Venerdì 9 Dicembre 2022 - Anno XX
Desiderio Vacanze

Desiderio Vacanze

Se il desiderio vacanze è sempre lo stesso. Nel tempo si è passati dal traino animale alle auto, ai jet. Dai galeoni alle moderne navi-crociera. Per vacanze sempre più “veloci”, sempre più lontane. Col vantaggio, dovuto all’esperienza, di potere e sapere scegliere il meglio

Vacanze isola di Run

Isola di Run

“…il profumo dell’isola aggredisce l’olfatto prima ancora che si possa scorgerla. A più di dieci miglia di distanza dalla costa una fragranza aleggia nell’aria e, molto prima che la montagna a forma di bombetta balzi alla vista, si è certi di essere vicino a terra”.

Così ha inizio il diario di bordo del capitano della nave Swan, Nathaniel Courthope, redatto il giorno 23 dicembre dell’anno 1616. Quale era il profumo così inebriante e pungente che aveva pizzicato le narici del Capitano Courthope? E dove si trovava il lembo di terra dal quale l’effluvio proveniva, così intenso e compatto?

Ce lo dice Giles Milton, autore del libro “L’isola della noce moscata“. Si tratta dell’isola di Run, una delle più piccole e ricche di spezie fra quelle delle Indie orientali. Per anni meta, così come altre isole dei mari di Ceram, Banda e Flores, di spedizioni ufficiali inglesi e olandesi e di altre che di ufficiale avevano ben poco, messe in piedi da avventurieri e filibustieri. Comunque, tutti naviganti di grande esperienza marinara e tutti votati alla ricerca delle preziosissime spezie, fra le quali eccelleva la noce moscata.

Vacanze: Il valore delle “cose”

vacanze noce moscata

Il frutto della noce moscata

Il “bene” cercato con assoluta tenacia era dunque un “bene” materiale, utile per la cucina e gustoso per il palato; nulla a che vedere con il “bene-servizio” oggi richiesto dai viaggiatori moderni, vale a dire il luogo esotico, i bagni di mare, la gastronomia raffinata.
Tutte cose che qualcun altro, dimentico delle noci moscate, provvede a farci trovare pronte e invitanti, senza gli incredibili disagi – al di là di qualche ora d’aereo – di un lunghissimo e pericoloso viaggio per mare.

Torniamo al frutto naturale e prodigioso ricordato nei suoi scritti di bordo dal capitano Courthope. Qualche anno prima della nave Swan era arrivato nelle isole della Sonda Jan Huyghen van Linschoten, un viaggiatore olandese più interessato ai paesaggi, alla gente che incontrava e ai loro costumi, piuttosto che ai commerci. Scoperta la noce moscata, ne aveva così magnificato le proprietà: “…le noci moscate rafforzano il cervello e migliorano la memoria. Scaldano lo stomaco ed espellono i venti. Danno un alito fresco, costringono a urinare, bloccano la diarrea e curano i disturbi di stomaco”.

Vacanze: Le “noci curative” dei nostri giorni

Vacanze indonesia

Indonesia

Sostituite le vecchie navi scricchiolanti di un tempo con i moderni jet, oggi, si raggiunge il luogo delle vacanze le mete dei nostri sogni, in poche ore; al massimo l’arrivo avviene il giorno successivo a quello del decollo. Numerosi come i jet, un’infinita varietà di medicinali ha preso il posto delle (allora) curative noci. Ci sono piccole infermerie, al seguito dei vacanzieri: pastiglie per il mal d’aereo, d’auto, di mare; pastiglie per bloccare la famosa “maledizione di Montezuma” (dissenteria); pastiglie ancora per il male d’altura: in certi paesi, quelli dove abitano i condor, per esempio, più si sale e più si ha l’impressione che mani misteriose ci serrino la gola e il povero cuore fa tum-tum; altre pastiglie anche per lui.

C’è poi il senso di sicurezza che pervade coloro che intraprendono lunghi viaggi per sdraiarsi al sole su spiagge bianchissime, magari coi piedi a mollo per provare l’ebbrezza del mare che ne solletica le piante. Nessun rischio, dunque, a parte quello di arrostirsi troppo in fretta. Ecco allora creme e unguenti, a vari gradi di protezione, contro le scottature del sole. Qui, ne siamo certi, la noce moscata non avrebbe alcuna possibilità di eliminare l’inconveniente.

