Mercoledì 15 Luglio 2020 - Anno XVIII
New York, ritorno a Ellis Island

New York, ritorno a Ellis Island

L’isola a largo di Manhattan è da sempre la porta di accesso alla Grande Mela, da qui sono passate migliaia di persone in cerca di fortuna e opportunità. Con occhi da antropologa Corinna Bajocco svela i numerosi volti della metropoli statunitense nel suo “New York, viaggio nella Grande Mela”, Polaris edizioni

La Statua della Libertà e alle spalle Ellis Island
La Statua della Libertà e alle spalle Ellis Island

 

Sono le 13 e si sta avvicinando l’ora del mio appuntamento con Jay Fine, il fotografo autore dello scatto contemporaneo piu famoso di New York City: il fulmine che si abbatte sulla torcia della Statua della Libertà, una notte di fine estate dello scorso anno (2010 ndr). Sue saranno alcune delle foto del libro, poiché insperabilmente ho avuto la fortuna di stringere con lui una simpatica amicizia. Appuntamento a Battery Park City, il suo quartiere. E ne sono felice perché in una giornata di indian summer (giornata autunnale in cui spira vento caldo da Sud Ovest) come oggi non c’è posto più godibile della Promenade lungo il parco.

Questo parco è situato proprio sulla punta di Downtown e si affaccia sull’Hudson River, uno dei due fiumi che circondano l’Isola di Manhattan. Lungo le ringhiere, innumerevoli pescatori e coppiette innamorate, da lontano la Statua della Libertà, Ellis Island ed i numerosi traghetti che partono per visitarle. E il New Jersey, lo Stato americano che confina con quello di New York, che non mi è mai sembrato tanto vicino. Ho le scarpe da ginnastica, la macchina fotografica è carica, inizio a camminare attorno a Castle Clinton. Il Castle Clinton National Monument è un vero e proprio fortino del 1812, al cui interno è possibile acquistare i biglietti per i vari traghetti e gite sull’Hudson River. Se si desidera visitare la Statua della Libertà, è bene però acquistare i biglietti con 24 o forse 48 ore di anticipo, altrimenti si rischia di rimanere a terra. Si può fare ovviamente anche online, www.statueoflibertytickets.com.

Il Museum of Jewish Heritage (Edmond J. Safra Plaza – 36 Battery Place, +1 646 4374202, www.mjhnyc.org) è un grande palazzo bianco che si affaccia direttamente sulla Promenade. In questo museo viene ripercorsa la storia delle numerose famiglie ebree sbarcate ad Ellis Island, le loro peripezie, le tradizioni del loro popolo, i problemi identitari, la confessione religiosa, e, più semplicemente, la loro vita in America. Inutile riaffermare come New York e l’America tutta siano la più grande Israele, fuori di Israele. La lobby ebraica è potentissima negli Stati Uniti, e particolarmente a New York, dove, tutt’oggi, detiene per esempio la principale voce in capitolo nella assegnazione dei Tony Awards, gli Oscar di Broadway.

Proseguendo la passeggiata attraverso la Marina, luogo di ritrovo e ristoro per turisti e newyorkesi, mi riposo un attimo su una panchina gustando un meraviglioso frappuccino, osservo il panorama, le barche a vela, i piccoli yatch ancorati nel porticciolo. Intorno a me turisti europei e americani, nannies con passeggini giganti, sportivi che fanno jogging equipaggiati con le ultime novità tecnologiche (iPod, conta passi, calcolatore della velocità, battito cardiaco e calorie bruciate) e newyorkers vestiti di tutto punto che lavorano nei vicini uffici della finanza. Guardo meglio, fra di loro scorgo Leonardo DiCaprio intento a fare jogging, si allontana e sparisce all’interno del lussuoso condominio Solaire (20 River Terrace, +1 212 2270222, www.thesolaire.com), un progetto avanguardistico di abitazione esclusivamente ecologica.

 

Proprio di fronte a Battery Park, nella bellissima baia naturale in cui è situato il porto di New York, a pochi minuti di traghetto dall’isola principale che costituisce il cuore della Grande Mela, c’è Ellis Island, un isolotto, la prima tappa per oltre quindici milioni di immigrati che partivano dalle loro terre di origine sperando di stabilirsi negli Stati Uniti. Ellis Island (chiamata in origine Gibbet Island dagli inglesi che la usavano per confinarvi i pirati sorpresi “con le mani nel sacco” e utilizzata poi come impianto di fortificazione e deposito di munizioni) è una delle quaranta isole delle acque di New York: divenne famosa dal 1894 in quanto stazione di smistamento per gli immigranti; venne adibita infatti a questa nuova funzione quando il governo federale assunse il con trollo del flusso migratorio, resosi necessario per il massiccio afflusso di immigrati provenienti essenzialmente dall’Europa meridionale e orientale. La “casa di prima accoglienza-prigione” rimase attiva fino al 1954, quando fu chiusa e abbandonata alle intemperie.

