Sabato 28 Maggio 2022 - Anno XX
A Carpi per non dimenticare

A Carpi per non dimenticare

Le piazze Re Astolfo e dei Martiri, i portici, i ritmi paciosi della provincia emiliana con le signore in bicicletta, gli anziani al bar, le botteghe, i cortili. In più, fra monumenti e chiese, l’impegno civile della “Memoria”

Carpi piazza dei Martiri e la cattedrale di Santa Maria Assunta

Carpi, piazza dei Martiri e la cattedrale di Santa Maria Assunta

Insospettabile centro di cultura la piccola Carpi, uno dei poli italiani del tessile e dell’abbigliamento. Ma anche qualcosa di più. Una città di lunga tradizione democratica e antifascista impegnata a ricordare le vittime della deportazione nazifascista. Lo fa con il Museo Monumento al Deportato, ospitato nel Palazzo dei Pio e il Campo di Fossoli, utilizzato dai nazisti per il transito dei prigionieri diretti in Germania.

A Carpi, cittadina dal volto amabile nella bassa pianura Padana alle porte di Modena, non si va solo per la bellezza (architettonica) e la qualità della vita. Si va anche per non dimenticare. In questo clima di crescente antisemitismo che si espande in Europa, nell’indifferenza di gran parte dei suoi abitanti, ricordare è l’unica scelta possibile. Oggi più che mai.

Carpi: una città, due piazze

Carpi (Modena) Piazza-dei-martiri

I Portici in Piazza dei Martiri

La prima è una delle più ampie piazze d’Italia. Misura duecentosettantasei per sessanta metri, di grande effetto scenografico. Il giovedì e il sabato mattina vengono occupati dal mercato. Chiusa su un lato da un portico quattrocentesco a cinquantadue arcate (il cosiddetto Portico lungo); sull’altro dal Palazzo dei Pio, detto anche il Castello, con i suoi merli e i bastioni con al centro la torre dell’Orologio, al fondo dalla cattedrale di Santa Maria Assunta.

Piazza dei Martiri e piazzale Re Astolfo

Piazza dei Martiri è il cuore di Carpi, il centro della città rinascimentale che fu di Alberto III dei Pio. Il principe umanista e mecenate dell’importante corte del primo Cinquecento e promotore degli interventi che hanno dato alla città l’aspetto attuale. Il cortile d’onore del palazzo dei Pio, dal tipico disegno bramantesco, fa da collegamento tra l’urbe rinascimentale e quella medievale.

L’altra piazza è piazzale Re Astolfo, dominata dalla Sagra, come viene chiamata Santa Maria in Castello. Una pieve dell’undicesimo secolo, eretta su una struttura settecentesca forse opera dei Longobardi che sorgeva sui resti di una domus romana. Successivamente rimaneggiata nel 1515 come testimonia l’elegante facciata rinascimentale.

Le visite da non perdere

Carpi diocesi-monastero-santa-chiara

Monastero di Santa Chiara

L’interno è bellissimo: romanico, raccolto, affrescato (i più importanti affreschi sono quelli delle cappelle di San Martino e di Santa Caterina). La chiesa francescana di San Niccolò, l’ex convento di San Rocco, il monastero di Santa Chiara, la chiesa del Santissimo Crocefisso, quella di San Bernardino, quella di San Francesco, le due sinagoghe; non mancano gli edifici sacri sparpagliati nel corso dei secoli a Carpi.

Almeno due i musei da non perdere quando riapriranno dopo i restauri attualmente in corso (il cui termine è previsto per fine 2005): il Museo Civico Giulio Ferrari – allestito negli ambienti del piano nobile del Palazzo dei Pio decorati da importanti cicli di affreschi – sulla storia e l’arte della città con un interessante nucleo di paliotti in scagliola (arte che con una particolare lavorazione da un impasto di gesso e colla permette di ottenere lastre a perfetta imitazione del marmo), e l’annesso Museo della Xilografia italiana.

Il Museo Monumento al Deportato

Crapi Brani dei condannati a morte della Resistenza incisi alle pareti

Brani tratti dalle lettere di condannati a morte della Resistenza incisi alle pareti

“Oggi hanno condannato sette di noi alla fucilazione e la sentenza sarà eseguita tra breve. Nessuno ha paura e molti persino cantano” (Milan, Yugoslavia, sala 2).
“Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli Ebrei, non rimpiangeresti se non di averne salvati in numero maggiore”. (Odoardo Focherini, che aiutò almeno un centinaio di ebrei perseguitati e morì, deportato a Hersbruck, Carpi, sala 3).
“Miei cari, ricordate sempre che il mio desiderio era di poter allevare da sola la mia bambinella e, dato che il mio destino è così terribile, voi mi aiuterete e io sarò meno disperata per la mia bambina” (Lida, Yugoslavia, sala 6).
“Siamo qui tutti bambini di Lidice da uno a sedici anni. Cosa succede a Lidice?” (Bambini di Lidice, sala 11).

