Sabato 18 Gennaio 2020 - Anno XVIII
Vacanza, “Il riposo del viaggiatore”

Vacanza, “Il riposo del viaggiatore”

La vacanza vista da chi viaggia per mestiere: fotografi e giornalisti. "Il luogo più interessante è sempre quello dove siamo oggi"

Giovani danzatrici a Bali

Giovani danzatrici a Bali

Questa piccola inchiesta è dedicata a Valerio Travi, sua moglie Silvia (grandi viaggiatori) e alla loro figlia Arianna, tragicamente scomparsi. Nomadi anche oltre i 30 anni, sostenevano: “il luogo più interessante è sempre quello dove siamo oggi”. Fotografi e giornalisti che viaggiano tutto l’anno per lavoro vanno in vacanza? Quali sono le loro destinazioni preferite? In che modo le scelgono? C’è chi non si sposta per niente, chi non va se non dietro l’angolo, chi invece imperterrito si tira dietro la famiglia più o meno consenziente e la chiama vacanza ma in realtà lavora, chi ha il luogo di fuga prediletto dove ritorna fedele ogni anno. C’è chi va solo in montagna per evitare la folla, e chi non può rinunciare al mare neppure in agosto, chi sceglie le tende dei cavalieri mongoli e chi ritorna ogni estate al “solito” cinque stelle a Bali, chi si butta a capofitto nella natura non addomesticata del Cile e del Ladakh chi il mal d’Africa non ha saputo curarlo e chi il bello lo trova a Venezia. Ma sentiamo alcune testimonianze dei professionisti del viaggio (i nomi sono di fantasia), che lavorano nelle redazioni delle principali testate specializzate o girano il mondo da free-lance.

Vacanza in Mongolia

Nomade a cavallo

Nomade a cavallo

“È stato eccezionale l’approccio con la gente e ho amato i paesaggi che mi ricordavano, in versione più verde, quelli visti tanti anni fa in Afghanistan”, attacca Marta, giornalista di viaggio di lungo corso. Racconta una delle sue vacanze più belle. “Con un fuoristrada ci siamo avventurati verso le steppe di Bayangobi: paesaggi immensi, punteggiati solo qua e là da mandrie di ger (case circolari a tenda, quelle che i russi chiamano yurta) dei nomadi che ti accolgono con grande simpatia. Quando si entra bisogna stare attenti a non calpestare la soglia perché porta male, all’interno ci sono solo la stufa per riscaldare e cucinare, tutt’attorno i letti che fanno da divani e mobili, una credenza e l’altarino con immagini del Buddha. Cordialissimi i mongoli (vecchiette deliziose, donne giovani bellissime, bambini che cavalcano da dio senza sella, uomini cordiali con qualche bel dente d’oro e motociclette fiammanti simil-Harley di fabbricazione russa) ti offrono le loro cose ed è vietatissimo rifiutare anche se francamente fanno impressione: una specie di yogurth acido di giumenta, pezzi di carne pieni di nervi in brodi improbabili, biscotti senza sapore, per fortuna ci hanno risparmiato la zuppa con gli occhi di capra che è considerata una prelibatezza.

Porta d'ingresso della yurta

Porta d’ingresso della yurta

D’altronde i mongoli si nutrono solo di carne e non mangiano frutta e verdura che si trovano solo negli alberghi per turisti occidentali.” Già, i mongoli, l’unico popolo nomade sopravvissuto agli attacchi dei gruppi sedentari, il popolo di Gengis Kahn che da otto secoli, ogni anno in luglio, festeggia il Naadam: l’iniziazione per bambini e bambine dai 6 ai 13 anni che per ventidue chilometri si sfidano in una corsa sfrenata in sella ai cavalli più veloci. “Dormire nella ger (nella steppa non ci sono alberghi ma campi tendati ben attrezzati come un campeggio, con toilette pulite e docce calde) – continua Marta – è un po’ scomodo perché i giacigli sono duri e di notte fa freddino, ma è un’esperienza fantastica: esci e vedi un cielo stellato che non lo sogneresti nemmeno, oppure di giorno scorgi una nuvoletta in fondo alla steppa che si avvicina e all’improvviso ti trovi davanti ragazzi in costume a cavallo che ti girano intorno ridendo, si scherza senza che uno capisca le parole dell’altro, si fanno le foto, poi ripartono al galoppo e spariscono all’orizzonte”. Non poteva che amare il popolo a cavallo che non ne vuole sapere di una vita stanziale Marta per la quale la vacanza è on the road. Si porta marito e figlio e non si stanca di percorrere le vie del mondo. “Rispetto ai viaggi di lavoro in vacanza non cambia molto: mi piace da matti scoprire i posti e la gente che vi abita, i paesaggi nuovi, i cibi particolari. Ahimé, per abitudine mi porto penna e quadernetto anche in vacanza, annoto tutto e torno a casa con chili di documentazione”.

