
Nel precedente Amarcord ho narrato la Historia del Turismo Spagnolo a Milano, una lunga vicenda durata qualche decennio e vissuta no-stop (il tempo di salutare il vecchio direttore e tenere a balia quello nuovo). Rassegnatomi ad ammettere che nel mondo non c’è solo la Spagna, dopo aver dato giusta precedenza alla Pasiòn sarei incompleto e partigiano se non raccontassi anche le altre vicende del fu Turismo a Milano (microcosmo composto da tour operator e agenti di viaggi, albergatori, vettori aerei e marittimi, stampa).
Inguaribile ottimista, penso poi che questo mio “Come Eravamo” possa interessare non solo i vecchi che in quel Turismo se la spassarono bensì pure i lettori più indifferenti alla data di nascita.
La narrazione di come campavamo e un po’ di gossip possono infatti dimostrare quanto e come sono cambiati (l’attuale crisi non c’entra) i comportamenti, le abitudini, i rapporti tra gli addetti ai lavori della cosiddetta industria del Tempo Libero (e chi legge pensa che siano trascorsi anni luce: si parla invece solo di qualche decennio fa). E come tutti i matusa – sempre adusi a ritenere “bei tempi” solo quelli loro – mi dichiaro assolutamente certo che (come scrivevano nel dopoguerra sui muri romani i cosiddetti nostalgici) “si stava meglio quando si stava peggio”.
Catene alberghiere, prime avvisaglie

Ma veniamo ai personaggi, categorie, gente, gossip della variegata fauna turistica d’antan. La presenza di poche catene (in pratica solo quelle Usa, Hilton e Sheraton, non esistevano o stavano spuntando quelle europee, NH, Melià, Accor) comportava poca presenza del business alberghiero. E a farla da padrone era la Ciga, bella compagnia, fiore all’occhiello del Turismo italiano (‘a quei tempi’ la classe non era acqua, i sciur si trattavano da sciur, mica i tanti ricchi d’oggidì che viaggiano in low cost).
A Milano ammiraglia della Ciga era (ed è tuttora, ma cene e feste del turismo sono ormai rare, costa un po’ troppo) il Principe di Savoia, Shangri Là, miraggio di facenti viaggiare, volare e scribi (per gli sbafatori della Banda della Tartina, poi, una cena ‘al Principe’ li mandava in sollucchero).
Le Crociere très chic

Anche il settore del Turismo crocieristico dispensava poca vita-vita. Fatta eccezione per i greci (svendevano crociere un tanto al kilo) e i francesi (très chic la Paquet) il mercato era dominato dalla Costa (gran venditore l’ispettore Damato) allora italiana ma pure genovese, talché di p.r. (Pranzi e Ricevimenti) e altri atti di liberalità manco parlarne.
A tentare di sfruculiare il quasi monopolio della Linea C., ma era di Napoli (e anche se Bossi era di là da venire vendere crociere terùne a Bergamo l’era dura) c’era la Grimaldi Siosa.
Ma le poche serate goderecce delle compagnie di navigazione avevano una spiegazione: la promozione costava meno invitando a bordo agenti e stampa, fosse una sola festa in porto o un’intera crociera (in bassa stagione, cabine libere, l’unico costo consisteva nel vitto, la cosiddetta ‘panatica’).
“È finita la festa” nella milanese via Albricci

Altri tempi, disse bene l’avvocato sentenziando ‘è finita la festa’ e ripreso pure in una canzone del repertorio cabarettistico di Cochi e Renato: adesso manca poco che ti facciano pure pagare l’ingresso.
Quanto alla stampa (nel senso di cartaceo, roba stampate e venduta in edicola) abbondavano le riviste di Turismo (così frequenti negli studi dentistici e negli atèliers delle pettinatrici): si spaziava da Tuttoturismo a Gente Viaggi, da Panorama Viaggi a Gulliver (se ben ricordo, è passato tanto tempo).
Chi lavorava in queste redazioni trattava viaggi ‘full time’, mentre lo stesso non si poteva dire di alcuni cronisti che nei quotidiani o nelle riviste non del ‘trade’ si trasformavano in “esperti” a tempo perso (fare la “nera” o la moda porta via tempo).
Né va dimenticato, tra abitudini, ricordi, usanze, che a imitazione della romana Via Barberini anche Milano possedeva una strada con ascendente turistico: la via Albricci. Una breve arteria piena di compagnie aeree, Klm, Sabena, Sas, Cathay, Varig, adesso è rimasta solo l’Iberia (mentre l’Alitalia, che trattava quelli del turismo milanese come ascàri coloniali, praticava un sano apartheid in zona Garibaldi). Dettaglio curioso, il mercoledì in quella via trovavi molti agenti di ‘viaggi Iata’ in visita di cortesia a direttori e capi biglietteria delle compagnie: terminata la visita, discesa al bar e spumantino.
Compagnie aeree e Uffici del Turismo

Il vero Bengodi del mondo viaggiatorio milanese era pertanto costituito dalle iniziative delle Compagnie aeree e degli Uffici del turismo. Le prime erano tante (molte sono scomparse, Pan Am, Twa, Swissair, Sabena) e pure ricche (era di là da venire la concorrenza del low cost) sicché cene e cocktail non mancavano, in inverno una sera sì e una no (per la gioia di molti addetti ai lavori sistemanti pure il budget familiare: cenetta a sbafo eppoi a casa a vedere la tivù).
E anche gli uffici del turismo (tranne quelli un po’ sfigati non meno che tetri dell’Est Europa, oltre la temuta Cortina di Ferro) sciorinavano allegra promozione, perché dagli anni ’70 il turismo era in pieno boom, giravano i danèe per viaggiare e per convincere a viaggiare.
Erano i tempi in cui oltre ad abbondare i FamTrip (sovente più scoperecci che fam-iliarizzatori, ma ci fu anche chi, abbinando le motivazioni del viaggio riuscì a metter su famiglia) i vari Uffici del Turismo invitavano pure a Fiere, Borse e Saloni nei loro Paesi (Pow Wow negli States, Wtm in Uk, Fitur in Spagna).
Internet ha portato via i rapporti umani e anche il Prosecchino

Altri tempi: i biglietti si comprano ormai con internet, non convincibile con un sorso di Prosecco. Resta comunque il fatto che antan i rapporti umani esistevano, eccome, gli addetti ai lavori si vedevano, ci si frequentava, non si pensava solo al business. Oggidì vivi con la cornetta appiccicata all’orecchio aspettando la risposta di un call center in Irlanda o a Cipro. E capi, boss, managers, mica alzano il culo dalla poltrona per una visita, un drink, vabbè, uno spumantino. Spumantini della cui deglutizione erano maestri i 4 componenti (encomiabili per l’assiduità ma soprattutto per la raffinata capacità nell’”autoinvitarsi”) della mitica Banda della Tartina (il comm. C., il cav. T., il capo agenzia R.E., il sig. G.M.). Ne sapevano più del Mossad e della Cia messi assieme, non c’era festa, cena, ricevimento, sbafature di cui non fossero al corrente in tempo reale (e a volte, stranamente, prima ancora che l’anfitrione ne decidesse data e posto). Misteri del Turismo (d’antan) a Milano. (23/02/20112)