Venerdì 6 Dicembre 2019 - Anno XVII
Tour nella ‘Grecía’ Salentina

Tour nella ‘Grecía’ Salentina

Prosegue la scoperta della provincia tra due mari. Palazzi nobili, Chiese dalle architetture romane e gotiche, terre coltivate, freschi boschi e accoglienza da re. Un ‘Rooting’ interessante come pochi

tpur A Martano (Lecce) tra le benefiche piante di Aloe

A Martano (Lecce) tra le benefiche piante di Aloe

Riepilogo telegraficamente che nella recedente puntata ho narrato i rodromi (scusomi, ma recandomi in una terra in ui si parla greco, oltretutto antico, non posso che esibire termini risalenti all’Ellenismo) di una gita nella Grecía per cercarne e scoprirne le radici (in inglese Roots, talché ecco la gita diventare Rooting). E preciso che passo a descrivere anche il Rooting, altrettanto telegraficamente, datosi che nei 3 giorni (anzi, 3 atti, secondo Letizia Senisi e Rosario Turrisi) di cose viste, vissute, apprese, mangiate e bevute nonché gradite, ce ne sono state davvero tante. Efkaristò (grazie) per l’attenzione.

A Martano, effluvi d’Aloe e ricchezze architettoniche

tour Domenico Scordari

Domenico Scordari

10 ottobre – Atto primo. A Martano sveglia nel Bio Resort Naturalis, che dal nome ti farebbe pensare a un covo della Spectre tanto osteggiata da 007 e invece è una signora masseria (c’è stata pure Helen Mirren!). Ti svegli e hai davanti un mare di verde con ascendente ecologico. Suo arconte (siamo o non siamo in Grecía?) è Domenico Scordari, che più che massaro – dopo un sopralluogo da lui orchestrato nella piantagione eppoi nell’azienda del Beauty – nominerei Re dell’Aloe. Per ora dell’Aloe italica, in attesa dei risultati della cura a cui mi sottoporrò con quanto da Domenico omaggiatomi, debitamente comparati con quelli dell’Aloe messicana e di quella indiana, finora a me più note (e vai con l’Aloe salentina!). A Martano grande piacere e non meno piacevole sorpresa: conosco Paolo Protopapa (e la di lui sciura Anna, attrice brava quanto bella) e da tanto colto prof apprenderò parecchio (efkaristò) nel tour della cittadina (10.000 abitanti, se ben ricordo, palazzi e altri monumenti a iosa, roba che – con tutto il rispetto – Busto Arsizio e tanti altri centri urbani lombardi se li sognano, e vabbè, ma sarà bel far solo i danée?). E a Martano incontro un tour operator incoming, Borgoterra, che dà da dormire a turisti non ricchissimi in linde case arredate in antico stile contadino (lamento infatti che, come logico, e giusto, la lussuosa bellezza va pagata, col risultato, però, che alcune masserie da me visitate costicchiano).

Galatina, patria della ‘Taranta’ e reminiscenze storiche

tour La Taranta tra spettacolo e folclore

La Taranta tra spettacolo e folclore

Si prosegue, tiremm innanz, per Galatina. Che bello!  E non solo chiese (la romanica e gotica Santa Caterina di Alessandria, affreschi, roba fina) ed eleganti palazzi (ma nel XVIII° secolo quanta ricchezza  – lo so, forse non ben distribuita – come nella Spagna che qui governò). A Galatina si gode pure lo show (Anna regista) spiegante le intricate vicende della Taranta. Si procede (distanze minuscole, in tutta la Grecía Salentina vivono in non più di 45.000) per Corigliano d’Otranto, visitandone il castello (ben ricostruito, chapeau, vale una visita) ripasso un po’ di storia: quel che combinarono quei balossi dei turchi a Otranto (1480, accopparono 800 povercrist), le gesta di Gonzalo Fernandez de Cordoba, el Gran Capitàn (statua antistante il castello). Cena (e roba giusta in quanto tipicissima, viva il purè di fave e cicoria!) e notte alla Masseria Appidè in quel di Corigliano d’Otranto (bel ‘700 salentino, proprietari i Rota, miei paìs in quanto bresciani).

Tra ‘Pagghiare’ e Patriarchi, che bel vivere!

11 ottobre – Atto secondo. Non si può non morire dalla curiosità avvicinandosi alla Masseria San Biagio, Calimera, dopo aver letto il programma di Agrifeudi recitante quanto segue: “Nel Bosco Antico Querce e Ulivi: il profumo del tempo, Silenzio e Respiro, Tensione e Rilassamento, Sensazioni ed Emozioni, Meditare, con il corpo e con la mente”. Tra tanta introspezione trovo il tempo per un giretto nel bosco e finalmente ammiro da vicino una Pagghiara salentina, tronco conica, pietre faticosamente estratte dal campo e utilizzate (tutto serve al contadino) al riparo di chi suda nei campi, pensi subito ai nuraghi eppoi ai più elaborati, ormai sciccosi trulli. Una bella famiglia, quella che a Cutrofiano ci attende alla Masseria l’Astore, e non lo asserisco per l’eccellente qualità dei suoi vini (mercenario sì, ma con juicio, però, come van giù bene il Negramaro, il Primitivo e da ‘ste parti ho pure trovato la Malvasia nera). E bevendo faccio amicizia (accade) con il patriarca (da patrià, stirpe, tribù, e àrchein, essere primo, che casino tra vino, terra antica ed etimologìa).

Palazzi, orecchiette, cime di rapa, masserie … per il ‘galop’ finale!

tour Finisce la gita a Sternatía

Finisce la gita a Sternatía

Eccellente Coup de thèatre o se si vuole Galop Final, la conclusione della gita. A Sternatía non credo alla vista di un palazzo (Granafei) che nemmeno a Roma, dopodiché mi attende la banda e seguendola mi accolgono nel cortile del palazzo (un altro!) Comunale. E ceno, non senza, però, dire la mia (mica si vive dicendo solo signorsì): ma sono proprio così necessarie, fanno così tanto chic le “Rivisitazioni gastronomiche”? È così folle che un povero scriba nordico giunto nel campesino deep south della Puglia non sogni di ritrovarsi davanti a un bel piatto di sapide (e tante!) Orecchiette e Cime di Rapa? Suvvia! E sempre a Sternatìa affido a Morfeo (figlio di Ipno e Notte) la mia  ultima noche, per la cronaca in una sciccosa camera della non meno deluxe Masseria Chicco Rizzo. Il padrùn, Donato, seguace (in quanto medico) di Esculapio/Asklepiòn (e con la Grecía ho finito) commenta che la masseria è agognata per il confort e il relax (gli Yankees dicono Away from it all). E gli credo.

Cibi vegani, pietre forate, ulivi tra due mari

tour La Chiesa di San Vito a Calimera tra gli ulivi

La Chiesa di San Vito a Calimera tra gli ulivi

A Castrignano dei Greci (ah rieccoli), incuriosisce il Parco delle Pozzelle (ma quant’è carsico il Salento) e chapeau a un Centro Sociale che mi coccola (degusto caffè al cardamomo) e mi racconta quel che fanno per i poveracci locali (che bella la beneficenza non pelosa). All’imbrunire cena vegana (al londinese Foreign Office usano sovente la locuzione No Comment, la faccio mia, beninteso con tutto il rispetto) e riposo del guerriero (in fondo in fondo quella contro la sete è pur sempre una battaglia) all’Agriturismo Biologico Samadhi (a Zollino, preciso per quei tanti yogamanti filosofie, relax, religioni, cibi del dotto oriente).

12 ottobre, Chiesa di San Vito a Calimera, tra gli ulivi non senza boschetti di quercette, Marenna, medio mattiniera merenda contadina, eccellente anche perché entusiasmata dal ricordo di quanto visto poco prima: sul pavimento della chiesetta la Pietra Forata, intorno (scrivono Letizia e Rosario) “Rito del cerchio caldo e la fertilità, cantatrice, suoni e antiche credenze”. Il tempo di digerire la Marenna sulla strada per Coorigliano d’Arco e ci rimpinza Rocco, finto burbero dominus della Masseria Sant’Angelo, un posto che più cuntadèin (per dirla in romagnolo) di così non si può (ma c’è pure una sorta di museo della pietra e un miniteatro per spettacoli e tragedie (greche, ça va san dire). “Vacanze nella campagna tra i due mari” (azzeccato, quanto segnala Rocco sul dèpliant della masseria).

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