Giovedì 20 Giugno 2024 - Anno XXII

Portogallo: cultura, tori e “bacalhau”

Spagna “sobre todo”, e va bene. Ma anche Portogallo, con le sue molte ricchezze paesaggistiche, di storia, di cultura, di cucina ma, in questo caso, di tradizioni taurine

Club Taurino

Dopo tanto tempo mi rispolverano quelli del Club Taurino di Milano. Stupore del lettore. E ce credo. Perché, per quanta fantasia possa allignare nel mondo, chi potrebbe mai divinare che “nella capitale d’Italia” esiste una congrega di aficionados a los toros (non nel senso dei coniugi della mucca Carolina, bensì parlandosi dei tori da corride, in Spagna detti bravos)? Mi rispolverano quelli del Club Taurino milanese, dicevo, e mi propongono di andare in gita con loro: mèta (ça va sans dire) la Spagna, ma anche il Portogallo. Anzi, in Spagna si va soprattutto per il Festival del Flamenco a Jerez de la Frontera (quasi i managers del Club avessero recepito il mio suggerimento di non vivere solo di monocultura e di interessarsi, mi sembra giudizioso, anche di altre vicende ispaniche quali il folclore, il mangiare, la storia ecc.) mentre in Portogallo si va (clamoroso al Cibali!) per conoscere le vicende collegate alla tauromachia. Perché anche nella ex Lusitania romana esistono passione e dedizione all’allevamento del toro bravo e alla sua esibizione nelle arene, ancorché, salvo in una località a sud del Paese, a fine corrida il toro non venga accoppato (ma meglio non farsi soverchie illusioni  sui decessi ‘per vecchiaia’ degli animali ‘da carne’: unica differenza appetto all’usanza spagnola, il toro portoghese sarà giustiziato poco dopo la fine della corrida nell’intimità della stalla).

Zingarata nella terra di Mourinho

Club Taurino

Non nascondo il mio piacere nel confermare la mia partecipazione alla gita nella patria di Josè Mourinho (Lìder Maximo dell’Inter del Triplete 2010, nonché celebre autore letterario del poema “Juve e Milan: Zero Tituli”, per gli amanti della cultura, nato a Setubal). In primis perché faccio contenta la mia amica Liseta del milanese Turismo Portoghese, preoccupata per una mia non breve assenza dalla sua terra (comunque non eccessivamente gelosa per le mie scappatelle spagnole, perché non è vero, come dicono, che portoghesi e spagnoli ‘si odino’, più semplicemente ‘si sopportano’). Eppoi questa zingarata solo in parte taurina, (tornerò anche a rivedere tanti bei posti, sperando, con queste info, di poter essere utile al lettore-viaggiatore) mi terrà seppur brevemente lontano dalle orride polveri sottili milanesi (che uccidono ben più bipedi umani di quanti quadrupedi animali ne uccidono le spade dei toreros, ma è il progresso, baby).

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Tauromachia lusitana: tra “tentadero” e “forcados”

Club Taurino

Quanto alla faccenda “Portogallo e Tori” non tedio il lettore con eccessive righe. Ho visitato un paio di allevamenti (identici, come ovvio, a quelli spagnoli) e in quello arcinoto di Palha ci viene financo organizzato un tentadero (minicorrida in cui “si prova” se il giovane torello ha coraggio e forza) in cui si esibiscono due distanti generazioni, un 77enne torero in quiescenza e una 15enne ragazzina estremamente svelta. Poi, nella arena di Montijo, si assiste a un allenamento dei Forcados, quello spettacolo taurino tipicamente portoghese consistente in una squadra di 8 giovanotti che, in fila ordinata, e secondo tempi e ruoli ben definiti, si buttano sul cornupeta, lo afferrano e lo assoggettano (dopodiché l’esibizione si conclude con un baldo componente che tiene fermo il quadrupede stringendone la coda mentre gli altri vanno a raccogliere gli applausi). Trattandosi di un allenamento (svoltosi usando una vaquilla-vacchetta, oltretutto con le corna rese meno perigosas mediante una protezione di cuoio) i batticuore non hanno raggiunto il diapason. Più emozionante è per certo il tuffo di questi Forcados su bestiùn pesanti mezza tonnellate (e talvolta anche più).

Una comitiva toro-dipendente…

Club Taurino

Tralasciata la vicenda musicale jerezana (sul Flamenco narrerò in altra sede) eccomi in Portogallo dopo il ponte sul Guadiana, poco a monte di Vila Real de Santo Antonio (sull’opposta sponda l’andalusa Ayamonte). Finita ahinoi la gratuita Autovia da Siviglia proseguo in autostrada (care, quelle portoghesi, più o meno come le nostrane, e per loro deve costituire un lusso percorrerle) e prima di Albufeira mollo la costa dell’Algarve (più nota e chic quella a ovest di Faro) puntando a nord, mèta Vila Franca de Xira. Una cittadina sul Tejo-Tago tra Lisbona a Santarem, strategica per la nostra comitiva toro-dipendente (si raggiungono con facilità gli allevamenti da visitare) che suggerirei (non sono pochi quelli che non amano dormire nelle grandi città e preferiscono scappare  dal traffico e da incasinati posteggi) a chi vuol vedere Lisbona eppoi scappare. In tal caso l’hotel Leziria Parque fa al caso suo: costa pochino,  è ben organizzato – ma ormai il wifi, e per di più gratuito, lo trovi in quasi tutto il mondo, salvo, beninteso nella maggioranza degli alberghi e dei locali pubblici in Italia – e si parcheggia come dio comanda).

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E per finire, il baccalà di Evora

Club Taurino

Ma fatti non fummo per viver come bruti, eppertanto mollo gli amici soci del Club Taurino meneghino e scappo con due minidissidenti (o meno monoacculturati) a rivedere Lisbona, Obidos, Peniche, Evora, Evora Monte ed Estremoz (le cui pedisseque descrizioni possono essere lette nelle tante, identiche guide – alcune però tentano di venderti l’hotel per averci la loro convenienza – attualmente in vendita).
P.S. Visto che le guide non citano mai (o solo raramente) piatti e ricette, preciso che a Evora ho gustato un glorioso Bacalhau (te pareva, in Portogallo…) al forno: il sapido pesce, servito in tegamino, era sormontato da mollica fritta di mais, si adagiava su un letto di spinaci, lo contornavano quattro patate novelle e sul tutto erano posti due bei spicchi d’aglio dal deciso profumo (il sapore…poi…).

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