Sabato 3 Dicembre 2022 - Anno XX
Ci vediamo a Torino

Ci vediamo a Torino

Da capitale reale e industriale d'Italia alle trasformazioni sociali e culturali che la propongono quale vecchia-nuova meta turistica dei primi anni Duemila

Capitale Mole antonelliana

Mole antonelliana

Fra le grandi città d’Italia, Torino viene considerata (forse) la meno italiana. Meglio sarebbe dire la più “straniera”, senza che la definizione suoni riduttiva o peggio, offensiva. Anzi, tutto sommato questa impressione, comune per moltissimi abitanti dello stivale, finisce per essere un vero e proprio complimento, formulato magari con una certa soggezione nei confronti di una città che non si sa mai bene come “prendere”. Sarà per quell’insieme imponente di palazzi barocchi che la caratterizzano, per quelle vie a reticolo, perpendicolari le une alle altre, difficili da percorrere senza perdere l’orientamento. Per quei viali immensi, alberati, a due, tre, quattro corsie, percorsi da tram austeri, alcuni dei quali elevati al rango di vera e propria metropolitana leggera. Insomma, per i milanesi, i genovesi, i romani, per tutti, Torino, da sempre, è un’antica capitale, la città dell’Avvocato e quella della Juventus pigliatutto, la città del Gianduia e dei deliziosi gianduiotti, della bagnacàuda, del Museo Egizio, della Mole, dei parchi, in primo luogo di quello del Valentino che si specchia nel Po, ma conserva quella impalpabile atmosfera d’internazionalità sofisticata che il visitatore, appunto, avverte.
Persino le grandi piazze, mettono soggezione. Spazi immensi nei quali ci si perde; poche città hanno un insieme di tali capolavori urbanistici, come Torino ha, che danno respiro al vento che arriva dalle Alpi, che fanno sembrare inesistente l’assalto dello smog, male comune dei nostri giorni.

Torino e i torinesi

Capitale Castel S. Valentino, ritrovo degli innamorati

Castel S. Valentino, ritrovo degli innamorati

Sono tutti torinesi, anche quelli arrivati tanti anni fa per far fronte alle esigenze di Mirafiori e dell’infinito tessuto produttivo dell’indotto. Guai toccare Torino ai torinesi. Reagiscono in maniera deliziosamente permalosa; ed è giusto che sia così. Arrivano a capirlo persino quelli di Milano, da sempre antagonisti per elezione. Ma chi viene da fuori, da qualunque parte arrivi, non può fare a meno di avvertire quest’aria vagamente snob che permea l’incedere di uomini donne che, lo si avverte, hanno nel DNA molti quarti dell’antica e perduta nobiltà, quando la città dava del tu a Parigi e il francese veniva parlato nei salotti buoni, nei circoli esclusivi e, solitamente, impenetrabili.
Scampoli di questa Torino sofisticata e sottovoce ne sopravvivono molti: ristoranti dall’atmosfera ovattata nei quali si può gustare una gastronomia da sballo, senza darlo troppo a vedere; caffè eleganti nel loro luccichio di ottoni, per il rito pomeridiano della deliziosa cioccolata. E poi negozi, boutiques, templi del buon cibo, tutti parati a festa come fosse il giorno dell’inaugurazione.
Torino vive così, sovrapponendo il suo innato buon gusto e il retaggio di una storia unica e densa d’avvenimenti, alle immancabili contaminazioni degli ultimi anni, quando una vera folla di stranieri giunti da ogni dove, ha sostituito gli stranieri nostrani delle prime ondate immigratorie.
Torino, in fondo, è consapevole e quasi lieta di poter mettere in soggezione, col suo fascino intatto, il resto dei forestieri italiani che non hanno, né potranno mai avere, una città che le assomigli, almeno un poco.

La ex Capitale d’Italia è una città da scoprire

Capitale Museo egizio

Museo egizio

Vale la pena, senza ombra di dubbio, trascorrere un fine settimana a Torino. Le attrattive sono molteplici, per tutti i gusti e le esigenze.
Capitale d’Italia (la prima) nel 1861, Torino è anche la capitale del barocco, con le grandiose opere di insigni architetti (Juvarra, Guarini, Vitozzi). Né è possibile trascurare i molti palazzi del centro edificati nello stile liberty della fine Ottocento, primo Novecento. Per non parlare dei Musei, ve ne sono oltre quaranta, dal celeberrimo Egizio, secondo per importanza solo a quello nazionale del Cairo, del Museo Nazionale del Cinema, di quello dell’Automobile, che vanta una speciale sezione per le auto da corsa.
Basta aver voglia di camminare e vi sono ben 18 chilometri di portici – meno caratteristici di quelli bolognesi ma imponenti e quasi austeri con le altissime volte che reggono le case del centro storico – per arrivare a perdersi nella miriade di negozi, vero paradiso per lo shopping. E poi teatri, cinema, locali per la musica e locali per il divertimento. A Torino non manca proprio niente, per accontentare ogni curiosità e preferenza.
Dall’alto della Mole Antonelliana (167 metri e mezzo d’altezza), l’occhio spazia sull’intera città arrivando alle non lontane vette alpine (con la caratteristica cuspide del Monviso), alle colline che portano a Pinerolo e al Sestriere; dalla parte opposta, i dolci rilievi dell’oltrepò torinese, disseminati di ville e protetti dal Santuario di Superga.

Torino by-day e by-night, sempre.

apitale Palazzo Reale

Palazzo Reale

Anche perché diversissima nelle sue possibili mete. L’eleganza della via Roma, di Piazza San Carlo, lo splendido Palazzo Carignano, la lunghissima Via Garibaldi (quasi un chilometro) costellata nei paraggi dalle più antiche chiese della città, senza dimenticare il Duomo che, tutti lo sanno, ospita il mistero della Sindone. Il panorama cambia appena un po’, per l’umanità che l’abita, quando si giunge a Porta Palazzo e a Borgo Dora, col suo famoso mercatino delle pulci, detto Balôn. Per chi desideri infine visioni di più ampio respiro, c’è la Mandria, fantastico parco alle porte della città, c’è il Castello di Stupinigi, e poi Rivoli, e poi…
Meglio, molto meglio andarci, a Torino. Vista da uno dei suoi ponti sul Po, sembra ancor più una città da cogliere. Assaporandone gli splendori e le luci delle pietre, gli umori e le attese fiduciose dei suoi abitanti, il respiro della storia che emerge di continuo, la modernità e il passo di una grande metropoli in costante sviluppo.
Vèj Türin, si diceva una volta. C’è ancora, la vecchia Torino; ma di prorompente dinamicità è la Torino del duemila. Provare per credere.

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