Giovedì 3 Aprile 2025 - Anno XXIII

I fiordi. Bellezze naturali delle valli glaciali

Continua il viaggio di Mondointasca alla scoperta della costa occidentale della Norvegia. Dopo Bergen ci immergimo in un paesaggio sempre diverso dove la natura (ghiacciai, corsi d’acqua, vento) ha modellato le montagne, scavato la roccia creando i fiordi

Veduta panoramica del fiordo di Sogn. Foto: Destination Sogndal & Luster/Finn Loftesnes
Veduta panoramica del fiordo di Sogn. Foto: Destination Sogndal & Luster/Finn Loftesnes

La Norvegia in un guscio di noce” (Norway in a Nutshell) sembra un nome ambizioso per un programma di viaggio. Volere racchiudere l’essenza di un paese così vario e ampio in un escursione giornaliera appare una sfida orgogliosa. Eppure se i norvegesi – popolo tradizionalmente molto serio – hanno voluto accettarla è perché erano sicuri di vincere. E così è stato. Cosa viene in mente pensando alla Norvegia? Sicuramente i fiordi. Le antiche strette valli glaciali riempitesi d’acqua dopo il disgelo sono un fenomeno presente in Europa prevalentemente lungo le coste norvegesi, con qualche altro esempio in Groenlandia, Scozia, Danimarca e, unico nel Mediterraneo, in Montenegro! Poi, il Vidda, l’altopiano roccioso e brullo battuto dal vento.

Idea viaggio: “Norway in a Nutshell”
Foto di Paal Audestad/Fjord Tours
Foto di Paal Audestad/Fjord Tours

Norway in a Nutshell” è un pacchetto completo che si acquista su internet o direttamente a Bergen. Non è però l’unico modo di visitare la zona dei fiordi. In un viaggio precedente ho preso un battello allo Strandkajterminalen di Bergen che mi ha portato fino a Flåm, da dove ho proseguito in treno per Myrdal-Bergen. Rispetto alla gita organizzata si evita il tratto stradale e si rimane più a lungo sull’acqua. Si naviga sempre sottovento protetti dal mare aperto dalle isole esterne e ci si gode lo spettacolo della costa frastagliatissima, per poi virare verso destra ed entrare nel Sognefjord. È un battello di linea e sosta in alcuni approdi lungo la rotta.

Tra mare e montagne
La cascata di Kjosfossen. Foto: www.visitnorway.com/Morten Rakke.
La cascata di Kjosfossen. Foto: www.visitnorway.com/Morten Rakke.

Facciamo un passo indietro. “Norway in a Nutshell” è un’escursione giornaliera che permette di vedere le bellezze naturalistiche della Norvegia e combina il trasporto marittimo con quello ferroviario e in autobus. L’escursione che ho scelto prevede la partenza e l’arrivo a Bergen e dura 12 ore ma, volendo è possibile fermarsi in qualche località intermedia, o proseguire da e per Oslo o, addirittura avere la capitale norvegese come punto di partenza e arrivo. Nel periodo estivo (fino al 20 agosto) ci sono due partenze al giorno. Tutto inizia alla stazione di Bergen dove si prende il treno locale che si inoltra all’interno della Norvegia arrampicandosi sull’Hardangervidda fino a giungere a Myrdal. Qui ci aspetta la coincidenza con l’altro treno, quello che scenderà a Flåm. Dopo dieci minuti il treno si ferma per cinque minuti e tutti ci precipitiamo a scendere. Ci siamo arrestati a Kjosfossen, una fermata solo a uso turistico. Una semplice banchina di legno sopra una spettacolare cascata con una caduta libera di 93 metri. Sotto c’è la valle, selvaggia e verdissima solcata dal torrente. Fatte le dovute foto e risaliti a bordo ci precipitiamo al livello del mare a Flåm nell’Aurlandsfjord, un braccio laterale lungo circa 17 chilometri del Sognefjord, il fiordo più lungo della Norvegia (il secondo al mondo dopo Scoresby Sund in Groenlandia) che si estende invece per ben 204 chilometri. Il villaggio è molto importante come località turistica fin dal secolo scorso. Grazie alla profondità del fiordo (il Sognefjord arriva a -1.308) le navi da crociera potevano facilmente arrivare vicino a riva gettando le basi per un turismo che si è ulteriormente sviluppato a partire dal 1909 quando fu aperta la ferrovia per Myrdal. Proprio al 1870 risale il famoso Fretheim Hotel rimasto posizionato proprio in fondo al fiordo. Questo albergo nacque come residenza di un ricco lord inglese che l’utilizzava per andare a pescare i salmoni. Trasformato in un albergo, oggi è stato naturalmente modernizzato ma mantiene intatta la sua atmosfera “Fin de siecle”.

