Domenica 26 Giugno 2022 - Anno XX
La Fabbrica del Rinascimento a Vicenza nella Basilica Palladiana

La Fabbrica del Rinascimento a Vicenza nella Basilica Palladiana

Architettura, pittura, scultura. In mostra fino al 18 aprile 2022 “La Fabbrica del Rinascimento. Processi creativi, mercato e produzione a Vicenza. Palladio, Veronese, Bassano, Vittoria”. Quattro artisti che hanno dato lustro alla Repubblica Serenissima.

Fabbrica del Rinascimento Basilica-Palladiana

Basilica Palladiana

Quattro nomi di prestigio. Quattro artisti accomunati dallo stesso amore per Vicenza. Nomi che hanno dato lustro alla città, alla Repubblica Serenissima di Venezia, al Rinascimento italiano. La mostra allestita presso la Basilica Palladiana, tratterà di questi straordinari interpreti dell’architettura, della pittura, della scultura.

L’esposizione, dal titolo complesso, fuori del comune “La Fabbrica del Rinascimento. Processi creativi, mercato e produzione a Vicenza. Palladio, Veronese, Bassano, Vittoria”, sarà è aperta al pubblico fino al 18 Aprile 2022. Il sindaco Francesco Rucco e i curatori dell’evento nel presentare il percorso espositivo hanno posto l’accento sull’abilità creativa degli intraprendenti artisti. Si era in un’epoca fulgida di idee, invenzioni, di rinascita delle scienze e delle arti.

La Fabbrica del Rinascimento: Andrea Palladio

Vicenza-Basilica-Palladiana

Panoramica di Vicenza e della Basilica Palladiana

Roma, Firenze, Venezia hanno fatto scuola in ambito artistico. Tuttavia vi sono altre città o centri minori che nel Rinascimento hanno avuto analoghi sviluppi in ambito sociale, economico e artistico. Venezia, la Serenissima stava godendo il suo periodo migliore. Ma anche Vicenza, città dell’entroterra adagiata ai piedi dei Colli Berici, era abitata da gente colta, cosmopolita, aperta ai traffici e ai commerci.

È in questa città che Andrea Palladio ha lasciato il segno, supportato da insigni notabili del tempo. La stessa Basilica, in cui è allestita la mostra, è stata costruita su progetto del Palladio, appellativo attribuitogli dal Trissino che si rifà a Pallade Atena, protettrice delle arti. L’architetto, ispirandosi all’antichità classica, fece edificare palazzi, ville, chiese con una personale cifra stilistica i cui elementi architettonici sono stati “copiati” in tutto il mondo. La città di Vicenza, dal 1994, è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità UNESCO. Oggi il Comune di Vicenza, anche grazie a questa straordinaria mostra che abbraccia prestiti provenienti dai maggiori Musei Internazionali, si candida Città Italiana della Cultura per il 2024.

La Fabbrica del Rinascimento: percorso tra botteghe d’arte

Vicenza Teatro-Olimpico

Teatro Olimpico

I visitatori saranno trasportati in un passato affascinante all’interno delle botteghe d’arte. Vere e proprie “fabbriche” del Rinascimento dove l’artista creava il progetto, preparava i vari bozzetti, apportava le modifiche volute dai committenti. Luoghi dove l’artista realizzava l’opera col contributo di allievi e operai. Nel 1585 fu inaugurato il Teatro Olimpico, fiore all’occhiello di Vicenza grazie alla creatività del Palladio e alle scene lignee dell’architetto Vincenzo Scamozzi che riuscì a realizzare una delle prime ambientazioni prospettiche in grado di ampliare la scena con un effetto illusionistico.

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Arazzo su disegno di Andrea Schiavone (1550-1551)

Sono esposti disegni e bozzetti di Andrea Palladio, pitture di Paolo Veronese e Jacopo Bassano, le sculture di Alessandro Vittoria. Non solo. Troveremo libri, tessuti, oggetti preziosi, arazzi , opere, presentati per la prima volta in Europa o in Italia, provenienti da: il Musée du Louvre di Parigi, il Museo Nacional del Prado di Madrid, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Kunsthistorisches Museum di Vienna; ma anche dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, dalla Galleria Borghese di Roma, dai Musei Vaticani, solo per citarne alcuni.

La Fabbrica del Rinascimento: il gioco delle differenze

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Unzione di Davide, opera di Paolo Veronese

La novità della mostra è rappresentata dal confronto fra opere riproducenti lo stesso soggetto laddove la narrazione cambia anche per effetto di uno o più dettagli. Un gioco delle differenze che contraddistinguono l’originalità e la personalizzazione dell’opera.

La mostra, curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Mattia Vinco, porta alla ribalta opere riunite per la prima volta dopo 500 anni come ad esempio i due ritratti di Livia Thiene, del marito Iseppo Porto accanto ai figli, realizzati da Paolo Veronese. Tra i capolavori si segnalano il disegno della “Madonna col Bambino” del Parmigianino, che dialogherà con l’incisione di Del Moro e col dipinto del Veronese, il monumentale “Unzione di Davide” sempre del Veronese, i due dipinti “gemelli” chiamati “l’Adorazione dei Magi” di Jacopo Bassano provenienti rispettivamente dalle collezioni Birmingham Museums Trust e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Molto bella e plastica la scultura di Vittoria raffigurante San Sebastiano.

La Fabbrica del Rinascimento: curiosità

Andrea Palladio planimetria Fabbrica del Rinascimento

Andrea-Palladio-Villa-Arnaldi-Meledo-(VI)-planimetria del complesso (1547 -1548)

Curiosità che animano l’intero percorso. Ci siamo mai chiesti quanto potesse valere l’opera? Un team di esperti in storia economica se l’è chiesto. La risposta l’hanno trovata nei libri contabili custoditi negli archivi delle biblioteche vicentine e veneziane. Sono riusciti a conoscere i prezzi delle opere esposte paragonandoli agli oggetti della vita delle persone dell’epoca. Lo studio ha permesso di portare in mostra annotazioni contabili, lettere commerciali; a quel tempo potevano contenere campioni di seta, rame, ferro per essere valutate dal commerciante.

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Busto ritratto di Tommaso Rangone, opera di Alessandro Vittoria, 1575

Lorenzo Lotto, Jacopo Bassano, Andrea Palladio tenevano dei registri contabili. Gli esperti sono riusciti a stabilire il valore degli oggetti preziosi indossati dai bambini, o dalle nobildonne ritratte nei dipinti del Bassano o del Veronese. Un aiuto in tal senso è giunto dai libri contabili del Conte Vicentino Giulio Thiene. Il conte, trasferitosi in Svizzera, continuò la sua attività di imprenditore della seta con scambi commerciali con la città di Vicenza. Moneta di scambio era il ducato d’oro con cui si pagavano le merci. Il Conte si faceva inviare dagli artigiani di Vicenza e Venezia scarpe e guanti e riuscì a commerciare anche in occhiali con lenti in cristallo che comprava a Venezia. Per esempio si scoprirà che un paio di guanti da signora o un arazzo potevano avere un valore maggiore rispetto al dipinto di Jacopo BassanoDue cani da caccia” provenienti dal Louvre di Parigi.

La mostra è organizzata da Marsilio Arte ed è parte di un progetto più ampio che vedrà Vicenza impegnata in altre eventi culturali all’insegna della diffusione della cultura e del rilancio della Basilica Palladiana, location ideale per le rassegne di carattere internazionale.

Informazioni: www.museicivicivicenza.it/it

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