Venerdì 2 Dicembre 2022 - Anno XX
Uruguay, “miniera” pallonara

Uruguay, “miniera” pallonara

Poteva mancare un’occhiata al “calcio, football”, oltretutto parlando di Uruguay? Certo che no. Ecco perché le note su questo paese dell’emisfero australe si concludono con una rivisitazione dei più noti campioni pedatori della “Celeste”, che rivedremo fra poco avversaria degli Italiani al “Mundial” brasiliano

Concludo il racconto sulla mia ultima gita in Uruguay segnalando un business nazionale davvero interessante: la creazione ed esportazione di giocatori di Calcio.

E non si dica che l’argomento non incuriosisce. Basti pensare che nelle recenti vicende economiche del pianeta sono innumerevoli i prodotti della terra e quelli industriali, raccolti oppure manufatti eppoi commercializzati all’estero: ma che un Paese creasse ed esportasse esseri umani pedatori, beh, la vicenda è singolare non meno che astrusa. Invece accade, appunto nella Republica Oriental del Uruguay.

E per dimostrarlo non occorrono geometrici grafici o complicati studi della Bocconi. Bastano pochi numeri, dati che m’è capitato di leggere su pannelli esposti in un moderno padiglione dedicato alle info turistiche a Colonia del Sacramento (la storica, già descritta cittadina uruguagia sul Rio de la Plata – Patrimonio dell’Umanità – a lungo contesa tra gli imperi spagnolo e portoghese). 

Vittoria (1950) nel mitico Maracanà

Ma tornando al balompiè uruguagio qualcosa di misterioso e diverso lo possiede (sennò mica esporterebbe tutto il già descritto esercito di giocatori). Che sia la tanto evocata (proprio a proposito delle gesta della Nazionale) Garra (artiglio, grinta) Charrua (i fieri indios precolombiani abitanti sulla costa del Rio de la Plata)? Va a sapere. Resta il fatto che il piccolo Uruguay vanta la vittoria in due tra i più importanti Campionati mondiali di Calcio. Quello del 1930, perché fu il primo, e soprattutto il Mundial del 1950 e qui siamo nel mito. Creato appunto dalla vittoria, 2 a 1, nel carioca Maracanà, o maravilhoso futebòl brasileiro, schiantato dal gol di Ghiggia, harakiri (sembra sia vero) non solo nelle favelas.

Paese piccolo, ma organizzato

Da quanto esposto si evince che il fùtbol uruguagio è speciale, diverso, merita altre due righe. D’altro canto un po’ speciale e diverso è anche l’Uruguay. Dove lo trovate un altro Paese che nel passato oltre a ricchezze (business e allevamento) e folklore (il tango non è solo argentino, a Montevideo fu composta la Cumparsita e il lunfardo, slang collegato al tango, è di casa come a Buenos Aires) ha prodotto leggi d’avanguardia (divorzio, diritto commerciale, educazione) e oggidì anticipa i tempi (porro di marijuana libero, stop alle partite causa violenza, polizia via dagli stadi, si arrangino, e chissà che qualche nostrano addetto ai lavori del balòn non capisca) e come ciliegina esibisce un presidente (Josè Mujica) ex terrorista tupamaro che gira su un relitto d’auto e ospita i senzatetto nel palazzo presidenziale? 

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