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A Styvi non c’è posta per nessuno
In kayak sul Nærøyfjord. Terje Rakke/Nordica Life/Fjord Norway
In kayak sul Nærøyfjord. Terje Rakke/Nordica Life/Fjord Norway

Alcuni dei miei compagni di viaggio sono rimasti sedotti dall’innegabile fascino dell’albergo e si sono fiondati al ristorante, altri hanno visitato il museo della ferrovia. Io ho preferito gironzolare un po’ su uno dei sentieri che si inerpicano sulle montagne godendomi il sole, il paesaggio e la vista del mare che qui, vista la profondità, ha un intenso colore blu scuro sul quale spiccano le grandi boe colorate che delimitano gli allevamenti di salmoni. Con un occhio all’orologio perché il battello non aspetta! La tappa successiva si compie per acqua. Siamo nella regione Sogn og Fjordane. Non è necessario parlare correntemente il norvegese per intuire che siamo nella regione dei fiordi. L’Aurlandfjord e il Sognefjord sono abbastanza larghi; le loro pareti si presentano verticali e massicce solcate da piccole cascate e ricoperte di vegetazione. Durante la navigazione incrociamo i traghetti che fanno la spola tra le due rive del fiordo per unire i tratti di strada. La nostra destinazione è Gudvangen all’interno del Nærøyfjord, patrimonio Unesco dal 2005. Il fiordo è un braccio laterale lungo 17 chilometri del Sognefjord, è anche uno dei più stretti al mondo, la distanza minima è di soli 250 metri, quella massima supera di poco il chilometro per una profondità che varia dai 10 ai 500 metri. Le montagne a picco, alte circa 1.400 metri, la proteggono dai venti e le acque sono tranquille. Viaggiamo come su uno specchio dove si riflettono i prati e i boschi, punteggiati da qualche fattoria di legno. In questa zona, a Holmo, sono state trovate tracce di insediamenti vichinghi e un po’ prima dell’arrivo a Gudvangen, si passa di fronte a Styvi, dove mi hanno raccontato che esiste il più piccolo ufficio postale della Norvegia. Ha solo due utenti ma un suo CAP: se vi interessa è il 5748. Come villaggio di per sé Gudvangen offre ben poco ma è il punto di partenza delle attività nell’area del Sognefjord.

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Hardangervidda, capolavoro di ingegneria
Un tratto della ferrovia Flåm-Myrdal. Foto: VisitFlåm/Morten Rakke
Un tratto della ferrovia Flåm-Myrdal. Foto: VisitFlåm/Morten Rakke

L’Hardangervidda è l’altopiano più vasto d’Europa con oltre 10mila chilometri quadrati di superficie che si estendono da est a ovest, da mare a mare da Bergen a Oslo con un’altitudine media di 1.200-1.300 metri. I margini esterni occidentali dell’Hardangervidda sono molto scoscesi, l’azione combinata degli antichi ghiacciai, dei numerosissimi corsi d’acqua formati dallo scioglimento delle nevi e dal vento hanno scavato la roccia creando i fiordi e modellando la montagna che precipita in mare. In questo ambiente durissimo l’uomo ha costruito una delle opere di ingegneria ferroviaria più sorprendenti: la Flåmbana, la ferrovia Flåm-Myrdal, la più ripida al mondo a scartamento normale e senza cremagliera (cioè con la distanza tra i binari come quella dei normali treni italiani e senza l’aiuto di una ruota dentata per arrampicarsi). In soli 20 chilometri percorsi in circa 50 minuti si passa dal livello del mare in fondo all’Aurlandfjorden agli 857 metri della stazione di Myrdal, interscambio con la linea ferroviaria che da Bergen conduce alla capitale Oslo. Il fabbricato è immerso in un paesaggio disabitato e spettrale di rocce e licheni, coperto di neve per almeno cinque mesi all’anno. Eppure è una stazione di “intenso” traffico perché qui salgono e scendono oltre a chi abita nella parte interna del Sognefjord, anche i turisti di “Norway in a Nutshell”.

Stalheimskleiva, una strada che toglie il respiro
Lancio in tandem parapendio. Foto: Steve Newman/Voss Fallskjermklubb
Lancio in tandem parapendio. Foto: Steve Newman/Voss Fallskjermklubb

La tappa successiva si percorre in bus. Le strade sono splendide, un po’ per la manutenzione ma soprattutto per i paesaggi. Chi soffre di vertigini avrà qualche problema ad affrontare la Stalheimskleiva. Sono solo un chilometro e mezzo di strada che però sale con un gradiente del 20% e 13 tornanti e consente una vista meravigliosa sulla valle e delle due cascate: Stalheimsfossen e Sivlefossen. Il potente diesel degli autobus è messo a dura prova, come le coronarie di chi è seduto dal lato della scarpata. Abbiamo ormai abbandonato i fiordi e siamo tra le montagne. Stelheim era una stazione di posta sull’antica strada Oslo-Bergen. Oggi è una località turistica e molti vengono per il parapendio o per il rafting. La nostra destinazione è Voss. Una metropoli al confronto dei villaggi che abbiamo fin qui incontrato. D’inverno è una rinomata stazione sciistica. D’estate è altrettanto rinomata per tutto il resto: rafting, escursioni in kayak, escursioni a cavallo e tutto ciò che si può fare buttandosi da un dirupo (parasailing, skydiving, paragliding). Uno dei motivi del successo di Voss è la facilità dei collegamenti con Bergen e con Oslo, infatti è una stazione sulla line che unisce le due principali città della Norvegia. Proprio sul treno finisce questa seconda parte del mio “Iter Norvegicum” e mentre molti dei miei compagni di viaggi approfittano delle comodità dei sedili dei treni della NSB, io ne approfitto per studiarmi le mappe del prossima tappa che mi porterà al Grande Nord.

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Info: www.visitnorway.it/Il-meglio-della-Norvegia

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