Giovedì 22 Febbraio 2024 - Anno XXII

Auronzo – Misurina: laghi e montagne di incomparabile bellezza

Misurina Auronzo e il lago di S Caterina

Dolomiti bellunesi un luogo e il suo paesaggio che possono farsi stati d’animo. Pagaiare in canoa sul lago. Fare trekking lungo i sentieri. Visitare il museo Interattivo e il sito archeologico del Monte Calverio. Tre Cime di Lavaredo e Monte Piana per i pellegrinaggi della memoria. L’equilibrio dinamico della biodiversità

Misurina Auronzo ed il lago di S. Caterina
Auronzo ed il lago di S. Caterina (ph: Max Raschilla © Mondointasca)

Auronzo e Misurina è una terra di laghi. Le acque riflettono splendidamente le Tre Cime di Lavaredo. Nel  bacino di Santa Caterina ad Auronzo, dal caratteristico colore verde, si voga in canoa, ed ogni anno si svolgono importanti competizioni nazionali ed internazionali.

Pagaiare sul lago è un’esperienza da non perdere, come passeggiare lungo gli oltre 200 km di sentieri, fare trekking su trail più impegnativi, assaggiare il prelibato gelato artigianale fatto a regola d’arte in paese. Ma anche visitare i quattro piani di reperti del museo interattivo, intuendo la vastità delle circostanze non solo ambientali e paesaggistiche, ma anche storiche, geografiche e sociali di Auronzo e Misurina.

A poca distanza dal centro del paese si può visitare il sito archeologico del Monte Calvario, un santuario di età romana dove sono state rinvenute testimonianze di antichi riti in onore di Dioniso, cui veniva offerto vino, trasportato fin quassù in anfore di terracotta.

Auronzo e Misurina: Rosso Tiziano per eguagliare albe e tramonti
Misurina Il ponte di Transacqua e la spiaggia Bucintoro sul lago di S. Caterina
Il ponte di Transacqua e la spiaggia Bucintoro sul lago di S. Caterina (ph: Max Raschilla © Mondointasca)

Tracce antiche ad Auronzo e Misurina si trovano anche nella lingua dialettale, un veneto ladinizzato con cadenze cadorine e parole romanicheggianti tipico come è tipica l’architettura degli edifici: cubici e dai tetti spioventi e poco sporgenti, molte finestre, come a voler catturare più luce e sole possibili e un girotondo continuo di ballatoi e balconi in legno.

Non è un caso che anche l’arte da questi luoghi abbia tratto spunto: è il rosso, il celeberrimo rosso Tiziano, forse l’unico tentativo umano riuscito ad eguagliare almeno in parte le tinte fiammeggianti delle albe e dei tramonti su queste vette!

La casa del pittore è visitabile ed induce a riflettere quanto il paesaggio si possa fare stato d’animo. “Centimetri e centimetri di pittura che riversano un Niagara di neve preziosa, azzurrata come nelle giornate di sole, a marzo, sopra Pieve di Cadore, o ad aprile, più su, alle tre Cime di Lavaredo, quando il rosa dei fiori sui frutti macchia il ghiaccio di una tinta locale simile a quella, melograno, che Tiziano ha saputo inventare per il suo cosiddetto Amor sacro; o Profano…” (tratto da “La Storia dell’Arte raccontata da Flavio Caroli”)

Territorio reso unico dalla gente comune: l’arrotino Lozza
Misurina Cima Cadin della Neve e Cima Pogoffa dal sentiero Carpi Col de Varda
Cima Cadin della Neve e Cima Pogoffa dal sentiero Carpi Col de Varda (ph: Max Raschilla © Mondointasca)

Non sono state solo le gesta dei personaggi famosi a render unico il territorio di Auronzo – Misurina. Lo diceva già il Manzoni, che la vera Storia è quella scritta dalle persone comuni che, proprio perché tali, rendono ancora più speciali le loro gesta. È il caso del signor Lozza, arrotino, che nel lontano 1878 se ne partì in cerca di fortuna in sella alla sua bicicletta, arrivando fino in Svizzera e Francia, dove scoprì la lavorazione delle lenti ottiche, che potevano essere molate anche usando la ruota del suo mezzo di fortuna.

