Giovedì 6 Maggio 2021 - Anno XIX
Viaggio in Bassa Val di Susa: la meraviglia della Sacra

Viaggio in Bassa Val di Susa: la meraviglia della Sacra

Uno spettacolo di architettura, un passato glorioso sin dalla sua fondazione. La Sacra di San Michele, ad Avigliana, in provincia di Torino sorprende sempre. Un sistema di conventi e chiese sviluppatosi nel corso di sette secoli, dal 983 al 1622, fortunatamente conservatosi fino al 1836, quando riprende la vita monastica

La Sacra di San Michele con i resti del Santo Sepolcro di Gerusalemme
La Sacra di San Michele con i resti del Santo Sepolcro di Gerusalemme

L’uomo, lo diceva il famoso psicologo Jung, ha bisogno di simboli, di un qualcosa che in sé sappia racchiudere un mondo, un’epoca. Che diventi il paradigma, un punto fermo sul quale fare convergere passato, presente e futuro. Un luogo che, certamente, corrisponde a questa esigenza è la Sacra di san Michele, ad Avigliana, in provincia di Torino che, non per niente è diventata nel 1994 il simbolo dell’intera Regione Piemonte. Siamo nella Bassa Val di Susa, proprio all’imbocco della valle. Provenendo dal capoluogo, spicca sulla sinistra un monte, il Pirchiriano, un picco di 936 metri che esce dal lato della valle, come a chiuderla, e a esso collegato da un istmo. I versanti sono ricoperti di boschi e, proprio sul cocuzzolo si staglia una costruzione alta e squadrata in massiccia pietra grigia: la Sacra di San Michele, un sistema di conventi e chiese sviluppatosi nel corso di sette secoli, dal 983 al 1622, fortunatamente conservatosi fino al 1836, quando riprende la vita monastica.

Quando l’Europa si percorreva a piedi

Guardando verso Nord-ovest si vede l'estendersi della Val di Susa fino al confine con la Francia
Guardando verso Nord-ovest si vede l’estendersi della Val di Susa fino al confine con la Francia

Per capire il significato della Sacra, bisogna tornare con la mente al Medioevo, attorno all’Anno 1.000 quando migliaia di pellegrini percorrevano l’Europa a piedi lungo quei sentieri che poi diventarono i “Cammini”. Viaggi avventurosi e pericolosi affrontabili solo con una grande motivazione. Le destinazioni principali erano Roma e Gerusalemme, le due città sante del cristianesimo al quale si aggiunse Compostela per il culto di San Giacomo. I luoghi di partenza, qualsiasi località d’Europa. In ogni caso chiunque provenisse da Nord aveva poche alternative per scavallare le Alpi e tutti coloro che partivano da Inghilterra o Francia dovevano necessariamente transitare per il territorio che oggi è il Piemonte.

Sacra di San Michele: una consacrazione miracolosa

La ripidissima
La ripidissima “Scalinata dei morti” spiega bene l’evoluzione in verticale nel tempo della costruzione

Le esigenze primarie dell’uomo non sono cambiate nei secoli: mangiare e bere e un riparo per dormire. Perciò, lungo il cammino sono sorti i luoghi adatti. Le profane osterie e le spirituali abbazie. Queste ultime erano alloggio, ospedale, luogo di conforto religioso per chiunque e, nel tempo, acquistavano sempre più ricchezza e potenza grazie ai lasciti di ricchi nobili o mercanti in cerca di indulgenze per una vita non sempre specchiabile. La nostra Sacra di San Michele non fa eccezione. Per giunta partiva già avvantaggiata dalla fama della sua fondazione e consacrazione miracolosa. Secondo la leggenda, l’eremita Giovanni Vincenzo, in odore di santità, volle edificare una chiesa in onore di San Michele Arcangelo sul Monte Caprasio, esattamente di fronte al Pirchiriano ma aveva fatto i conti senza il santo che, per fargli capire che il posto giusto era sul versante opposto gli sabotò i lavori (niente di nuovo in Val di Susa…) trasportando i materiali di costruzione sul luogo dove doveva sorgere la chiesa. Una volta capita l’antifona, l’eremita concluse i lavori e, per la consacrazione chiamò il vescovo di Torino, Amizone. La notte prima della cerimonia, mentre il vescovo soggiornava ad Avigliana, la chiesa fu miracolosamente consacrata direttamente dagli angeli e divenne un luogo miracoloso e, da allora per tutti fu la “Sacra”.

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