Giovedì 29 Settembre 2022 - Anno XX
Anche il camminare ha una sua Storia

Anche il camminare ha una sua Storia

Un atto naturale come respirare o dormire, che spesso diamo quasi per scontato. Eppure camminare eretti è la prima grande conquista dell’umanità

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La specie umana ha inizio con i piedi

(Leroi Gouran)

La storia del camminare è la storia di tutti noi. Il tema del camminare non riguarda una ristretta cerchia di esperti e pensatori, ma l’intera specie umana. Tutti noi camminiamo. La storia del camminare è una storia difficile da tracciare. È spesso una storia non scritta o, se lo è, la si può ritrovare difficilmente in innumerevoli passi di libri o di canzoni e allo stesso tempo nell’intimità delle avventure di ciascuno di noi. Schegge di questo concetto le ritroviamo di continuo in ciò che leggiamo, nelle storie che sentiamo. In quanto atto naturale, il camminare si disperde nell’anonimato dei nostri ricordi. L’alzarsi in piedi, lo spostarsi di qua e di là fanno parte delle doti più innate e prevedibili: le diamo per scontate nella loro quotidianità fisiologica. Come accade per il respiro, per il sonno, per la vista e per tutto quanto ci rende normali. Camminare è l’atto volontario più vicino agli atti involontari del corpo. Come non ricordiamo il primo respiro, non ricordiamo il nostro primo passo e, come è impossibile dimenticarsi come si respira, è impossibile dimenticare come si cammina.

La fatica di ergerci sulle gambe

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Ormai da tanto tempo, camminare ci sembra l’emblema della nostra banalità, persino della povertà. Costellata da frasi pedagogiche quali, “bada dove metti i piedi”, “impara a stare con i piedi per terra”, “cammina a occhi aperti” e simili, l’educazione a camminare è diventata un’ingiunzione fin troppo fastidiosa quando ci viene imposto di rinunciare alle nostre protesi meccaniche – automobile e motorino – che tendono ad atrofizzare quanto ha sorretto e condotto nelle parti più impervie del pianeta l’intera umanità per millenni. Ci siamo dimenticati dell’importanza dei nostri arti inferiori. Ci siamo scordati di quali lotte con la natura, con gli animali e con noi stessi abbiamo affrontato per abbandonare la posizione animalesca a quattro zampe per ergerci sulle gambe, per assumere una postura bipede ed eretta. L’importanza di questa gesto viene ricordato in maniera mitologica persino in quello che viene considerato il primo poema epico della storia dell’umanità, l’Epopea di Gilgames.

Equilibrio instabile sull’orlo della caduta

storia Anche i canguri sono bipedi ma più che camminare saltellano

Anche i canguri sono bipedi ma più che camminare saltellano

Camminare eretti è il primo segno distintivo di ciò che sarebbe diventato umanità. Secondo alcuni studiosi, il bipedismo è il meccanismo che ha regolato l’espansione del nostro cervello. In genere, il carattere di unicità dell’essere umano viene rappresentato in termini di coscienza. Eppure anche il corpo dell’uomo è diverso da ogni altra cosa sulla Terra e, in un certo senso, ha dato forma alla coscienza. Non c’è niente che nel regno animale somigli a quella colonna di carne e di ossa sempre sul punto di cadere. Le poche altre specie a due zampe, come gli uccelli o i canguri, più che camminare saltellano e, inoltre, sono dotate di una coda o di altre strutture anatomiche che servono loro per restare in equilibrio. Con le quattro zampe appoggiate sul terreno, i quadrupedi sono stabili quanto un tavolo, mentre gli esseri umani, in piedi su due gambe, sono in equilibrio instabile già prima di cominciare a muoversi. La deambulazione umana è di continuo sull’orlo della caduta. L’unica cosa che impedisce all’essere umano di cadere a faccia in giù è il movimento ritmico in avanti prima di una gamba e poi dell’altra.

La rivoluzione anatomica del corpo umano

storia Le innumerevoli potenzialità del corpo umano

Le innumerevoli potenzialità del corpo umano

Gli evoluzionisti, per lo più, proposero che le caratteristiche tipicamente umane – camminare, pensare, fare – si fossero originate insieme forse perché trovavano difficile o sgradevole immaginare una creatura che condividesse con noi soltanto una parte della nostra umanità. L’ipotesi contraria fu dovuta agli spettacolari ritrovamenti effettuati negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 da Louis e Mary Leakey in Kenya, per lo più confermati dalla famosa scoperta di Donald Johanson, in Etiopia negli anni Settanta, dello scheletro di Lucy e dei fossili ad esso collegati. Il bipedismo era avvenuto prima ed era stato la causa del pensare e del fare umano. Attualmente l’andatura eretta viene considerata lo spartiacque che la specie umana dovette attraversare per diventare ominide. Da questa postura derivano altre trasformazioni del nostro corpo, che ci rendono unici rispetto alle altre specie animali: come l’arco ben modellato della pianta del piede, le natiche, rotonde e sporgenti grazie al ben sviluppato e compatto “gluteus maximus”, un muscolo di scarsa importanza per le scimmie, ma che è il più grande del corpo umano. Si passa poi allo stomaco piatto, alla vita flessibile, alla spina dorsale eretta, alle spalle basse, alla testa ben dritta in cima a un lungo collo. Insomma, un’autentica rivoluzione anatomica.

Storia, i primi passi di Lucy

storia Esemplari di "Australopithecus afarensis"

Esemplari di “Australopithecus afarensis”

Sotto vari aspetti Lucy (come fu chiamato il piccolo scheletro di “Australopithecus afarensis”, antico di tre milioni e duecentomila anni ritrovato in Etiopia nel 1974 e che, da alcuni dettagli fu supposto essere donna) somigliava ad una scimmia: il punto vita e il collo erano all’inizio del loro sviluppo, aveva le gambe corte, le braccia piuttosto lunghe e la cassa toracica a forma di imbuto tipica delle scimmie. Ma il suo bacino era ampio e profondo, e quindi doveva tenere un’andatura stabile, con le articolazioni delle anche ben separate che si assottigliavano verso le ginocchia, accostate come quelle umane e diverse da quelle degli scimpanzé (che, avendo le anche strette e le ginocchia separate, quando camminano in posizione eretta barcollano da una parte e dall’altra). Alcuni sostengono che Lucy corresse benissimo, ma camminasse male. Però camminava. Questo è certo.

In piedi, fuori dal regno animale

storia Lo scheletro di Lucy

Lo scheletro di Lucy

Decine di scienziati hanno interpretato le sue ossa, ricostruito la sua carne, la sua andatura, la sua vita sessuale in decine di modi diversi e discusso se camminasse più o meno bene. Fu Lovejoy a pronunciare il verdetto canonico. Nel suo libro “Lucy: le origini dell’umanità”, Johanson riferisce le parole di Lovejoy a proposito delle ossa trovate a Hadar in Etiopia, che l’autore gli aveva consegnato un anno prima: “Questa somiglia a una giuntura del ginocchio moderna. Questo nanerottolo era completamente bipede”.
“Ma poteva camminare eretta?” insistetti. “Amico mio, poteva camminare eretta. Spiega ad essa che cosa è un hamburger e, nove contro dieci, ti batterà al ristorante più vicino”.
L’andatura eretta non creò, ma rese possibile, l’insorgere dell’intelligenza. La deambulazione si può così considerare il fulcro della teoria dell’evoluzione umana. Essa rappresenta la trasformazione anatomica che ci ha sospinto fuori dal regno animale per farci giungere infine alla solitaria nostra condizione di dominatori della terra.

 

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