane e piante carnivore prima di raggiungere il piccolo spiazzo da cui osservare lo straordinario panorama dei pinnacoli. Consistono in una serie di solitarie rocce taglienti color grigio-argento che spuntano dalla foresta raggiungendo anche i quarantacinque metri d’altezza. Dai mille e duecento metri circa d’altitudine in cui sono sparse le inquietanti guglie, la veduta spazia sino ai confini del Sultanato del Brunei.
Il ritorno, lungo lo stesso tracciato, richiede estrema cautela a causa della ripidità e scivolosità delle rocce e delle radici affioranti. In un’ora e trenta di discesa si arriva nuovamente al Camp Five per la seconda notte. Il giorno successivo, compiendo a ritroso il sentiero, si torna all’imbarcazione per discendere il Melinau River sino al Mulu Resort. E’ consigliabile assumere una guida indigena per tre giorni, in grado soprattutto di prendere accordi sicuri con il proprietario della piroga.

LEGGI ANCHE  Messico: il Curandero e gli avvoltoi di Chamula

Sul monte Kinabalu, la montagna più alta del cielo

Il Kinabalu
Il Kinabalu

L’immensa fortezza di roccia che, isolata da altri massicci montuosi, domina lo stato del Sabah, appare tra le nubi nella sua granitica solitudine così come doveva essere apparsa ai primi esploratori europei.
Sir Hugh Low, che intraprese nel 1851 l’ascensione alla vetta, la riteneva ben più alta dei suoi 4101 metri; questa è infatti l’altezza del picco sommitale, che venne chiamato, in omaggio allo scalatore, “Low” Peak. Mai nessuno, prima di Low, aveva tentato l’impresa.
Per le popolazioni Dusun e Kadazan la montagna era abitata dagli spiriti dei morti e come tale, sacra e inaccessibile. Low faticò non poco a convincere i portatori indigeni a salirvi e dovette comunque adeguarsi ai complicati cerimoniali dei riti propiziatori che avrebbero dovuto placare gli spiriti offesi.
L’ascensione non comportava, allora come oggi, nessuna particolare difficoltà tecnica; tuttavia, la fatica di Low fu quella di aprirsi un varco nella fitta vegetazione che avvolge il Kinabalu fin quasi sulla vetta e di approvigionarsi di viveri a sufficienza.
Oggi i sentieri sono ben tracciati, esistono alloggiamenti e rifugi alla base e lungo il percorso, e le guide – che talvolta si appartano ancora per compiere i sacri cerimoniali – non sono forse più così indispensabili.

Condividi sui social: