Lunedì 6 Febbraio 2023 - Anno XX
L’estate di San Martino

L’estate di San Martino

L’11 novembre si celebra il santo. La leggenda vuole che in concomitanza con questa data parte dell’Europa viva la cosiddetta “estate” di San Martino, un periodo in cui si verificano condizioni climatiche di bel tempo

L'iconografia classica di San Martino
L’iconografia classica di San Martino

San Martino è ricordato l’11 novembre: in realtà questa non è la data della sua morte ma quella della sua sepoltura. Una data che è diventata una festa celebrata in tutto l’Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino. Ad oggi sono circa quattromila le chiese dedicate al santo in Francia, e il suo nome è stato dato a migliaia di paesi e villaggi. San Martino ha prestato il nome anche alla cosiddetta “estate”, quel periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e tepore, proprio come oggi. Durante l’estate del santo erano rinnovati i contratti agricoli annuali; da qui deriva il detto fare San Martino, cioè traslocare. Tradizionalmente durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo, che è abbinato alle prime castagne. Questa tradizione è celebrata anche nella famosa poesia di Giosuè Carducci intitolata appunto San Martino.

Martino nacque nel 316 o 317 d.C. in un avamposto dell’Impero Romano alle frontiere con la Pannonia, l’odierna pianura ungherese. Il padre, tribuno della legione, gli diede il nome di Martinus in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino, si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre era stato destinato, e in quella città trascorse l’infanzia.

Il mantello tagliato in due

Lucca, la cattedrale di San Martino
Lucca, la cattedrale di San Martino

A quindici anni, in quanto figlio di un militare, dovette entrare nell’esercito. Come figlio di veterano fu subito promosso al grado di circitor e inviato in Gallia, nella città di Amiens. Il compito del “circitor” era la ronda di notte e l’ispezione dei posti di guardia, oltre alla sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l’episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall’iconografia). Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Lasciato l’esercito nel 356, già battezzato forse ad Amiens, raggiunge a Poitiers il vescovo Ilario che lo ordina esorcista. Dopo alcuni viaggi Martino torna in Gallia, dove viene ordinato prete da Ilario. Nel 361 fonda a Ligugé una comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa. Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell’altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato Marmoutier. Si impegna a fondo per la cristianizzazione delle campagne. Muore a Candes nel 397. 

(11/11/2013)

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