 

Oltre cento milioni di americani possono far risalire la loro origine negli Stati Uniti a un uomo, una donna o un bambino che passarono per la grande Sala di Registrazione a Ellis Island. Oggi è trasformata in Museo dell’Immigrazione: l’ho visitato e ne metto a parte i navigatori della rete.

Fino al 1850 circa non esistevano procedure ufficiali per l’immigrazione a New York. In questa data l’impennata del numero di immigrati europei che fuggivano dalle grandi carestie del 1846 e dalle rivoluzioni fallite del 1848 spinse le autorità ad aprire un centro di immigrazione a Castle Clinton. Verso il 1880 le privazioni che si soffrivano nell’Europa orientale e meridionale e la forte depressione economica nell’Italia meridionale spinsero migliaia di persone ad abbandonare il Vecchio Continente.

Giù dalla ‘Pennland’ sulla quale abbiamo trascorso più di due settimane, giù con tutto il bagaglio (il mio è rimasto in Belgio), nei dock gelidi dove fanno la revisione doganale, poi con un tender all’isola-prigione sorvegliata dalla Statua della Libertà (si riempiono la bocca con la Statua della Libertà) […]. Ciò che contraddistingue la nostra prigione da ogni altra è la cabina telefonica. Una cella del carcere con cabina telefonica non esiste da nessun’altra parte. Ammesso che uno abbia un nichelino, si può mettere in contatto con il resto del mondo, e al tempo stesso non può. Nessuno può chiamarti […]. Faccio una passeggiata nel cortile che invece di quattro pareti ne ha soltanto due: quelle mancanti sono acqua.”

 

La Statua della Libertà, è la costruzione simbolo della città che ha accolto milioni di persone desiderose di trovare una nuova terra di pace, benessere, uguaglianza. Essa sorge su un isolotto roccioso a quattro chilometri da Manhattan ed è opera dello scultore francese Frèdèric Bartholdi e di Gustave Eiffel. È alta 46 metri e pesa 225 tonnellate. Costò, per la sua realiz zazione avvenuta in Francia nel 1886, 250.000 dollari. Fu inaugurata il 28 ottobre 1886 dal presidente americano Grover Cleveland.

 

La statua è collocata su un piedistallo che la erge 100 metri sul livello dell’acqua. La statua, posta sulle rovine di un’antica fortezza ottocentesca, raffigura la dea della libertà mentre calpesta le catene della schiavitù. Sul capo ha una corona con 7 punte simbolo dei sette mari e dei sette continenti verso cui si diffonde la libertà. Nella mano destra tiene una fiaccola e nella sinistra la dichiarazione d’indipendenza americana.

 

Leggenda vuole che il volto della statua sia ispirato alla stessa madre dello scultore, Charlotte, ma, in realtà, le cose non andarono esattamente così. La signora Bartholdi, dopo un iniziale collaborazione con il figlio, iniziò, data anche l’età, ad accusare la stanchezza nel rimanere immobile per lunghi periodi di tempo e quindi, anche se si tratta di indiscrezioni mai confermate ufficialmente, venne sostituita dalla cameriera della signora, Jeanne Emilie Baheux, sposata in seguito da Bartholdi in seconde nozze. Jeanne Emilie fu anche l’unica donna a presenziare la cerimonia ufficiale di inaugurazione, fatta eccezione per la piccola Tototte di otto anni, figlia di Ferdinand De Lesseps, il creatore del canale di Suez. Tale privilegio venne negato anche ad Emma Lazarus, l’autrice del sonetto dedicato alla statua.

 

Dopo aver superato 10 piani con l’ascensore, ci sono 168 gradini necessari per raggiungere la corona e poter ammirare il panorama della città. È possibile anche andare fino alla torcia e godere una visione più ampia dei dintorni. All’interno si trova un museo che raccoglie documenti relativi alla storia del monumento. Nel 1986, per il suo centenario, la statua ha subito un restauro costato 70 milioni di dollari e, alla presenza del presidente francese Mitterand e di quello statunitense Ronald Reagan, è stata ripresentata nella sua veste originaria: la bella signora che accoglie tutti coloro che visitano New York e gli USA. (13/07/2012)

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