A Livigno

Le montagne di Livigno

Le montagne di Livigno

“Vacanze memorabili? Tutte quelle passate a fare quello che voglio, senza scadenze, fatture da pagare e da riscuotere, telefonate da fare a direttori che non rispondono” dice Giovanni che tra viaggi lunghi e corti trascorre almeno quindici giorni al mese lontano dalle mura domestiche. “Quello che cerco in vacanza è soprattutto stare a casa e fare quelle cose “normali” che annoiano chi ci vive tutto il tempo: leggere quello che mi pare, andare, fare, vedere, incontrare chi mi pare se e quando mi pare. Mi dedico a riordinare l’archivio, classificare dischi, andare da qualche parte per puro interesse personale (nell’ambito di una sola giornata), fare un po’ di sport, lavorare ai miei ritmi, progettare servizi e documentarmi, insomma fare quello che faccio sempre ma senza ansie e scegliendo ciò che preferisco”. Con gli amici mi piace fare sempre le stesse cose, quelle che ci accomunano: stessi posti, stesse abitudini, stessi gusti: enogastronomia, musica rock, soul, blues un po’ snob alla Hornby, letteratura”. E confessa: “tendenzialmente non amo cambiare posto”. Così, le poche volte che si prende qualche giorno di vacanza va a casa sua in montagna, a Livigno. Che è il suo luogo del cuore. Di cui dice: “è montagna “vera” nonostante il turismo sia arrivato anche lì (difficile da raggiungere, poco trendy); casa mia è una baita un po’ appartata, bella vista, grande quanto basta per essere intima, fresco, silenzio, cose e oggetti accumulati negli anni, atmosfera di casa, ricordi antichi e qualche amico, insomma un posto non ovvio.”

In acqua

La baia di Lindos nell'isola greca di Rodi

La baia di Lindos nell’isola greca di Rodi

“La Grecia, sempre la Grecia che per me corrisponde all’idea stessa di vacanza estiva: mare bello, sole certo, affollamento tollerabile. Alla ricerca di libertà dai condizionamenti e di semplicità. Ma cambiando isole ogni anno per mantenere un legame con il viaggio di “scoperta”: ecco il luogo preferito per le vacanze da Laura, giornalista di una testata turistica che ammette che per lavoro non viaggia più. La Grecia cattura anche Roberto, giornalista free-lance che si occupa di turismo con un occhio all’architettura e al design il quale, se può, sceglie di non andare in vacanza. Ma se proprio è costretto a partire dai periodi morti di lavoro, la città spopolata e la chiusura di cinema e teatri allora non ha dubbi: in caicco tra le isole elleniche. Mare e ancora mare per Piero che ritorna sempre con la famiglia alla Taormina della sua infanzia dove trova “familiarità, pace, memorie”. Giulio, fotoreporter che per i dieci giorni che si concede di vacanza all’anno torna a casa vicino ad Arezzo, se cambia cerca luoghi con pochi stimoli fotografici, ma confessa di avere sempre con sé le macchine e ricorda: “il mio viaggio di nozze, 9 anni fa, in Polinesia: 40 giorni a Cook, Samoa, Tonga, Moorea, Tahiti, Rangiroa, Nuova Zelanda: 27 voli, 6000 diapositive, mia moglie voleva divorziare, quindi non fu proprio vacanza”. Altro viaggiatore Luca, giornalista di una testata turistica che si muove per lavoro un mese e mezzo all’anno, quando parte per le vacanze decide (anche per la moglie) il programma con largo anticipo e se ne va sulla Costiera Amalfitana, in Provenza o a Barcellona prenotando sia gli alberghi, che devono essere propizi alla lettura, sia i ristoranti di alta cucina. Free-lance nel settore turistico che mal tollera (nei viaggi di lavoro) i climi tropicali e i fusi orari, Carlo in vacanza sceglie l’acqua ma lontano dalla folla vacanziera. “Mi ritiro in una valle alpina, casa vecchia, fiume verde di fronte e passo il giorno a scrivere e progettare, facendo qualche tuffo nel fiume.”

