Domenica 20 Settembre 2020 - Anno XVIII
Monte-Fenera-foto-di-A.-Orlandini

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Il Parco Naturale del Monte Fenera

Situato in bassa Valsesia, la sua sagoma inconfondibile è riconoscibile a distanza. Un'enorme tartaruga che domina la valle dall'alto dei suoi 899 metri

monte Fenera

Dipende dalla giornata. Se è bella e luminosa, sin dalla pianura delle risaie che fiancheggiano la Statale 299 – quella che da Novara conduce all’alta Valsesia – è possibile scorgere la sagoma inconfondibile del monte Fenera, una specie di enorme tartaruga che domina la valle dall’alto dei suoi 899 metri. E’ una montagna per certi versi unica, quella che dà il nome al Parco Naturale. La superficie dell’area protetta (3.378 ettari, poco più di 33 chilometri quadrati) include boschi cedui e perenni, una flora dalle spiccate peculiarità, grotte di grande interesse speleologico e archeologico, una ricca fauna e segni del passaggio e della storia dell’uomo risalenti ai periodi più remoti. Gran parte del Fenera è di struttura carsica. Ciò ha dato origine alla formazione di numerose cavità, specie nella zona mediana della parete ovest del monte, nelle quali sono stati rinvenuti, oltre a spettacolari formazioni stalattitiche e stalagmitiche, resti di animali del Pleistocene associati a culture di diversi gruppi umani che si sono succeduti nel tempo almeno da 70 mila anni addietro, se non prima ancora.

Monte Fenera e le sue grotte

monte Fenera

Le grotte del Fenera sono dette “a orso” per la gran quantità di rinvenimenti ossei dell’Ursus spelaeus (orso delle caverne); un plantigrado alto fino a quattro metri, dotato di potenti mandibole, estintosi circa 20.000 anni or sono. Numerosi sono anche i reperti, in genere sempre ossa, di altri antichi animali.
Il ritrovamento (nel 1989) di due denti dell’uomo di Neanderthal – con tutta probabilità gli unici nell’arco alpino italiano – conferma l’importanza dell’area del Fenera nella più remota antichità, quando era abitata da questo nostro progenitore, vissuto in Europa da 85.000 a 35.000 anni fa.
Gli antichi uomini del Fenera pare attribuissero significati di carattere magico agli imponenti massi sporgenti dalle pendici della montagna, come si rileva dalle analisi delle incisioni rupestri locali, fra le quali vanno ricordate le numerose “coppelle” (semplici buchi nella roccia) o di incisioni più elaborate, quali forme antropo-zoomorfe, poi esorcizzate in epoca paleocristiana con varie croci incise. Montagna ricca di acque, il Fenera; con la zona del Parco si presenta al 93 per cento coperto di boschi, con prevalenza di castagni e una numerosa varietà di piante. Le colline meridionali sono il regno della robinia, mentre negli avvallamenti più umidi e in prossimità dei torrenti troviamo l’ontano e il pioppo nero.

Monte Fenera tra flora e fauna

monte Fenera

Completano il panorama vegetale arbusti e piante erbacee comuni. Vi sono poi specie più rare, accanto ad altre rarissime e di grande valore ornamentale, quali la lingua cervina, la felce florida e il capelvenere. All’interno del Parco sono oltre 800 le varie specie botaniche catalogate. La regina incontrastata della fauna del Fenera è senza dubbio la cicogna nera, che da qualche anno nidifica in zona. Oltre a molte altre specie di uccelli, bisogna ricordare i rapaci. I mammiferi sono rappresentati da martore, ghiri, caprioli, lepri, cinghiali. Fra i rettili si trovano la vipera e il ramarro. Per quanto riguarda le testimonianze architettoniche, dai resti di una fucina per la lavorazione del ferro di tarda epoca romana, si passa alle murature a spina del secolo XII, alle rovine del castello di Robiallo, al sistema a castra sviluppato lungo le vie commerciali che percorrevano la valle attorno al 1300. Le testimonianze più significative dell’epoca romanico-gotica e del Barocco nell’area del Fenera si hanno con la chiesa parrocchiale di Grignasco e con la cappella di Sant’Antonio in località Ca’ Negri. C’è poi un fiorire di chiese e oratori nelle varie frazioni in quota, come per esempio a Colma, Maretti e sulla cima del monte stesso. All’architettura antonelliana e a quella del tardo Neoclassico vanno ascritte le chiese di Soliva e Castagnola e il santuario di Boca, oltre alle numerose e particolari case degli alpeggi (Alpe Fenera, i Camini) e ad altre con tetti in paglia, i noti e tradizionali taragn.
Il monte Fenera e il suo parco hanno più di un motivo di interesse per chi arriva dalle grandi città vicine: l’ampio panorama, per esempio, sulla catena dei rilievi alpini verso settentrione (col superbo profilo del Monte Rosa) e, verso meridione, la pianura disseminata di risaie e di campi coltivati. Ma l’interesse maggiore dell’area protetta è dato da ciò che si può vedere e quasi toccare con mano: la grande “tartaruga” in pietra, che da secoli caratterizza la geografia di questa parte del Piemonte orientale.

Info: http://www.areeprotettevallesesia.it/

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