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Tornò con l’entusiasmo ed il coraggio di un progetto: aiutato da un amico comprò un mulino e visto che, come racconta oggi da dietro il bancone del suo negozio di ottica un  discendente, “i montanari si arrangiano sempre”, da allora Auronzo divenne la prima zona di produzione su scala industriale di lenti e occhiali made in Cadore! Certo l’attuale situazione economica non è più fiorente e romantica come un tempo, quando la tipicità della valle era incontrastata e indiscussa. Oggi le multinazionali straniere e il costo della manodopera altrove più vantaggioso hanno costretto molti artigiani ad adattare le loro manifatture ed i loro prodotti per sopravvivere alla crisi.

Ciò non toglie che alcune realtà abbiano resistito bene e che la pedalata del signor Lozza non è stata vana, come testimonia il negozio che ancora ricorda e riporta il suo nome.
Se da una parte la località si distacca da una comoda rete di collegamenti, restando più isolata dai commerci e fuori mano, dall’altra è stata comunque raggiunta da personaggi celebri, illustri vacanzieri e papi! Golosissimi di gelato e vanto di laboratori artigianali di questo magnifico alimento, denso e cremoso come la neve.

Flora e fauna: ecosistemi ricchi e complessi
Misurina La Torre dei scarperi
La Torre dei Scarperi (ph: Max Raschilla © Mondointasca)

Altro fiore all’occhiello nell’elenco già di per se variopinto del territorio Auronzo Misurina è la flora locale. Flora e fauna hanno origini antichissime, preistoriche, ribadite nelle impronte dei dinosauri che millenni fa già si aggiravano per questi luoghi. Incredibili i ritrovamenti di orme tridattili, che si susseguono impresse come in un racconto su queste antiche rocce di basamento cristallino, un mare triassico di calcare marnoso e ammoniti; poi in un susseguirsi di epoche e spirali di storia, ecco spuntare salvia dei prati, gigli rossi e carlina, trifogli e orchidee alpine.

Praterie sconfinate solcate dall’ombra volante di gheppi e poiane, aquile reali o dal canto di galli cedroni e forcelli. Ecosistemi sempre più ricchi e complessi, habitat ideale per marmotte, camosci, scoiattoli, volpi, tassi. Acque cristalline e fredde, ricche di ossigeno, per specie ittiche endemiche, come il temolo o la trota fario.

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Auronzo e Misurina: Regole per la conservazione del territorio
Misurina Foresta di Somadida
Foresta di Somadida (ph: Max Raschilla © Mondointasca)

Un equilibrio dinamico che fa della biodiversità una promessa sostenibile, da mantenere per le generazioni future. Una promessa che deve essere più granitica e solida di queste rocce friabili, ma che proprio per questa caratteristica hanno saputo plasmarsi in circhi glaciali, statue imponenti, guglie aguzze e valli acute.

Vi è un’altra preponderante realtà locale, baluardo altrettanto solido di tradizione e conservazione del territorio e delle sue significative e necessarie peculiarità: gli Istituti Regolieri ripristinati negli anni ’90. Un ente privato formato dalla collettività, cittadini che risiedono in paese da almeno un secolo, basato sui principi della indivisibilità, dell’inalienabilità e della inusucapibilità del patrimonio comune!

Le Regole rappresentano una garanzia contro le speculazioni e partecipano alle decisioni per il bene della collettività e la tutela del territorio, come è avvenuto, ad esempio, nel caso del nuovo progetto per la pista ciclabile. É bene che non vada perso quel velo di antico e rigoroso rispetto per la storia, il paesaggio e i significati di questi luoghi, pur cercando di ripresentarlo anche sotto altre vesti, che vedono le gesta eroiche rimpiazzate dalle imprese sportive e le avventure di maghi e principi leggendari sostituite dagli allenamenti di squadre calcistiche di serie A.