Vacanze: Luoghi lontani vissuti come a casa propria

Le migliori spiagge indonesiane

Fondale delle spiagge indonesiane

I viaggiatori moderni, single, coppie o marito e moglie con figli, sanno perfettamente dove andranno a parare sin da quando ne discutono per la prima volta a casa.
Sono diventati dei veri esperti in materia. Pacchi di cataloghi da sfogliare rubando qualche oretta alla tivù, discussioni con gli amici d’avventura, necessità di assicurare ai figli più grandi luoghi che abbiano “anche” il divertimento tra i programmi, loro si, “globali”.
Siamo in presenza di una vera e propria “scienza” delle vacanze. Non è solo la voglia di mare, di montagna o di campagna quella che spinge milioni di individui, a più riprese durante l’anno solare, ad abbandonare i luoghi in cui vivono per raggiungere altri luoghi nei quali (alzi la mano chi non l’ha mai detto o pensato) vivrebbero più che volentieri.

È anche il bisogno tutto umano di creare degli spazi temporali nei quali non ci sia altro pensiero che quello di familiarizzare con nomi esotici che verranno forse dimenticati – perché troppo difficili – una volta ritornati alla base. È, ancora, l’abbandono mentale che assale ognuno di noi quando le giornate scorrono dalle albe ai tramonti con l’unico obiettivo di nuotare, immergersi nel blu profondo, scivolare sulle acque con gli sci o morderle a bordo di grossi motoscafi, per poi ciabattare felici come bambini da un tavolo all’altro del villaggio che ci ospita, alla ricerca dei cibi esotici, delle bevande rinfrescanti che non ci sogneremmo mai di chiedere al bar sotto casa o prossimo all’ufficio.

Lontani, ma con nuovi amici

Singapore

Singapore

È, infine, la gioia delle nuove amicizie, quel sentirsi partecipi di un’avventura che ci si ripropone di rinnovare al più presto, magari in una località situata dall’altra parte del mondo in cui ci troviamo quando questo, e altri pensieri non impegnati, ci occupano la testa.
Bello, bellissimo programma quello di staccare la spina per due o tre settimane. Bella anche l’idea della meta esotica, anche se sono sempre più numerosi coloro che trovano la realizzazione dei propri desideri a due passi da casa, lungo le coste italiane o nei riposanti panorami di colline e montagne.

Non sono pochi né trascurabili gli inviti che arrivano dai professionisti delle vacanze: chiudete gli occhi, fate girare il mappamondo e puntate il dito. Meglio farlo ad occhi chiusi, così si aggiunge la sorpresa di scoprire che si va a finire magari in un continente diverso dal nostro.
Ma il vacanziere moderno è super-informato. Conosce pregi e difetti di luoghi vicini e lontani; sa districarsi nella selva delle proposte, riuscendo a discernere quelle valide da quelle taroccate. Sa far di conto come pochi ed è controproducente propinargli fischi per fiaschi. Avendo la memoria di un elefante, ne terrebbe conto per le avventure del futuro.

Turista felice, Cliente fedele

Bali

Bali

Assolutamente preferibile il termine “Cliente”; magari con la C maiuscola. Perché questa è la tendenza di chi propone e vende vacanze: cambiare, con un lavoro serio e continuo, i turisti in clienti. L’idea di turista viene sempre più spesso associata a persone cariche di bagagli e di pacchi, fissate dall’idea del fai-da-te, oppure intruppate e stravolte al seguito del solito ombrellino periscopio tenuto alto dalla guida del momento. Il turista in genere si accontenta; il cliente seleziona e pretende, ma alla fine premia. Il turista subisce l’improvvisazione di altri o la propria disorganizzazione; il cliente sa quello che vuole e sa come ottenerlo. Il turista soffre, il più delle volte, la visita ai templi della cultura come un doloroso attentato alla propria privacy che prevedeva al contrario un benefico pediluvio.

Il cliente parte coi piedi riposati e arriva a tempo debito, felice di poter utilizzare strutture che gli offrono tutto, per contratto e a prezzi concordati prima della partenza e felice inoltre di partecipare ai programmi culturali studiati e sperimentati in precedenza, anche per lui.
I paragoni potrebbero continuare all’infinito. La morale è una sola: desiderare delle belle vacanze vuol dire sapere come muoversi e agire di conseguenza. Per non avere sorprese, in primo luogo; per scoprirsi soddisfatti e desiderosi di rinnovare l’esperienza, in seguito.

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