Giovedì 18 Aprile 2024 - Anno XXII

In volo inaugurale nella terra dei kazaki

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Il Kazakistan, come altri sei paesi, ha il suffisso ‘istan’, che dalla antica lingua persiana significa ‘terra di’. Andiamo in questo paese, invitati dalla Ukraine International Airlines per il volo inaugurale che collega Kiev, capitale dell’Ucraina, con Aktau

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Volo inaugurale da Kiev ad Aktau

Prima di entrare in cronaca diretta sulla mia gita nel Kazakistan è d’uopo fornire opportune info al fine di evitare che, novello don Abbondio, qualcuno dei miei sia pur pochi lettori, si chieda perplesso: “Cos’è mai ‘sto Kazakistan?”. Oltretutto, per maggior confusione, mi riferisco a uno dei tanti (6) Paesi dell’Asia sudoccidentale dal nome dotato di identico suffisso. Ma tutto fortunatamente si spiega precisando che ‘Istan’ è una parola della antica lingua persiana (anticamente in largo uso nella suesposta area del mondo) significante ‘terra di’.
Mi reco nella Terra dei Kazaki, invitato dalla Ukraine International Airlines in occasione del volo inaugurale collegante Kiev con Aktau (altra parola probabilmente misteriosa – ma solo fino al termine di queste info – anche per un valido aficionado alla geografia). E sempre per essere più facilmente compreso, stante la scarsa notorietà della mia meta, sono costretto a tediare il lettore con ulteriori info (in parte mutuate dal Calendario Atlante De Agostini, la cui consultazione non mi stancherò mai di suggerire all’amante della geografia, quindi, dei viaggi, e più in generale della vita sul nostro pianeta).

Astana, la capitale creata dal niente

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Aktau, Presidente Nursultan Nazarbayev

Il Kazakistan è enormemente vasto, 2.724.900 kmq contro i 302.073 kmq dell’Italia. La capitale, che ha cambiato spesso nome, dal 1997 è Astana che conta 700 mila abitanti, città voluta e creata dal niente da Nursultan Nazarbayev, Padre – padrone – della Patria; la città più popolata invece è Almaty con circa 1.500.000 abitanti. Informando che la popolazione del Kazakistan, ben 9 volte più grande del Belpaese, supera di poco i 17 milioni di abitanti si scopre immediatamente che la morfologia del territorio non è ideale per camparvi, prevalendo paesaggi desertici di steppa infinita. Ma, quasi per compensazione, sotto tanti desolati non meno che piatti panorami, sono state recentemente scoperte moderne ricchezze, leggasi petrolio, gas e minerali di estrema importanza, uranio in primis. Quanto a una breve descrizione delle vicende storiche del Kazakistan si può iniziare con un cenno alle invasioni mongole, ai traffici correlati alla Via della Seta (un filino più spostata a oriente) e all’influenza russa, prima degli Zar (vogliosi di Oceano Indiano ma bloccati dai British della regina Victoria in un altro Stan, quello degli Afghani) eppoi dei Sovietici. Si entra infine nella storia contemporanea con l’indipendenza del Kazakistan dall’Urss, datata 1991 (a quell’anno risale il potere del già menzionato presidente Nursultan Nazarbayev, uno dei Cari Lìder più longevi – nel senso politico – della Terra).
Concludo con dati e numeri informando che tra Aktau (mèta della mia gita kazaka) e la capitale, Astana, intercorrono (ben) 2656 km e sempre a proposito dell’enorme vastità del Kazakistan preciso che Aktau è situata, sì, all’estremità occidentale del Paese, a metà circa della sponda orientale del mar Caspio, ma Astana è, a oriente, assai lontana dal confine con la Cina e la Mongolia.

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Aktau nata con la scoperta delle risorse naturali

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La Moschea ad Aktau

Il viaggio per raggiungere le rive orientali del cosiddetto Mar Caspio è durato un po’ di ore di volo (poco più di 2 dall’Italia a Kiev e meno di 4 dalla capitale dell’Ucraina ad Aktau a bordo di un Embrair 59, aereo brasiliano davvero confortevole). E giunto sul citato mare (che invece, a sentire gli esperti, mare non è, bensì solo un seppur enorme lago, datosi che per mare intendesi un bacino collegato un altro da traffico commerciale) non manca la curiosità per una città e la regione di cui costituisce la capitale. Una non enorme fetta di mondo dai numeri abbastanza importanti, tale, pertanto, da dover risultare sia pur vagamente nota al qui scrivente e sedicente professo viaggiatore. Invece, niente, poco sapevo, tant’è che per gli esami di riparazione eccomi ulissianamente ad Aktau a seguir virtute e conoscenza. Salvo qualche moderna costruzione, in primis gli alberghi (Holiday Inn che mi accoglie, appena aperto) Aktau non può essere bella e va umanamente giustificata per il semplice fatto che fino a pochi decenni fa la città non esisteva, tout court. La sua nascita risale a poco più di mezzo secolo fa allorquando gli esperti sovietici scoprirono il ben di dio – tra uranio e petrolio – contenuto nel sottosuolo. Nacque pertanto un agglomerato di costruzioni destinato a ospitare industrie e abitazioni, tanto scientificamente (e militarmente) ordinato da non necessitare nomi alle strade rigorosamente tracciate col righello. Col risultato che Aktau è attualmente una città (forse unica al mondo?) che – fatta eccezione per il viale principale, battezzato Lenina – si potrebbe definire “senza indirizzi”, bastano i numeri. Ad esempio, l’ex tovarich Ivanov non risiede in via Gorky 27 bensì abita nel distretto 5 – isolato 23 – appartamento 14 (roba che invece di un indirizzo sembra un terno al lotto).
Basta poco tempo passeggiando in Aktau per scoprire una città con un buon futuro (non mancano pertanto i soliti imprenditori italiani, piccoli ma dal grande fiuto, tipo i ristoratori). Alla già accennata, enorme importanza economica del sottosuolo la città unisce oltretutto un crescente appeal di divertente resort balneare. In questo angolo del sudest asiatico non abbondano le località marittime di villeggiatura e per russi, uzbeki, turkmeni e tagiki un bel tuffo nel mar (pardòn, lago) Caspio, sai che goduria.

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