Domenica 27 Settembre 2020 - Anno XVIII
Taranto, memoria della Magna Grecia

Taranto, memoria della Magna Grecia

Dall'altopiano delle Murge alle gravine carsiche erose dalle antiche acque. La Puglia Jonica che digrada verso l’incrocio di due mari è ricca di storia, arte e tradizioni

Taranto-Le-Colonne-Doriche

Le Colonne Doriche

Arte, storia, tradizioni, rappresentano le potenzialità della terra più amata da Federico II di Svevia. Crocevia di culture, tutta la Puglia e quella jonica in particolare si protende verso il vicino oriente rimanendo però ancorata, per tradizione, alla plurimillenaria civiltà messapica e greca. Qui le acque del mare Adriatico s’incontrano con quelle dello Jonio, tra storia e leggenda. Due mari e un entroterra con forti radici e identità, dove il vecchio e il nuovo si fondono. Dal Mar Grande si ammirano le isolette Cheradi che fronteggiano la città. Mentre la costa è punteggiata da torri saracene, piccole grotte, arenili, baie, basse scogliere, l’interno propone un turismo nascosto con una varietà di profili urbani e scorci segreti, campagne coltivate in geometrie d’uliveti, vigneti e carrubi. Durante il governo del Viceré (1560) fu realizzato un complesso di circa ventun torri difensive lungo tutta la fascia costiera, da Taranto a Punta Presuti.

Una città fra tre mari

Taranto-il-Ponte-girevole

ll Ponte-girevole

Testimone di un ricco patrimonio architettonico e culturale, la Città Vecchia di Taranto  si sviluppa lungo un dedalo di viuzze, chiese monumentali e palazzetti nobiliari. Nel settecentesco Palazzo Pantaleo, sede del Museo Nazionale, risplendono gli ori ellenistici di Taranto, i segni del passato che narrano la quotidianità, affiancati a testimonianze del Paleolitico, a vasellame e statuette fittili del periodo greco-romano, rinvenute nei ricchi corredi funerari della necropoli tarantina (VII –VI secolo a.C.). Alcune sale superiori del Palazzo sono decorate da Domenico Carella, decoratore presente con la sua opera anche nel Palazzo Ducale di Martina Franca. Palazzo Ponti, una suggestiva dimora del centro storico, ospita reperti archeologici della fase magno-greca, di quella tardo antica e medievale. Bella la trecentesca Chiesa di San Domenico Maggiore, dalla quale parte la suggestiva processione dell’Addolorata, una delle celebrazioni più importanti della settimana santa. Il restaurato Duomo di San Cataldo è stato riportato all’originario stile romanico. Da visitare poi i complessi monastici di Santa Chiara e San Francesco d’Assisi e i palazzi nobiliari Carducci e D’Aquino. Il cinquecentesco castello aragonese con la sua mole fortificata è il simbolo della Taranto marina, così come il Ponte Girevole a ridosso del castello che sormonta il canale navigabile e consente il passaggio delle unità navali, collegando la città vecchia alla nuova. Dalle colonne del Tempio Dorico del IV secolo a.C. si scorge la mole dell’imponente castello. Il commercio del pescato tarantino si svolge nella Marina che si affaccia sul Mar Piccolo. Nella città nuova, a forma di vela bianca, si staglia la Co-Cattedrale Gran Madre di Dio (1970), progettata da Giò Ponti; di struttura moderna e con una chiara simbologia marina, è davvero un vanto di Taranto.

Taranto, mitilicoltura tarantina DOC

Taranto Allevamento mitili

Allevamento mitili

Le celebri “creature” del Mar Piccolo, coltivate a Taranto  in uno dei più vasti allevamenti del sud Italia, sono ritenute fra le più appetibili. Qui la coltura dei mitili coinvolge circa 800 addetti e si aggira sui 300 mila quintali annui lordi. Una volta calate nei fondali dopo essere state adagiate su fascine di lentisco, le larve dei molluschi vengono accostate alle “citri”, le benefiche correnti sorgive di acqua dolce che sgorgano a 60 metri di profondità, in entrambi i mari.
I mitili giallo chiaro (maschio) o rosso mattone (femmina) trovano nei mari di Taranto un habitat ideale ricco di plancton che conferisce loro qualità pregiata. La “tarantina” (cozza) risulta essere la migliore perché gode di un “rilassamento” durante la crescita e assume proprietà particolari per la presenza di acqua dolce e per la contemporanea assenza di correnti sottomarine. Le cozze spezzine, anch’esse rinomate, vengono allevate con gli stessi semi di quelle tarantine ma si sviluppano in condizioni di mare e di correnti assai diverse. Traino dell’economia i mitili assumeranno maggior prestigio con la certificazione di filiera e di qualità, da tempo richiesta.

