Giovedì 1 Dicembre 2022 - Anno XX
Inedito d’arte contemporanea a Milano

Inedito d’arte contemporanea a Milano

Un confronto diretto con gli aspetti più difficili del mondo attuale. Per la prima volta in Italia, Ian Cheng e Michael Smith espongono le loro opere in Triennale. Nelle stanze accanto, la mostra “l’arte ai tempi della crisi”, dal Portogallo all’Italia

Michael E. Smith e Ian Cheng, giovani talenti nordamericani dell’arte contemporanea, espongono per la prima volta a Milano al palazzo della Triennale, sino al 30 marzo. La mostra è inedita perché gli artisti, finora, non sono mai stati presentati in Italia, ma anche perché Ian Cheng ha realizzato una delle sue installazioni ad hoc e Smith ha riallestito, come è sua abitudine, le opere in misura dello spazio che aveva a disposizione (nell’immagine sopra, Ian Cheng, Thousand islands). La Triennale torna a proporre riflessioni sul contemporaneo, grazie a due artisti che lavorano su temi non banali e che riconsegnano al visitatore tutta l’inquietudine dei giorni nostri, con un consiglio: cambiare il punto di vista. La mostra inizia in un locale grande, poco illuminato e al primo sguardo “vuoto”: è il biglietto da visita di Smith, che pone le sue opere, spesso di piccolo formato, in luoghi quasi nascosti della sala, di modo che per scoprirli sia necessario adoperarsi un po’. Il risultato è un emozionante “effetto sorpresa”.

Messaggio dalle “shrinking cities”, le città che arretrano

Michael E. Smith, 37 anni, nato a Detroit, porta in dote gli scenari di una città che ha visto la rivoluzione industriale e il suo declino. Le chiamano shrinking cities, le città che arretrano, lasciando in questo caso periferie in degrado, fabbriche e case abbandonate. Smith lavora con gli scarti: tubi di scappamento, piume di pollo, vestiti. Il secondo “effetto sorpresa” delle sue opere è segnato spesso da un velo d’ansia ed è proprio questo il punto (nell’immagine, Michael Smith, Untitled 2013).
La sala dedicata a Ian Cheng non è da meno. Cheng, classe 1984, di Los Angeles, realizza video e simulazioni in digitale. Un software fa in modo che le immagini siano in continuo movimento, cambiando sempre e senza ripetersi. Gli stati di coscienza, le percezioni, il rapporto tra l’uomo e la macchina sono i temi che l’artista predilige: da vedere, sino alla fine, “This Papaya Tastes Perfect”, otto minuti durante i quali tre figure umane e un’automobile si scontrano in un conflitto privo di soluzione.

Le altre mostre. L’arte ai tempi della crisi

La mostra di Cheng e Smith non è la sola che, nell’attuale proposta espositiva della Triennale, richiama direttamente il confronto con gli aspetti più difficili del mondo attuale. Da segnalare “L’arte ai tempi della crisi”, aperta fino al 23 marzo in concomitanza con il festival cinematografico “Sguardi altrove”. La mostra è una collettiva di artisti italiani, greci, spagnoli e portoghesi. Vi figurano quattro dei cinque paesi definiti, negli ultimi anni, dall’acronimo “Pigs”, un termine del gergo economico internazionale che evoca la parola inglese per “maiali” e la cattiva condizione economico-finanziaria di questi stati.
In quattro stanze diverse, fotografie, video, installazioni documentano e interpretano ambienti cittadini, cose, persone, di fronte a contesti ridefiniti dalla crisi. Si ritrovano così scorci di città al tempo della crisi, Milano, Atene, Barcellona, Madrid, Lisbona; si riscopre il fascino del riciclo sui materiali, ma anche l’arte di denuncia e il valore di una ricerca artistica che sceglie di occuparsi direttamente dei temi in gioco, come “Soldi d’artista”, di Milena Scalise.
Tra gli altri autori in mostra: Josè Molina, Josè Barrias, Teodolinda Gersao, Nunzio Battaglia, Paolo Pozzi, Alessandro Ruzzier e ancora Andy Rocchelli, Gabriele Micalizzi, Mirko Sotgiu, Milton Manetas, Maria Padimitriou, Jenny Kodonidou, Panos Tzagaris, Tassos Alamanos.

Info: www.triennale.it

(14/03/2014)

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