Venerdì 14 Giugno 2024 - Anno XXII

La Sicilia roccaforte dell’omofobia?

Una importante guida turistica Usa sconsiglia l’isola ai turisti gay. La risposta di Alessio Virgili direttore di Quiiky, operatore turistico dedicato a questo segmento di mercato

La Sicilia roccaforte dell'omofobia?

 

Non c’è dubbio che negli ultimi anni la sensibilità degli americani sui diritti dei gay sia cresciuta notevolmente. Solo otto mesi fa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama firmava il “Don’t Ask Don’t Tell Repeal Act”, abrogando così l’ultimo tabù: la legge discriminatoria del 1993, che obbligava i militari gay a nascondere l’omosessualità, pena l’espulsione dalle forze armate. Ma arrivare a dire che la Sicilia sui gay è ferma al Medioevo è un’affermazione forte, oltre che non veritiera.

Turismo glbt, altro che una nicchia

Alessio Virgili, direttore di Quiiky
Alessio Virgili, direttore di Quiiky

Come ci si poteva aspettare la recensione ha sollevato non poche polemiche. In difesa di questa bellissima regione Rosario Crocetta, primo cittadino di Gela nonché primo sindaco gay dichiarato d’Italia, che ha ricordato l’episodio di Oscar Wilde che ” quando scappò perseguitato dall’Inghilterra puritana si rifugiò in Sicilia, dove trascorse un meraviglioso periodo”.

La notizia riportata dalla guida americana sarebbe del tutto infondata secondo Alessio Virgili, direttore di Quiiky, operatore turistico dedicato a questo segmento di mercato. “Catania, Taormina, Palermo sono solo alcune delle città che in Sicilia propongono un’importante offerta turistica Glbt – afferma Alessio Virgili -; vi si trovano hotel e spiagge gay friendly, associazioni e molti locali gay. Ci sono operatori siciliani che organizzano tour o giri delle isole dedicati a questo segmento e siamo in contatto con loro attraverso il tour operator che dirigo, Quiiky, il primo operatore gay italiano”. 

“Alla Sicilia – prosegue Virgili – semmai manca quello che manca anche al resto del Paese: le amministrazioni dovrebbero aprirsi maggiormente a questo segmento di mercato, perché stanno rinunciando a un indotto stimato in circa 3,2 miliardi di euro in Italia, pari al 7% del volume di affari del mercato turistico”. “D’altra parte – continua il direttore del tour operator – ci accorgiamo che nella mancanza di una comunicazione e di una promozione da parte nostra, anche i grandi dell’economia mondiale come la guida Frommer’s sono lontani anni luce dalla realtà e dal pensiero della gente, e creano danni alle imprese che già con difficoltà operano in questo settore”. (29/06/2012)

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