Le Masserie della costa jonica

Taranto Casa Isabelladi Mottola Il parco

Casa Isabelladi Mottola Il parco

Molte vecchie masserie, da Pulsano lungo tutto il litorale jonico, vengono oggi trasformate in strutture turistiche. La costa è ricca di testimonianze storiche, artistiche e religiose che si alternano a insediamenti rurali unici e tipici. Trasformati in “buen retiro”, i grandi complessi agrari ristrutturati, rievocano il lavoro dei contadini e la vita tranquilla e di “diletto” dei nobili. Dominano nella vasta campagna con coniche strutture o con costruzioni squadrate fortificate, disseminate fra viti e ulivi. Casa Isabella di Mottola va menzionata perché qui, nel segno dei fiori di zucca, è in atto il rinascimento eno-gastronomico tarantino. Lo chef Nicola Morea ha il suo regno nella villa patrizia restaurata, con camere da letto grandissime, grandi saloni e piccole sale. I vecchi granai e gli stallazzi sono oggi il luogo di incontro per nuovi stili di cibo e di vino della nota Accademia dei Racemi. Caratteristico il menu ai fiori di zucca, con ricotta e mentuccia insaporite con salsa di cipolla rossa e calamaro farcito con i gialli fiori, accostamento assolutamente ricercato e gustoso. Invece l’antica Masseria “Tenuta Dell’Aquila” nei pressi di Laterza, gestita dalla terza generazione di una stessa famiglia, dispone di un vasto e suggestivo parco.

La Gravina laertina

Taranto Gravina di LaterzaLaterza s’inserisce in un “comprensorio rupestre” che interessa tutto l’arco jonico pugliese di tradizione messapica; da Matera ad Altamura, Ginosa, Mottola, Massafra e Crispiano. L’attrazione più naturale di Laterza, la gravina, è un’ampia fenditura del terreno misura circa 200 metri di profondità e oltre 300 metri di ampiezza. E’ uno dei più grandi canyons d’Europa, dovuto a uno spettacolare fenomeno carsico determinato dallo scorrimento di un corso d’acqua su una frattura del gradino murgiano. Tutti i solchi o “lame” convergono in una vallata principale che convoglia a sua volta nella profonda e rocciosa Gravina. La roccia laertina è formata da calcareniti; i cavernosi forami della pietra hanno rappresentato per millenni le dimore dell’uomo preistorico e la frequentazione, in verità, si è protratta fino all’età moderna. Info: Pro Loco di Laterza 099/821.6122.

La Maiolica di Laterza

Taranto Maiolica

Maiolica

Un’altra peculiarità laertina è la ceramica artistica. La manifattura laertina con decori di pregio era molto nota in passato. Costituiva nel XVII secolo uno dei centri di produzione più importanti e prestigiosi, sia nel sud Italia che a livello nazionale. Dai raffinati e delicati decori in turchino dei piatti da parata seicenteschi con raffigurazione mitologiche, agli Albarelli (albarello vaso usato dagli speziali), alle mattonelle e agli oggetti di vita quotidiana. La cittadina vanta un rilevante patrimonio culturale documentato dalla presenza di manufatti in alcuni tra i più importanti musei europei quali il Victoria and Albert Museum di Londra, il Kunstgeverbemuseum di Berlino e il Museo Debouchè di Limoges, oltre a quelli nazionali del Castello Sforzesco di Milano, del Museo Civico di Torino e di quello Internazionale delle Ceramiche di Faenza. I temi e le forme della tradizione tecnologica e artistica sono stati ripresi da laboratori, recuperando le antiche fornaci. 

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