Dal Ladakh al Cile

Ladakh, la regione nel sistema montuoso dell'Himalaia

Ladakh, la regione nel sistema montuoso dell’Himalaia

“Il mio luogo prediletto, da qualche anno, è il Ladakh. Ci sono stata per lunghi periodi sia in estate sia in pieno inverno, e ho sempre una gran voglia di tornarci”, racconta Federica, giornalista free-lance. “E’ quasi come fosse una seconda casa per me. Quello che mi ha colpito di questo posto, e che mi spinge a tornarci, è il contatto immediato, totale, diretto con la natura. La sua presenza, i suoi ritmi, le sue leggi sono prioritarie rispetto a tutto il resto, e questo mi permette di “sentire” veramente il mio corpo, di percepirne gli aspetti più fisici e istintivi; di raggiungere insomma la mia natura animale, primordiale. E’ difficile da spiegare. Ma quando ci sono tornata in inverno, con –30° costanti, senza riscaldamento nelle case, senza acqua corrente e corrente elettrica, avevo proprio bisogno di “sentire freddo”. Federica continua a raccontare scivolando in Cile dove sostiene di avere trascorso una delle vacanze più belle. Forte il rapporto con la natura anche nel paese sudamericano, strano luogo di confine emarginato a lungo dalla geografia e dalla storia, che offre scenari naturali di struggente bellezza e solitudine. “Sono partita da sola, anche se poi mi sono ritrovata a dividere il viaggio con parecchia gente incontrata per strada. Volevo vedere le salnitrere raccontate da Rivera Letelier nei suoi romanzi, e ho esaudito il mio sogno. In Cile si viaggia benissimo, spendendo anche poco. E’ un paese ben organizzato per i turisti.” “Dalla vacanza – riprende Federica – cerco quello che cerco anche quando viaggio per lavoro, ma con tempi e ritmi più lenti, più miei: un posto da amare, da sentire, da ricordare.”

Vacanza: Zanzibar o Bali?

“Cambio posto ogni volta che parto, ma ritorno anche, magari dopo qualche anno, in luoghi già visti che mi sono piaciuti. In vacanza cerco cose nuove, emozioni e serenità, spaesamento. La parola vacanza in latino vuol dire “mancanza”… delle cose di tutti i giorni”, esordisce Anna che viaggia complessivamente un paio di mesi all’anno. Anna ama Zanzibar. “Tropicale, romantica, isola di terra e di mare (belli tutti e due) con una tradizione stupenda alla Corto Maltese alle spalle e magnifiche storie di schiavi e sultani. Ora attrezzata magnificamente per il turismo discreto. Stone Town, la cittadina di pietra, è un gioiello da vedere.” Anna ama l’Africa. “La più bella vacanza? Il Botswana in tenda per venti giorni, niente turisti, solo leoni ed elefanti, iene e gazzelle.”
Altro genere Raffaele, fotografo giramondo che ogni mese passa al massimo qualche giorno in città per selezionare le diapositive e presentare i servizi, poi via di nuovo. Per il riposo sceglie a Bali il cinque stelle dove ormai è di casa: sa cosa l’aspetta, conosce ogni particolare, ne apprezza l’architettura, il confort e il servizio superlativo che caratterizza i grandi alberghi dell’isola indonesiana. E vuole la sosta lontano da casa.

Venezia e il senso del bello

Venezia vista dal mare

Venezia vista dal mare

Fotografa e sognatrice, oltre che viaggiatrice, Rebecca racconta: “Le cosiddette vacanze le passo a Belluno il mese di agosto in una vecchia casetta di sassi del ‘600 circondata dai pini che avevamo piantato quando nacque nostro figlio e che ora sono una specie di foresta. Chiamarle vacanze è un eufemismo perché mai lavoro così tanto: si inizia dalla disperata ricerca di qualcuno che tagli l’erba che arriva a più di un metro, poi le siepi troppo alte e tutte le altre manutenzioni. In compenso posso invitare tanti amici perché c’è un immenso tavolo all’aperto e l’osteria del paese mi prepara la polenta take-away. Finito finalmente questo periodo vado a Venezia per il Festival del Cinema e considero questo il mio luogo magico e insostituibile: per chi ha uno spiccato senso estetico stare a Venezia compie una rigenerazione totale dello spirito, basta solo guardare e saper vedere e sentire.” Come in Birmania. “Un viaggio che non posso dimenticare – commenta la fotografa – : penso si concentri lì tutta la spiritualità del mondo, nei luoghi e nelle persone. Mi auguro solo che possa finire la dittatura che proprio in un paese così è inaccettabile.”

Nel villaggio globale

Taiwan, affollata via dello shopping

Taiwan, affollata via dello shopping

Esperienze insoddisfacenti si possono sperimentare in qualsiasi parte del mondo. Come quella di Federica alle isole Cayman: “un viaggio (di lavoro) terribile tra uffici dell’immigrazione, della polizia e di non so cos’altro. Spero solo di essere stata sfortunata”. O quella di Rebecca all’Avana, “luogo che avevamo mitizzato e trovai nel degrado più totale, sia del luogo che delle persone.” O ancora quella di Anna a Taiwan: “una delusione terribile: è bruttina, la gente è anche bruttina, parla solo di computer, lo shopping è solo di computer. Unica cosa degna a Taipei: un fantastico museo zeppo di porcellane, stampe e oggetti cinesi portati via dalla Cina durante la rivoluzione.”
C’è anche chi ritiene di toccare il fondo quando, in giro per il mondo, incontra persone che ovunque si trovino desiderano solo le stesse cose: “se voglio andare a ballare la sera o mummificarmi al sole di giorno, che bisogno ho di andare lontano o in posti strani?” Ma la maggior parte degli intervistati giudica pochi posti insoddisfacenti o banali e cerca semplicemente quanto rende un luogo, qualsiasi nel nostro pianeta, unico e inconfondibile. Altro che villaggio globale.

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