Martedì 6 Dicembre 2022 - Anno XX
foto-Thelmadatter

foto-Thelmadatter

Natale in Messico, posadas e pastorelas

Il sole è (quasi) assicurato, le acque dei Caraibi e del Pacifico sono tiepide e accoglienti. Ma è l’atmosfera festosa, frizzante e coinvolgente che si respira, nei grandi e nei piccoli centri, a rendere speciale il clima natalizio

“Posada”, la rievocazione del pellegrinaggio verso Betlemme

“Posada”, la rievocazione del pellegrinaggio verso Betlemme

Il periodo di Natale in Messico si celebra con musica, canti, danze, fiori spettacolari chiamati “cuetlaxochitl” in lingua “nahuatl”, quella parlata delle popolazioni “Nahua”, divenuta idioma ufficiale dell’impero Azteco, tuttora il più esteso gruppo indigeno del paese. Detti “flores de Nochebuena” in spagnolo, ornano le chiese e le cappelle. Il clou delle feste precede di poco il Natale. Dal 16 fino al 24 dicembre si celebrano in tutto il paese le tradizionali “posadas”, rievocazioni a sfondo storico-religioso del pellegrinaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme. Per nove sere consecutive è festa grande, nelle strade, nelle case, nei luoghi pubblici, “festa” come solo il Messico sa rappresentare: celebrazione religiosa aderente alla tradizione, ma anche pretesto per sfoggiare l’esuberanza messicana. Si svolgono le processioni, si intonano i “villancicos”, si rompono le “piñatas” (pentolacce), si consumano “tamales” e “atole” (specialità gastronomiche), si mettono in scena le “pastorelas”, sacre rappresentazioni introdotte nel primo periodo coloniale.

Le posadas

Le celebrazioni religiose nelle strade cittadine
Le celebrazioni religiose nelle strade cittadine

Al suono di sonagli, maracas e zufoli la processione a lume di candela dei pellegrini in cammino verso Betlemme, guidata dalle immagini in terracotta di Giuseppe e Maria issati su una tavola di legno o da persone (di solito bambini) in carne e ossa che li rappresentano, giunge davanti al portone di una casa dove compie la prima sosta: si intona allora il canto tradizionale (villancico) per chiedere ospitalità (posada). Che viene negata, questa come nelle successive due o tre soste, finché una delle case raggiunte dalla processione apre la porta, si accendono le luci e inizia la festa. “Entrate, santi pellegrini, anche se la dimora è povera noi ve la offriamo di cuore”. I bambini, bendati e muniti di un lungo bastone, aspettano il proprio turno per rompere con un colpo la “piñata” – recipiente tradizionalmente a sette punte che rappresentano i peccati capitali che nel XVI secolo era simbolo del male e veniva spaccato da uomini bendati con un bastone di cartone simboleggiante la religione – appesa a una corda in alto, assaggiandone il contenuto di dolci e frutta di stagione.

posada La rottura della pignada foto Yavidaxiu

La rottura della pignada foto Yavidaxiu

Arance, lime, “jicamas, tejocotes, caña” e dolciumi si riversano su di loro e sul pavimento dove i piccoli si lanciano afferrandone in quantità. La festa continua a ritmo di musica e di “ponche”, calda bevanda a base di frutta e rum. Se l’idea di rievocare il viaggio della Sacra Famiglia verso Betlemme risale al XVI secolo, introdotta presso gli indigeni messicani dai missionari spagnoli, le “posadas” oggi sono feste popolari che in tutto il Messico (con varianti da uno stato all’altro) si celebrano nei nove giorni che precedono il Natale. Se a Città del Messico le “posadas” più belle si svolgono privatamente, con danze e festeggiamenti, cene e regali, nei paesi le processioni sono ancora molto sentite.
Ovunque, nei negozi e nei mercati, nella capitale e nei villaggi della provincia, si vendono le coloratissime “piñatas” di cartapesta – che hanno in larga misura sostituito quelle originali in terracotta decorata o ricoperta di carta – a forma di stella, animali o altre figure.

Le pastorelas

posadas Angeli e diavoli nelle

Angeli e diavoli nelle “pastorelas”

Sacre rappresentazioni, generalmente in versi, che vennero introdotte dai frati francescani nel XVI secolo per facilitare l’evangelizzazione degli indigeni, le “pastorelas” rappresentano oggi una tradizione consolidata che si è conservata sovrapponendo al significato religioso originale, maliziose burle caratteristiche del senso dell’umorismo messicano. Si tratta di un teatro didattico e popolare che non manca di fascino nella semplicità della sua struttura drammatica, che narra la nascita di Gesù, l’adorazione dei Magi e l’eterna lotta del bene e del male personificata da angeli e diavoli che suscitano a tratti effetti comici.

posads La facciata Chiesa Gesuita San Francisco Javier

La facciata Chiesa Gesuita San Francisco Javier

La “pastorela” più scenografica nelle vicinanze della capitale del Paese è quella che, da una quarantina d’anni, si svolge nell’ex convento gesuitico di San Francisco Javier a Tepotzotlán (oggi sede del Museo Nacional del Virreinato, importante collezione di dipinti, opere in argento, sculture in pietra e in legno, tessuti, mobili, altari barocchi, arte sacra dei secoli XVI-XVII-XVIII), tranquillo borgo dall’aspetto coloniale situato a nord di Città del Messico (dove si rappresentano “pastorelas” nei teatri cittadini) che merita di per sé una visita. La chiesa dell’ex convento – dove i Gesuiti avevano fondato un noviziato destinato agli indigeni, chiuso con la loro espulsione dal paese nel 1767 – nella centrale plaza Hidalgo è una delle più notevoli realizzazioni dell’architettura ultrabarocca messicana, con una facciata di straordinaria ricchezza ornamentale e l’interno impreziosito da notevoli “retablos” in legno dorato e dipinto.

Mentre gli attori recitano, gli spettatori siedono all’aperto nel patio del convento davanti a grandi tavolate imbandite e si godono lo spettacolo gustando alcune delle più tipiche pietanze in uso nel periodo natalizio.

Preparazione dei tamales

Preparazione dei tamales

Come il “pozole”, zuppa di carne di maiale e granturco, con abbondante cipolla tritata, rapa e coriandolo, e i “tamales”, rotoli di pasta di granturco cotti al vapore e avvolti in foglie di banano o dello stesso granturco: salati, con ripieno di pollo, carne di maiale e peperoncino o “rajas” con formaggio, dolci con ananas, uva passa, cocco.
Da bere, “atole de chocolate” (champurrado), dolce e calda bevanda composta dalla “masa” (impasto di mais) aromatizzata con cioccolato o “atole de fresa con piña”, variante al gusto di fragola e ananas, e “ponche”. Una serata indimenticabile.

 

Leggi anche:

Natale a Erice nel borgo dei presepi

100 Presepi dal mondo arrivano in Vaticano

Rovaniemi: dove abita Babbo Natale

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA