Giovedì 13 Giugno 2024 - Anno XXII

Svizzera, recuperati reperti provenienti da scavi clandestini

L’operazione “Teseo”, promossa dalla procura capitolina all’autorità giudiziaria di Basilea, ha permesso di recuperare in Svizzera reperti archeologici provenienti da scavi clandestini del sud Italia

I reperti recuperati
I reperti recuperati

Tornano al patrimonio culturale italiano 5.361 reperti archeologici provenienti da scavi clandestini in Puglia, Sicilia, Sardegna e Calabria, di epoca compresa tra il VIII secolo a.C. e il III secolo d.C. rimpatriati da Basilea (Svizzera). La grandissima parte dei ritrovamenti proviene da scavi illegali nelle regioni del centro-sud. Una vera e propria devastazione del patrimoni archeologico avvenuta negli anni e di cui le indagini complesse dei carabinieri ha ricostruito la filiera: dai tombaroli, agli intermediari e collezionisti. Un patrimonio del valore complessivo che supera i 50 milioni di euro. Tra i reperti spiccano anfore, crateri, loutrophoros, oiochoe, kantharos, trozzelle, vasi, statue votive, affreschi, corazze in bronzo. L’operazione, denominata “Teseo”, prende il via da una rogatoria internazionale promossa dalla procura capitolina all’autorità giudiziaria di Basilea, dopo l’inchiesta che portò al recupero del famoso vaso di Assteas dal Getty Museum di Malibù.
“E’ il recupero più grande della storia per quantità e qualità”, ha commentato il generale Mariano Mossa, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc).

Dario Franceschini
Dario Franceschini

La restituzione è avvenuta al termine di una complessa indagine e vicenda giudiziaria internazionale. Millecinquecento anni di storia sono tornati in Italia.
“Il recupero è stato possibile grazie al lavoro di molte istituzioni che voglio ringraziare – ha commentato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini – Si tratta del più grande quantitativo di reperti archeologici mai recuperati in un’unica operazione, grazie al lungo e meticoloso lavoro svolto dai Carabinieri Tpc. Credo che questi pezzi debbano tornare nei luoghi di provenienza perchè è giusto valorizzare tutto il nostro Paese e non solo alcuni luoghi. Stiamo immaginando che tutto il lavoro del Tpc transiti in un luogo di esposizione per far vedere alla collettività e alle scuole quanto e’ grave un furto simile e mettere in esposizione le opere prima di riportarle nel luoghi di provenienza”.

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