Misurina, il Patrimonio Unesco e gli echi della storia
Misurina forcella Maraia la Croda dei Toni gruppo del Popera
Forcella Maraia la Croda dei Toni. la parte est del gruppo del Popera (ph: Max Raschilla © Mondointasca)

Come era naturale e ovvio accadesse, tale e tanta meraviglia ha suscitato anche l’interesse dell’Unesco, che però, in un primo momento, giudicò l’elevato numero di sentieri un mancato prerequisito per entrare nella lista dei luoghi unici messi sotto tutela. La spiegazione poi universalmente accettata sta nel fatto che la “poca selvaticità” è conseguenza di una peculiare causa storica: i molti sentieri che solcano le montagne, non sono di certo turistici ma storici, dato che dalla Forcella del Col di Mezzo e attorno alle Tre Cime di Lavaredo si ode ancora l’eco del primo sparo della Guerra del ’15 ed il Monte Piana è meta di pellegrinaggi della memoria!

Auronzo rappresentava la seconda linea del fronte, strada di transito per Alpini, muli, fatica e disperazione, sudata e subita anche nelle numerose miniere di zinco e piombo del distretto.
I ricordi restano ma si cerca di trasformarli in possibilità, anche attraverso la riconversione di quelli che un tempo furono dei ricoveri in punti strategici, oggi accoglienti ristori gastronomici, come le malghe Maraia e Popena, in località Misurina e Carbonin, ricostruite per rilanciare e valorizzare i prodotti locali in una start up a Km 0!

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Dolomia, formula di pura bellezza
Misurina Auronzo rifugio Citta di Carpi Marmarole
Il rifugio Citta di Carpi sullo sfondo le Marmarole (ph: Max Raschilla © Mondointasca)

Sfinita da troppa meraviglia risalgo il Monte Agudo che domina il paese e mi lascio precipitare in un panorama che a 360 gradi mi toglie tutto il fiato e rapisce i sensi, ma mi fa capire la necessaria presenza di un Creatore. Ca Co3 Mg. Dolomia: essenziale formula di pura bellezza. Composto chimico del Divino che si fa alchimista, nel trasmutare la Natura in Magnificenza (=Mg?), lasciando a noi uomini lo stupore e la scelta del palco dove mettere in gioco la nostra storia. Quella personale e quella collettiva.

Dolomia: oro calcareo che custodisce miti e racconti, leggende e ricordi cristallizzati tra le volute delle tue spirali fossili. In pochi luoghi al mondo si respira un’aria di assoluto e di infinito, di tradizione e modernismo, come tra queste vette ed i loro silenzi. Luoghi scelti più volte per lo svolgersi di nodi storici cruciali, dove confondere sentimenti ed idee, realtà e fiaba, mito e vicende umane… e ancora non bastano a giustificarne l’incanto.

Misurina Auronzo, i prati di Malon
Auronzo, i prati di Malon (ph: Max Raschilla © Mondointasca)

Paesaggio unico al mondo, canto di boschi antichi che ancora riecheggia forte e potente come un coro alpino, presente più che mai in un’accurata e attenta selvicoltura, che combina preziose conoscenze a moderne tecniche boschive per salvaguardare questo patrimonio.
Le Dolomiti: meta di turisti d’oltre oceano, campo di battaglia per eserciti e arena naturale per sportivi d’ogni genere e disciplina. Vorrei che le mie parole si facessero linfa verde, capace di percorre e penetrare il sistema sensitivo di chi le legge, per riuscire a trasmettere parte delle emozioni provate e vissute durante questo viaggio cadorino, in un distillato di Bellezza che raccoglie i miracoli dell’invisibile… e del visibile!

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