Il Museo Monumento al Deportato

Graffiti su disegno di Cagli

Graffiti su disegno di Cagli

Sobrio, essenziale e spogliato di ogni retorica, il Museo Monumento al Deportato, progettato da persone che conobbero per esperienza diretta la realtà dei lager. Vincitore del concorso voluto da Bruno Losi, già partigiano e sindaco di Carpi tra il 1945 e il 1970, lo studio milanese degli architetti Belgioioso, Banfi, Peressuti, Rogers con la collaborazione del pittore Renato Guttuso). Il Museo venne inaugurato nel 1973 negli spazi, inalterati, del piano terreno nell’ala sud del Palazzo dei Pio e di una parte del cortile annesso.
Nel cortile, le stele: sedici monoliti in cemento con incisi i nomi dei campi di concentramento. Nelle tredici sale, le vetrine con le poche cose appartenenti ai deportati come zoccoli, divise zebrate, cucchiai, scatolette di alluminio, fotografie: nude testimonianze raccolte e ordinate da Lica e Albe Steiner.

Sulle pareti i graffiti realizzati dai maestri della Cooperativa Muratori di Carpi su disegni di Guttuso, Picasso, Léger, Cagli, Levi, Longoni (che ne fece uno personalmente) alternati a brani come quelli appena citati, selezionati da Nelo Risi dalle “Lettere di condannati a morte della Resistenza Europea”, pubblicate da Einaudi nel 1954. Frasi semplici e immediate che contribuiscono a creare l’atmosfera di forte impatto emotivo, un crescendo che culmina nell’ultima sala: la sala dei Nomi, ricoperta per intero dai 14.314 nomi di prigionieri politici e razziali di nazionalità italiana caduti nei campi di sterminio.

Perpetuare la Memoria

Campo Fossoli, il più grande campo di concentramento in Italia

Campo Fossoli, il più grande campo di concentramento in Italia

Ricordare è stato ed è tuttora l’impegno di una città che alle sue porte aveva il più grande campo di concentramento in Italia (nel 1944), anticamera dei lager nazisti. Conoscere per scongiurare. Perché non si ripeta l’orrore, la barbarie, la grande tragedia, l’aberrazione umana. Perché non sia possibile concepire metodicamente l’annientamento di un popolo.

Istituito dagli italiani nel maggio 1942 per i prigionieri di guerra – destinato all’internamento di ufficiali e sottufficiali dell’esercito britannico catturati in Nord Africa – nel rispetto delle convenzioni di Ginevra e con la supervisione della Croce Rossa, il Campo di Fossoli, oggi visitatissimo, si trova a sei chilometri da Carpi. Il 25 gennaio 2004 è stata inaugurata in una delle baracche ristrutturate la mostra permanente (fotografie e pannelli con fini esplicitamente didattici) sulle varie fasi del campo: dalla costruzione al recente recupero.

Campo Fossoli per i prigionieri politici e razziali

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Campo Fossoli

Dal giugno 1942 al settembre del 1943 destinato ai prigionieri di guerra; dopo l’8 settembre del ’43 occupato dai tedeschi e fino alla fine dell’anno provvisoriamente ceduto alla Repubblica Sociale Italiana; da gennaio a luglio del ’44, comando tedesco (su buona parte del campo) gestito direttamente dalle SS e utilizzato come campo poliziesco e di transito per i prigionieri politici e razziali. Fu quello il periodo più duro, quando cominciarono le deportazioni di massa per i campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Dachau, Buchenwald, Flossenburg.

L’episodio più drammatico si ebbe il 12 luglio del ’44, quando sessantasette prigionieri furono fucilati per rappresaglia dai nazisti. Tra gli oltre cinquemila prigionieri – di cui la metà ebrei (un terzo dei deportati ebrei italiani è passato da Fossoli) – che nei sette mesi di gestione nazista furono qui deportati, ci fu anche Primo Levi, che il 22 febbraio del ’44 venne destinato a Auschwitz. La sua breve permanenza a Fossoli è evocata nelle prime pagine di “Se questo è un uomo”, oltre che nella poesia “Tramonto a Fossoli”.
Dopo la guerra il campo è stato utilizzato a lungo a scopo abitativo finché nel 1996 è stato avviato il progetto di recupero, tuttora in corso.

Da visitare

Il Museo Monumento al Deportato
Palazzo dei Pio in piazza dei Martiri
Orario di visita: giovedì, sabato, domenica e festivi ore 10-12.30 e 16-20 (15.30-19 dopo il 21 settembre)

Gli altri musei nel Palazzo dei Pio
Chiusi fino al 2006 il Museo Civico Giulio Ferrari e il Museo della Xilografia.

Il Campo di Fossoli
Per informazioni e prenotazioni delle visite guidate rivolgersi alla Fondazione ex Campo Fossoli, tel. 059 688272 (informazioni anche sul Museo Monumento al Deportato) www.fondazionefossoli.org.
Molte le attività didattiche per le scuole, le mostre, le conferenze, i convegni, gli eventi, i viaggi organizzati dalla Fondazione.

Info: Emilia Romagna Turismo

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